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Guerra in Iran: salvato il secondo pilota Usa disperso, Trump esulta. Pioggia di missili iraniani su Israele e Kuwait

Teheran respinge l’ultimatum di Washington e aumenta la pressione interna. Nuovo attacco israeliano nel sud del Libano

Guerra in Iran: salvato il secondo pilota Usa disperso, Trump esulta. Pioggia di missili iraniani su Israele e Kuwait

Nelle ultime ore, le forze speciali americane hanno portato a termine un’operazione definita “tra le più audaci della storia” per il recupero di un pilota disperso dopo l’abbattimento di un caccia F-15E in territorio iraniano. A confermarlo è stato il presidente Donald Trump, che ha seguito le operazioni dalla Situation Room, sottolineando il successo di una missione “ad altissimo rischio”.

Il salvataggio arriva al termine di oltre 24 ore di ricerche in un’area fortemente militarizzata. Secondo fonti americane, il pilota e l’ufficiale ai sistemi d’arma erano riusciti a mettersi in contatto subito dopo l’eiezione. Da lì è scattata una complessa operazione con il coinvolgimento di unità speciali e copertura aerea massiccia, mentre le forze iraniane tentavano di intercettare i soccorritori. Durante le fasi più critiche, un elicottero Blackhawk sarebbe stato colpito, come rilanciano i Pasdaran: “Distrutto un aereo americano impegnato nelle ricerche”. A singhiozzo, ancora, i transiti nello Stretto di Hormuz mentre cresce l’allarme carburante a livello globale.

Missili su Israele e Kuwait

Parallelamente, il conflitto è ormai esteso ben oltre i confini iraniani. Nella notte, Teheran ha lanciato missili e droni contro Israele e Kuwait, colpendo infrastrutture strategiche e impianti energetici. In Kuwait City, un edificio governativo è stato danneggiato, mentre attacchi mirati hanno compromesso centrali elettriche e impianti di desalinizzazione, causando interruzioni nei servizi essenziali. Le difese aeree dei Paesi colpiti sono entrate immediatamente in azione, intercettando parte dei vettori in arrivo.

L’ultimatum di Trump e la risposta di Teheran

L’offensiva iraniana arriva dopo un ultimatum lanciato da Washington, rivendicato apertamente da Donald Trump, che aveva imposto a Teheran 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz e accettare un accordo, minacciando in caso contrario di “scatenare l’inferno” e colpire le infrastrutture vitali del Paese. La risposta iraniana è stata immediata e netta: nessuna trattativa e nessuna concessione. Il comando militare ha respinto l’ultimatum definendolo “disperato”, ribadendo la volontà di resistere a qualsiasi pressione esterna e confermando la chiusura a ogni ipotesi di negoziato.

Repressione interna in Iran e nuovi raid in Libano

Intanto, il conflitto produce effetti anche sul piano interno iraniano. Due uomini accusati di legami con Israele sono stati giustiziati, mentre la magistratura ha ordinato il sequestro dei beni di oltre 100 persone ritenute vicine al “nemico”. Tra loro figurano giornalisti, attori e personalità pubbliche, segno di un clima di crescente repressione.

Sul fronte regionale, nuovi attacchi si registrano anche in Libano meridionale, dove raid israeliani hanno provocato vittime civili. La tensione resta altissima e il rischio di un prolungamento del conflitto appare sempre più concreto.

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