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Guerra in Iran: il gas vola fin verso i 68 dollari dopo i nuovi attacchi sugli impianti del Golfo. Greggio vicino ai 115 dollari

Il peso maggiore dei nuovi attacchi in Medio Oriente grava sul gas, che ha visto in Europa un’impennata decisamente maggiore rispetto a quella del petrolio. Occhi sugli impianti colpiti di Qatar Energy e su quelli di Abu Dhabi. Colpito anche il porto saudita di Yanbu, unica vera alternativa allo stretto di Hormuz

Guerra in Iran: il gas vola fin verso i 68 dollari dopo i nuovi attacchi sugli impianti del Golfo. Greggio vicino ai 115 dollari

Stamane i prezzi energetici sono nuovamente schizzati, con il prezzo del gas che ha mostrato il balzo maggiore. È iniziata male la seduta europea con le notizie secondo cui Israele ha attaccato il giacimento di metano di South Pars, il più grande al mondo, e Teheran ha risposto colpendo Ras Laffan, altro grande complesso digas in Qatar. Donald Trump, su Truth, ha scritto che gli Usa “non sapevano nulla” dell’attacco e poi ha assicurato che gli israeliani non avrebbero più bombardato i giacimenti iraniani. Comunque “gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto o il consenso di Israele, faranno esplodere in modo massiccio l’intero giacimento di gas di South Pars con una forza e una potenza che l’Iran non ha mai visto né assistito prima.”

South Pars è il settore iraniano del più grande giacimento di gas naturale al mondo, che l’Iran condivide con il Qatar, stretto alleato degli Stati Uniti e sede della più grande base militare statunitense nel Golfo.
Dall’inizio del conflitto, Teheran ha preso di mira non solo Israele, ma anche le installazioni diplomatiche e militari statunitensi in tutto il Golfo e ha avvertito i paesi vicini di non ospitare attacchi contro l’Iran.

L’escalation ha provocato un rialzo dei beni energetici: il Brent nella tarda mattinata europea è in rialzo di quasi il 7% vicino ai 115 dollari al barile e il petrolio Wti resta poco variato tra i 96 e i 97 dollari. Ma il rialzo maggiore si trova sulla quotazione del gas sul listino di Amsterdam: il futures ad aprile Dutch TTF Natural Gas è salito fino a sfiorare i 68 dollari in rialzo di oltre il 24%, per poi stornare verso i 64 dollari, riducendo il rialzo a +16%. I prezzi del gas in Europa sono aumentati di oltre il 60% dall’inizio della guerra contro l’Iran, il 28 febbraio.

L’impianto di Ras Laffan di Qatar Energy ha subito “ingenti danni” a seguito di una serie di attacchi che hanno provocato incendi di notevoli dimensioni, ha detto la stessa azienda. L’impianto produce in genere circa un quinto della fornitura mondiale e le spedizioni erano già state interrotte all’inizio di questo mese a causa della guerra. Anche gli impianti di gas di Habshan ad Abu Dhabi sono stati chiusi dopo essere stati colpiti da detriti caduti a seguito di un attacco intercettato.

Sebbene siano i paesi asiatici ad acquistare la maggior parte del Gnl proveniente dal Medio Oriente, qualsiasi interruzione prolungata dei flussi ridurrebbe l’equilibrio dell’offerta globale, mantenendo i prezzi elevati in tutto il mondo. Per l’Europa, in particolare, l’escalation arriva in un momento delicato, poiché la regione sta uscendo dall’inverno con i serbatoi di stoccaggio svuotati. Ciò significa che dovrà acquistare più carichi di Gnl quest’estate per riempirli, entrando in competizione con gli acquirenti asiatici per le scorte, che sono meno disponibili.

Trump valuta l’invio di truppe via terra per difendere lo stretto di Hormuz

Intanto Donald Trump, sempre su Truth, ha minacciato una durissima rappresaglia nel caso in cui l’Iran avesse colpito di nuovo i giacimenti del Qatar. Inoltre, secondo Reuters, la Casa Bianca starebbe valutando l’invio di migliaia di marines americani in Medio Oriente per un attacco via terra sull’isola di Kharg, nello stretto di Hormuz. L’altra opzione sul tavolo sarebbe un dispiegamento di forze lungo le coste dell’Iran per mettere al sicuro il passaggio di Hormuz. Questa mattina un attacco di droni ha colpito una delle più grandi raffinerie del Kuwait, provocando un incendio in una delle unità.

Usa e Regno Unito studiano insieme come riaprire Hormuz

Ufficiali militari britannici sono stati inviati negli Stati Uniti per contribuire alla pianificazione della riapertura dello Stretto di Hormuz, scrive il Times citando funzionari della Difesa di Londra. Una piccola squadra di strateghi militari britannici sarebbe stata inviata al Comando Centrale degli Stati Uniti presso la base aerea di MacDill, a Tampa, in Florida per “contribuire a pianificare e sviluppare soluzioni” che consentano il transito delle navi attraverso il braccio di mare.

I Paesi del Golfo chiedono l’immediata cessazione degli attacchi

I ministri degli esteri di 12 paesi a maggioranza musulmana, riuniti a Riyadh, hanno condannato gli attacchi iraniani contro i paesi del Golfo, chiedendone l‘immediata cessazione. I ministri hanno affermato in una dichiarazione che gli attacchi dell’Iran contro aree residenziali e infrastrutture civili, come impianti petroliferi, aeroporti e impianti di desalinizzazione, non possono essere giustificati in nessuna circostanza. “Questa pressione da parte dell’Iran si ritorcerà contro di noi sia politicamente che moralmente e certamente ci riserviamo il diritto di intraprendere azioni militari, se ritenute necessarie”, ha dichiarato il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, in una conferenza stampa dopo l’incontro tra i diplomatici. Alcuni intercettori sono stati visti sparare nei pressi dell’hotel di Riyadh dove si teneva la conferenza, all’incirca nello stesso momento in cui i ministri si erano riuniti per la riunione consultiva sulla guerra con l’Iran.

Colpito il porto saudita di Yanbu sul Mar Rosso, gli emirati arabi uniti chiudono un impianto del gas

Il porto saudita di Yanbu sul Mar Rosso, attualmente l‘unico sbocco alternativo per l’esportazione del petrolio greggio dei paesi arabi del Golfo, è stato colpito da un attacco aereo, prococando per altro danni contenuti. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha emesso un avviso di evacuazione per diverse infrastrutture petrolifere in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, tra cui Samref, una joint venture tra Aramco ed Exxon Mobil.

Con il porto di Hormuz praticamente chiuso, l‘Arabia Saudita ha deviato il flusso di petrolio attraverso un oleodotto di 1.200 chilometri verso il porto occidentale di Yanbu, incrementando le sue esportazioni di petrolio fino a oltre la metà dei livelli normali. Allo stesso tempo, ha rapidamente ammassato un’enorme flotta di petroliere che si sono dirette verso il Mar Rosso per caricare il petrolio e che ora si stanno accumulando intorno al porto. Secondo i dati di tracciamento raccolti da Bloomberg, negli ultimi cinque giorni le spedizioni da Yanbu hanno raggiunto una media di circa 4,19 milioni di barili al giorno: una quota già significativa dei circa 7 milioni di barili che il regno esportava complessivamente prima della guerra, e nettamente superiore agli 1,4 milioni di barili che transitavano in precedenza attraverso il porto.

Intanto gli Emirati Arabi Uniti hanno chiuso il loro impianto di gas di Habshan dopo aver intercettato missili lanciati in quello che il loro ministero degli Esteri ha definito un “attacco terroristico” da parte dell’Iran.

Il tiepido taglio delle accise in Italia in attesa di soluzioni dall’Unione Europea

I leader dell’Unione Europea cercheranno di trovare soluzioni per arginare l’impennata dei prezzi dell’energia innescata dalla guerra con l’Iran, quando si riuniranno oggi e domani, ma le opzioni a loro disposizione sembrano poche. Il Governo italiano è intervenuto contro il caro-carburanti con il via libera dal Consiglio dei ministri al decreto che taglia le accise per 25 centesimi al litro per 20 giorni. Un risparmio di 15 euro a pieno, secondo i conti del Codacons. Tuttavia il taglio delle accise non sembra ancora essere stato recepito sui prezzi consigliati e sui prezzi praticati dei carburanti alla pompa. Sul sito dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit sono disponibili soltanto i prezzi aggiornati a ieri mattina, per cui, anche nel caso in cui il taglio delle accise fosse stato recepito sui listini, dalla rilevazione odierna l’effetto non emergerebbe. Questa mattina Eni (+1,58% in Borsa) – che dall’inizio della crisi si è mantenuta sensibilmente al di sotto delle altre compagnie e in generale del mercato – ha aumentato i prezzi consigliati di benzina e gasolio. Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Eni ha aumentato di quattro centesimi al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio

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