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Il mercato del lavoro nella triplice transizione: una delle più ampie analisi sul lavoro in Italia in una fase di trasformazioni epocali

Il volume, edito da il Mulino e promosso da Astrid e Forma.Temp, a cura di Franco Bassanini, Mimmo Carrieri, Giuseppe Ciccarone e Antonio Perrucci analizza in modo sistematico l’impatto della triplice transizione (ecologica, digitale e demografica) sul mercato del lavoro italiano

Il mercato del lavoro nella triplice transizione: una delle più ampie analisi sul lavoro in Italia in una fase di trasformazioni epocali

Il volume “Il mercato del lavoro nella triplice transizione. Le politiche pubbliche e il ruolo delle Agenzie per il lavoro e di Forma.Temp”, a cura di Franco Bassanini, Mimmo Carrieri, Giuseppe Ciccarone e Antonio Perrucci (Il Mulino, 2025), si propone come una delle più ampie e documentate analisi sul lavoro in Italia in una fase di trasformazioni epocali. 

L’opera, frutto di un progetto promosso da Forma.Temp e dalla Fondazione Astrid, si distingue per la sua capacità di integrare prospettive economiche, sociali e istituzionali, costruendo un quadro interpretativo aggiornato sui processi che attraversano il mercato del lavoro. Essa affronta in modo sistematico la “triplice transizione” (ecologica, digitale e demografica) che sta ridefinendo la struttura produttiva, la domanda di competenze e, in larga parte, la stessa idea di occupazione. In un contesto in cui il cambiamento tecnologico e la sostenibilità ambientale si intrecciano con un inedito invecchiamento della popolazione attiva, il libro restituisce un’immagine complessa e dinamica del lavoro, invitando a ripensare le politiche pubbliche e le strategie di adattamento degli attori sociali.

L’introduzione di Francesco Verbaro

La cornice generale del libro è ben delineata nell’ampia introduzione di Francesco Verbaro, che esplicita il senso della ricerca: comprendere come l’Italia stia attraversando un cambiamento strutturale che coinvolge non solo la domanda e l’offerta di lavoro, ma la stessa idea di cittadinanza produttiva. L’autore evidenzia come il Paese viva un paradosso, in cui i livelli di occupazione sono in crescita ma esiste una persistente debolezza qualitativa e strutturale, con una conseguente segmentazione territoriale e generazionale, sempre più accentuata. La lentezza delle istituzioni pubbliche, l’incapacità di utilizzare in modo efficiente le risorse e la scarsa connessione tra formazione, impresa e lavoro emergono come limiti storici del sistema italiano. In questo contesto, il libro si propone di offrire strumenti di conoscenza e di orientamento per superare quella “pigrizia culturale” e quel “approccio normativo”, che frenano l’evoluzione delle politiche del lavoro.

Emerge che le tre transizioni non possano essere, pertanto, affrontate separatamente, ma richiedano un ripensamento complessivo del modello di sviluppo e del ruolo dei corpi intermedi, tra cui le agenzie per il lavoro, cui il volume riconosce una funzione cruciale nel favorire il matching e l’innovazione delle competenze.

 La triplice transizione

Il volume si articola in tre parti, ciascuna affidata a gruppi di ricerca, differenti tra loro, che affrontano uno specifico versante della trasformazione in corso. La prima parte, curata da Giuseppe Ciccarone, Dario Guarascio e Michele Raitano, indaga l’impatto della transizione ecologica sul mercato del lavoro italiano. Qui vengono analizzate le implicazioni occupazionali e distributive del passaggio dalle produzioni brown a quelle green, ponendo l’accento sui rischi di polarizzazione e sulla necessità di politiche capaci di sostenere la riconversione settoriale e la formazione delle competenze verdi. La seconda parte, curata da Paolo Lupi e Antonio Perrucci, affronta, invece, la transizione digitale, con particolare attenzione all’evoluzione delle mansioni, ai fenomeni di mismatch delle competenze e al ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi. In entrambe le sezioni emerge una consapevolezza comune: le trasformazioni tecnologiche ed ecologiche, per quanto di natura strutturale, non sono neutre nei loro effetti sociali e occupazionali, ma richiedono una ricomposizione profonda degli strumenti di policy e delle logiche di intervento pubblico-privato.

La terza parte, intitolata L’offerta inafferrabile. Come cambia il lavoro e come cambiano le preferenze dei lavoratori, rappresenta il contributo più innovativo e sociologicamente denso dell’intero volume. Firmata da Mimmo Carrieri, Adriano Oliveto e Fabrizio Pirro, essa affronta il tema del lavoro dal punto di vista dell’offerta, interrogandosi su come siano mutate le aspettative, le motivazioni e le scelte dei lavoratori in un mercato sempre più frammentato e instabile. La prospettiva adottata sposta l’attenzione dal lato della domanda, ovvero imprese, settori, tecnologie, al lato delle persone, restituendo voce ai lavoratori stessi attraverso un’ampia ricerca mixed-methods che combina analisi statistiche, interviste e focus group territoriali. È una parte che coniuga rigore empirico e profondità interpretativa, riuscendo a far emergere i tratti di una “società del lavoro” in bilico fra nuove opportunità e persistenti fragilità.

Una duplice crisi dell’offerta e un duplice mismatch

La ricerca, condotta in tre territori rappresentativi (Treviso, Roma e Avellino), mostra come le differenze geografiche e produttive non cancellino la convergenza dei problemi. I dati confermano che l’Italia vive una duplice crisi dell’offerta di lavoro: quantitativa, dovuta al declino demografico e all’invecchiamento della popolazione attiva, e qualitativa, legata al disallineamento tra competenze richieste e disponibili. Gli autori, in questo quadro, individuano un duplice mismatch: quello “quantitativo”, che riflette la riduzione del numero di lavoratori potenziali, e quello “qualitativo”, connesso alla distanza fra formazione e bisogni delle imprese. Nonostante il tasso di occupazione abbia raggiunto livelli record, attorno al 62%, il mercato del lavoro italiano resta segnato da forme di insicurezza diffuse, retribuzioni modeste e disuguaglianze crescenti. 

Il libro mostra come la quantità di lavoro non sia un indicatore sufficiente di benessere, se non accompagnata da una corrispondente qualità dell’occupazione. L’indagine empirica riportata analizza la qualità del lavoro attraverso cinque dimensioni: economica, ergonomica, di complessità, di autonomia e di controllo. Il punteggio medio complessivo, pari a 2 su 3, segnala una qualità percepita discreta ma non elevata, con ampie disparità tra settori e territori. Le dimensioni più deboli risultano essere quelle del controllo e dell’autonomia, a testimonianza di un mercato ancora segnato da rapporti di lavoro gerarchici e da margini limitati di autodeterminazione. L’insicurezza resta un tratto strutturale: oltre l’80% dei lavoratori si dichiara esposto a forme di precarietà, mentre più di un terzo afferma che il proprio reddito “basta a stento per vivere”. Questi dati, inseriti in una cornice analitica di lungo periodo, confermano la persistenza di una frattura tra i “protetti” e gli “esposti”, ossia tra chi gode di stabilità e chi si muove in un’area grigia di lavori a bassa tutela e alta incertezza. Un altro elemento di grande interesse è l’attenzione alle trasformazioni culturali e valoriali del lavoro. 

La pandemia come catalizzatore

Viene mostrato come la pandemia da Covid-19 abbia agito da catalizzatore, accelerando processi già in atto e ridefinendo le aspettative individuali. L’emergere di nuove priorità, equilibrio vita-lavoro, flessibilità, autonomia, si accompagna alla diffusione di domande di significato e riconoscimento che vanno oltre il mero salario. Il lavoro, pur restando centrale nella vita delle persone, non è più vissuto come fonte unica di identità sociale: si è trasformato in un campo di negoziazione fra tempo, reddito e autorealizzazione. In questo senso, la “nuova offerta di lavoro” è meno disponibile al sacrificio, più esigente in termini di qualità e senso del lavoro, ma al tempo stesso più vulnerabile di fronte alle rigidità del sistema produttivo e contrattuale italiano.

Il ruolo delle imprese

Il terzo capitolo evidenzia, inoltre, il ruolo delle imprese e delle organizzazioni nella ridefinizione delle relazioni di lavoro. I colloqui con i responsabili delle risorse umane rivelano la difficoltà crescente nel reperire personale qualificato, non tanto per scarsità di candidati, quanto per la carenza di competenze adeguate e per il mutamento delle aspettative dei giovani lavoratori. La richiesta di smart working, la ricerca di ambienti inclusivi e la valorizzazione delle soft skills emergono come nuovi criteri di selezione e di soddisfazione lavorativa. Al tempo stesso, le imprese segnalano la necessità di investire in formazione e leadership, indicando come priorità lo sviluppo di capacità di gestione del cambiamento e di comunicazione. Il libro insiste su questo punto. La transizione non può essere gestita solo attraverso incentivi o riforme strutturali, ma richiede un cambiamento culturale nelle organizzazioni e nelle politiche di formazione. 

Gli autori, di conseguenza, offrono una fotografia inedita del mercato del lavoro contemporaneo. L’Italia è attraversata da un duplice mismatch: quantitativo e qualitativo. Il primo è legato al declino demografico e all’invecchiamento della forza lavoro; il secondo alla distanza crescente tra competenze disponibili e richieste produttive; da cui ne deriva un paradosso, o meglio i tassi di occupazione record convivono con una diffusa insicurezza, con salari stagnanti e con un senso di precarietà strutturale che interessa oltre l’80% dei lavoratori.

L’analisi territoriale: Treviso, Roma e Avellino

Uno degli aspetti più innovativi del terzo segmento di questa indagine è l’analisi territoriale condotta attraverso i focus group in tre contesti socioeconomici diversi, ognuno rappresentativo delle diverse “Italie” economiche e sociali. Treviso rappresenta l’area dell’“economia diffusa”, dinamica ma invecchiata; Roma, la metropoli dei servizi e delle professioni terziarie; Avellino, l’area interna segnata da bassa occupazione e alta emigrazione giovanile. Nonostante le differenze, le tre realtà convergono su alcuni nodi cruciali, ovvero la difficoltà di attrazione delle nuove generazioni, la percezione di scarsa mobilità sociale, il disallineamento tra percorsi formativi e domanda di lavoro. La “crisi dell’offerta” si manifesta, così, non solo come problema quantitativo, ma come sintomo di un disincanto più profondo nei confronti del lavoro stesso. L’offerta inafferrabile designa una soggettività lavorativa che sfugge ai modelli tradizionali di analisi e richiede strumenti nuovi per essere compresa.

La relazione tra le persone e il lavoro

Nel quadro complessivo del volume, il cambiamento più radicale riguarda proprio la relazione tra persone e lavoro. Di fronte a questa trasformazione, le politiche pubbliche e gli attori del mercato del lavoro sono chiamati a rinnovarsi in profondità. Gli autori propongono un approccio di governance “multi-tasking”, capace di integrare formazione continua, agenzie per il lavoro proattive e strategie territoriali differenziate. La prospettiva è quella di un sistema che non si limiti a gestire l’offerta di lavoro, ma la accompagni, la orienti e la valorizzi, trasformando la precarietà in un percorso di mobilità sostenibile.

Il mercato del lavoro nella triplice transizione si impone, dunque, come un testo di riferimento per comprendere le nuove frontiere del lavoro in Italia. Non solo per la quantità e la qualità dei dati raccolti, ma per la profondità con cui riesce a intrecciare economia e società, struttura e cultura, analisi empirica e riflessione teorica. Il terzo capitolo, in particolare, illumina il volto umano di un mercato in mutamento, ricordando che la vera modernizzazione passa dalla capacità di ascoltare e comprendere le persone che lavorano. Può essere considerato sia un manuale sia uno strumento di riflessione utile tanto per studiosi e operatori quanto per decisori politici. La sua forza risiede nella capacità di guardare oltre l’emergenza, proponendo una visione di lungo periodo in cui la qualità del lavoro è il vero parametro di sviluppo. La terza parte, in particolare, offre una chiave di lettura preziosa: il futuro del lavoro non dipenderà soltanto dalle tecnologie o dalle politiche ambientali, ma dalla capacità collettiva di comprendere e valorizzare le nuove soggettività lavorative.

In un tempo di rapide transizioni, questo volume invita a una rinnovata responsabilità collettiva: quella di costruire un lavoro non soltanto più efficiente, ma anche più giusto, consapevole e condiviso.

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