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Granoro diventa marchio storico d’interesse nazionale: successo del progetto di filiera regionale di grano duro

Fondato nel 1967, il marchio Granoro è stato inserito nel Registro del Ministero dello Sviluppo Economico. Alla base del successo il legame con la terra e gli insegnamenti del fondatore Attilio Mastromauro

Granoro diventa marchio storico d’interesse nazionale: successo del progetto di filiera regionale di grano duro

Granoro da 10 anni è alla testa di un progetto di filiera per la valorizzazione e la sostenibilità del grano duro 100% pugliese. Pasta di alta qualità nel segno di una tradizione che va avanti dal 1967. E proprio grazie a queste caratteristiche il pastifico Granoro di Corato è stato iscritto nei giorni scorsi nel Registro dei Marchi storici di interesse nazionale.

Specializzato nella produzione di pasta secca di semola di grano duro, ha ottenuto il riconoscimento dal Ministero dello Sviluppo Economico che cura lo speciale Registro. Entrare a farne parte non è facile, dato che è nato per “tutelare la proprietà industriale delle aziende storiche italiane”. Chi ne fa parte deve essere prima di tutto radicato sul territorio, oltre ad aver registrato il marchio d’impresa da almeno 50 anni. Così vi si trovano aziende come Olio Carli, Cirio, Derby, Amaro Lucano, Yoga, Sperlari e decine di altre aziende ancora non emigrate all’estero.

Granoro diventa marchio storico d’interesse nazionale: i prodotti apprezzati su tutti i mercati

Dalla fondazione la ditta Granoro ha dimostrato di avere continuità produttiva e di selezione delle materie prime. Il grano per la produzione della linea Dedicato è totalmente regionale, viene coltivato negli areali della Capitanata e del basso tavoliere: quello che fu il “granaio d’Italia”.

Grazie a questo progetto, dicono in azienda, conosciamo nomi e cognomi degli agricoltori della filiera e ogni ettaro di terra che coltivano. L’iscrizione al Mise è un successo del Sud e di una Regione che, non solo in agricoltura, è impegnata ad uscire dagli stereotipi dell’arretratezza.

Proprio nell’alimentare, passati i mesi critici della pandemia, la Puglia ha ripreso a correre per recuperare il terreno perso.

Milioni di consumatori in tutto il mondo apprezzano i prodotti made in Puglia che, nel caso Granoro, rimandano alla determinazione lavorativa artigianale degli anni ‘60 di Attilio Mastromauro e della moglie Chiara.

Il fondatore è mancato nel 2015 ma viene ricordato come un pioniere dell’industria pastaria italiana. Il pastificio, il grano, le farine. Poi lo sviluppo e il successo anche con pomodori, olio, legumi, biscotti, sfarinati. Produzioni e commercializzazione “eco” anche nel packaging, nella carta e nella riduzione di CO2.

A capo dell’azienda oggi ci sono le due figlie dei fondatori, Marina e Daniela. “Siamo orgogliose di aver conseguito questo prestigioso riconoscimento – dice Marina Mastromauro – che premia gli sforzi del mio papà e della mia mamma, oltre a quelli della nostra grande famiglia allargata composta da tutti i nostri collaboratori, custodi nel tempo dell’amore per la pasta”. In fondo, in azienda ricordano ancora le parole di Attilio: “la ricerca del meglio è un impegno continuo e quotidiano e domani si potrà fare meglio di ieri“. Un brand da Registro storico.

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