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I termo-scanner della congiuntura mettono il Belpaese in pole nella ripresa

Qual è lo stato della ripartenza? In Italia e nel mondo? Le politiche economiche varate dal Governo Conte sono analoghe a quelle di altri paesi? Come fare a iniettare fiducia? E qual è il vero tasso di disoccupazione?

I termo-scanner della congiuntura mettono il Belpaese in pole nella ripresa

«Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco celeste…». No, purtroppo non possiamo scomodare il mitico Fausto Coppi, il campionissimo del pedale, per narrare le gesta dell’economia italiana. Anche perché, ormai lo sappiamo, la crescita in un paese solo non è possibile né realizzabile.

Però, dopo aver raccontato delle magagne strutturali (che non sono certo guarite d’incanto) che la zavorrano sia nelle fasi ascendenti sia in quelle discendenti del ciclo economico (a proposito, non doveva essere morto?), oggi possiamo toglierci la soddisfazione di un’Italia che registra tra i più alti indici PMI sulla produzione, termo-scanner della congiuntura.

A maggio, nel manifatturiero è risultata seconda solo alla Cina. Nei servizi non è così ben piazzata, ma non è distante dal plotone. Purtroppo, a parte la Cina, la classifica è ancora tra chi va meno velocemente indietro, essendo il valore dei PMI inferiore alla fatidica soglia che discrimina tra avanzata e ritirata.

Cosa sta accadendo? Non certo la concretizzazione dell’evangelico «beati gli ultimi che saranno i primi». Semplicemente, avviene che in Italia l’epidemia è arrivata prima e prima sono state adottate misure di chiusura delle attività. Così anche l’allentamento è iniziato in anticipo. Ciò viene confermato dall’indice del grado di restrizione del lockdown.

Chi poi ha pensato a «famolo strano», ritardando la restrizione per ragioni di bieco calcolo (errato) politico, sta causando alla sua popolazione e alla sua economia una sofferenza più prolungata, con morti per abitante che puntano al triste record mondiale. A qualcuno staranno fischiando le orecchie in Svezia, UK e USA.

L’Italia, però, potrebbe ora davvero salire in cima al podio. Proclamando la vittoria sul virus. «La guerra contro il malefico coronavirus che, sotto l’alta guida…, e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per cinque lunghissimi e angosciosissimi mesi, è vinta». Con l’unico avvertimento di non chiudere il proclama con un «Firmato Conte» ed evitare che tanti bambini vengano battezzati Firmato o Firmino, come accadde nel primo dopoguerra (oggi il tasso di natalità è molto più basso e il rischio minore). Ci sono le evidenze sanitarie per proclamarla (si veda qui).

E poi istituire una nuova festa nazionale della liberazione: con canti, balli, libagioni e mescita. In modo da esorcizzare lo spettro di nuovi focolai. E dare sfogo alla pulsione di tornare alla vita normale e a spendere e spandere, con rinnovata e ritrovata fiducia nel futuro. Da costruire secondo un modello che faccia perno sulla consapevolezza del disastro climatico incombente.

Allora il Paese rinverdirebbe la fama di luogo da visitare almeno una volta nella vita. Ma vi aggiungerebbe la potenza della sua ricerca scientifica: la cura al plasma contro il virus è italiana. Estendendola alle capacità tecnologiche racchiuse nei suoi macchinari. Insomma, non più l’immagine di solo food, fashion & furniture, ma anche farmaceutica, chimica, ingegneria, metallurgia, meccanica, robotica, aerospazio…

Non è solo questo a rendere solida l’economia italiana. Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha magistralmente sintetizzato i suoi punti di forza nelle Considerazione finali. Assieme ai talloni di Achille. Nell’immaginario collettivo, dentro e fuori i patri confini, prevalgono questi ultimi. Perciò ci si sorprende della resilienza del corpo socio-economico che si basa sui primi.

Per far sì che lo scatto più lesto ai blocchi di partenza della ripresa diventi duratura leadership nella lunga corsa verso il miglioramento delle condizioni di benessere serve aumentare il potenziale di crescita, costruendo sui punti di forza.

Intanto, comunque, le politiche economiche varate si stanno rivelando adeguate nel sostenere i redditi delle famiglie e nell’abbattere i costi per le imprese. In termini di risorse messe a disposizione, con un 4% di PIL di misure discrezionali non siamo distanti da Francia (4,5%), pari al Giappone e sopra UK (2,7%) e Spagna (2,6%).

Gli USA capeggiano la classifica (8%, inclusi i forgivable loans alle imprese che non licenziano), seguiti, tra i maggiori avanzati, dalla Germania (5,5%). E guidano anche il giro di boa del mercato del lavoro: i primi allentamenti delle misure di distanziamento fisico hanno generato 2,5 milioni di nuovi occupati dipendenti in maggio, dopo la distruzione di 20,5 milioni in aprile (sempre gradassi gli yankees).Rincuorando sulla velocità della ripresa.

A queste somme vanno aggiunti gli stabilizzatori automatici (minori imposte pagate, maggiori sussidi ricevuti) che in Italia, tra 2020 e 2021, cubano altri 4,8 punti di PIL. Non sono pubbliche le stime per gli altri paesi. Ma saranno analoghe. É una potenza di fuoco impressionante che aiuterà a ripartire.

Ma il primo aiuto non costa nulla: infondere la fiducia. Affermando con forza, al momento giusto ma non molto più in là nel tempo, che la guerra contro il virus è vinta. E l’Italia l’ha sconfitto con i suoi mezzi scientifici e sanitari, pur con errori che sono costati molte vite umane. Ma quando non si conosce il nemico non si sa bene come affrontarlo. Ora lo sappiamo.

PS: un curiosum è il crollo del tasso di disoccupazione in Italia, al 6,3% in aprile dall’8,7% di dicembre. Unico paese in cui cadono insieme il numero di occupati e il numero di disoccupati! Un’aberrazione frutta di un’interpretazione burocratica del ruolo della statistica ufficiale che non aiuta a credere in essa, purtroppo. D’altra parte, è uno dei danni collaterali della politicizzazione nelle nomine anche ai vertici delle authority. Il rischio è che gli italiani si sentano presi in giro.

Le lancette hanno ricalcolato il vero tasso di disoccupazione, che sale verso l’11%. Aggiungendo anche le persone in Cig (che sono considerate occupate e quindi dentro le forze di lavoro) arriviamo al 45%.

One thought on “I termo-scanner della congiuntura mettono il Belpaese in pole nella ripresa

  1. Oggi passando per una sede Inps (Legnano) ho visto gente anziana che mestamente ritornava a casa dopo l’ennesima visita all’ufficio precedentemente menzionato.
    Naturalmente era chiuso, come altri uffici pubblici,(es. Agenzia delle entrate) da ormai circa tre mesi, ovviamente cartelli che indicano un’apertura niente.Ho provato pena per una signora anziana che una volta a settimana si fa portare dalla badante presso questi uffici in sedia a rotelle, e gli veniva da piangere. Lo Stato dovrebbe essere il primo a ripartire. Ma siamo in Italia.
    E voi dite che va tutto bene.
    Ne parliamo dopo il 18 Agosto quando fioccheranno i licenziamenti.

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