Prima i tagli, poi la strategia. Heineken ha annunciato una riduzione dell’organico compresa tra 5.000 e 6.000 posti nei prossimi due anni, pari a circa il 7% della forza lavoro globale, che conta circa 87mila dipendenti. Una scelta motivata dalla necessità di accelerare la produttività su larga scala e ottenere risparmi significativi, in un contesto definito di “condizioni di mercato difficili”.
La maggior parte degli interventi avverrà fuori dall’Olanda, dove il gruppo ha sede e impiega circa 3.700 persone. L’obiettivo dichiarato dal management è semplificare la struttura, rendere più efficienti i processi e liberare risorse da destinare alla crescita.
Il direttore finanziario Harold van den Broek ha spiegato che la decisione serve “per rafforzare le nostre operazioni e per poter investire nella crescita”. “Restiamo prudenti nelle nostre previsioni a breve termine sulle condizioni del mercato della birra”, ha dichiarato in un comunicato l’amministratore delegato, Dolf van den Brink che il mese scorso ha anche annunciato l’addio all’incarico dopo quasi sei anni al comando.
Conti 2025: volumi in calo, margini in tenuta
L’annuncio della ristrutturazione è arrivato insieme ai risultati 2025, che fotografano un gruppo alle prese con volumi in flessione ma capace di difendere redditività e cassa. I volumi totali sono scesi dell’1,2%, in un mercato globale debole, mentre i ricavi netti si sono attestati a 34,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,6%. Su base adjusted i ricavi netti sono stati pari a 28,9 miliardi, in calo del 3,6%.
L’utile operativo ha raggiunto 4,38 miliardi di euro, in aumento del 4,4%, con un margine operativo salito al 15,2%, in espansione di 41 punti base. Su base adjusted l’utile operativo è stato di 4,39 miliardi (-2,8%). L’utile netto si è attestato a 2,66 miliardi, in progresso del 4,9%, mentre l’utile per azione diluito è stato di 4,78 euro.
Sul fronte della generazione di cassa, il free operating cash flow ha toccato 2,6 miliardi, con un cash conversion ratio dell’87%. Il ritorno sul capitale investito (ROIC) è salito al 22,7%. Il gruppo ha inoltre completato la prima tranche del programma di buyback da 1,5 miliardi e proporrà un dividendo di 1,90 euro per azione, con l’intenzione di ampliare la payout policy in una forchetta tra il 30% e il 50%.
Nonostante il calo dei volumi complessivi, il marchio Heineken ha registrato una crescita del 2,7% e oltre il 60% dei mercati del gruppo ha guadagnato o mantenuto quote.
Outlook 2026: crescita più moderata e piano EverGreen 2030
Per il 2026 il gruppo prevede una crescita dell’utile operativo compresa tra il 2% e il 6%, in rallentamento rispetto alle aspettative precedenti. Il management assume un contesto macroeconomico sostanzialmente invariato e mantiene un approccio prudente sulle condizioni del mercato della birra.
I costi variabili sono attesi in aumento di una cifra bassa a una cifra singola per ettolitro, anche per l’impatto valutario in Africa. Le iniziative di produttività dovrebbero generare risparmi lordi nella parte alta della forchetta di medio termine, tra 400 e 500 milioni di euro. Il tasso d’interesse medio effettivo è stimato intorno al 3,5%, con altre spese finanziarie nette tra 175 e 225 milioni. L’aliquota fiscale effettiva è prevista tra il 27% e il 28%, mentre il capex dovrebbe restare sotto l’8% dei ricavi netti.
Nel quadro del piano EverGreen 2030, Heineken punta ad accelerare gli investimenti sui brand globali, sull’innovazione e sull’efficienza operativa. L’acquisizione delle attività beverage e retail di FIFCO in America Centrale dovrebbe avere un effetto accrescitivo sull’utile per azione tra il 2% e il 3%.
Il titolo brinda: +3,9% ad Amsterdam
Il mercato ha accolto con favore i conti e il piano di efficienza. All’avvio delle contrattazioni alla Borsa di Amsterdam il titolo Heineken sale del 4% a 77,6 euro. Un segnale che gli investitori premiano la tenuta dei margini, la disciplina finanziaria e la promessa di una maggiore produttività, anche a costo di una significativa sforbiciata agli organici.