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Guerra Iran, missili su gas e petrolio nel Golfo. Trump minaccia: “Stop attacchi agli impianti o vi devasteremo”

Il conflitto tra Iran, Usa e Israele si concentra sulle infrastrutture energetiche: missili iraniani colpiscono impianti di gas e petrolio nel Golfo, Ras Laffan in Qatar subisce danni, e il presidente Trump avverte Teheran di una risposta significativa sulle forniture di energia

Guerra Iran, missili su gas e petrolio nel Golfo. Trump minaccia: “Stop attacchi agli impianti o vi devasteremo”

Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele entra in una fase critica: missili contro impianti di gas e petrolio nel Golfo, minacce di intervento militare diretto e prezzi dell’energia in forte aumento. Gli attacchi a siti strategici in Qatar ed Emirati, il possibile invio di truppe americane e le tensioni nello Stretto di Hormuz segnano un salto di qualità nella crisi, con effetti immediati sui mercati globali e sulla sicurezza internazionale.

Iran, attacchi alle infrastrutture energetiche: il cuore della crisi

Il cuore dello scontro è ormai ilsistema energetico del Golfo. L’Iran ha colpito o minacciato impianti strategici, trasformando gas e petrolio in obiettivi militari. In Qatar, missili balistici hanno centrato più volte la città industriale di Ras Laffan, il più grande hub mondiale di gas naturale liquefatto (gnl), causando incendi e danni significativi. QatarEnergy ha confermato danni ingenti alla struttura Pearl Gtl e ha interrotto temporaneamente la produzione, che potrebbe far fuoriuscire fino a un quinto della fornitura globale di gnl. Anche il ministero della Difesa del Qatar ha confermato che diversi impianti di GNL sono stati colpiti, con incendi di grandi dimensioni, senza vittime. Negli Emirati Arabi Uniti le difese aeree hanno intercettato missili diretti verso siti chiave come Habshan e il giacimento petrolifero di Bab; le attività sono state sospese e ad Abu Dhabi si registrano interruzioni dopo la caduta di detriti. Gli Emirati parlano apertamente di “pericolosa escalation” e di minaccia diretta alla stabilità energetica globale. Anche l’Arabia Saudita ha subito attacchi: la raffineria Samref a Yanbu sul Mar Rosso è stata colpita da un raid aereo, con impatti minimi secondo fonti Reuters, ma l’area è fondamentale poiché rappresenta l’unico sbocco per le esportazioni di greggio dei paesi arabi del Golfo dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz.

Trump: opzione truppe e minacce su South Pars

In questo contesto si inserisce il nodo centrale di South Pars, il più grande giacimento di gas al mondo. Dopo il raid israeliano che ha colpito una porzione limitata dell’impianto, il presidente Donald Trump ha assicurato che Israele non effettuerà ulteriori attacchi contro il sito, ma ha contemporaneamente alzato il livello dello scontro: in caso di nuovi attacchi iraniani contro il Qatar, gli Stati Uniti potrebbero intervenire direttamente e distruggere l’intero giacimento. Trump ha precisato che Washington non era stata informata dell’operazione israeliana e che il Qatar non era coinvolto, accusando Teheran di aver reagito in modo ingiustificato. Secondo Reuters, l’amministrazione americana sta valutando il dispiegamento di migliaia di soldati in Medio Oriente, con possibili forze di terra sull’isola di Kharg e lungo le coste iraniane, oltre a missioni per la sicurezza dell’uranio arricchito. Il Pentagono, intanto, punta a ottenere dal Congresso oltre 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra, segnale della portata dello sforzo militare. Negli Stati Uniti, intanto, l’Fbi ha avviato un’indagine su un ex alto funzionario dell’antiterrorismo, Joe Kent, le cui dimissioni e critiche alla strategia americana hanno aperto nuove tensioni interne.

Teheran: “nuova fase della guerra”

Sul fronte iraniano, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha parlato apertamente di una “nuova fase della guerra”, evocando la logica dell’“occhio per occhio” e accusando Stati Uniti e Israele di colpire infrastrutture energetiche per nascondere difficoltà strategiche. Nello stesso clima di tensione, Teheran ha annunciato l’esecuzione di tre persone accusate di aver collaborato con nemici esterni e di aver ucciso agenti di polizia durante i disordini interni, segnale di un ulteriore irrigidimento politico. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che gli attacchi agli impianti energetici iraniani potrebbero avere “conseguenze incontrollabili che coinvolgeranno il mondo intero”. La nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha inoltre espresso dolore per la morte di Ali Larijani e condanna verso i responsabili.

Petrolio in impennata

L’effetto sui mercati è stato immediato: il Brent ha superato i 110 dollari al barile, con un aumento superiore al 5%, mentre il Wti si avvicina ai 100 dollari. Il timore principale riguarda possibili interruzioni delle forniture dal Golfo, da cui passa una quota cruciale dell’energia mondiale. I Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni – come il Giappone – monitorano l’impatto del conflitto sulla crescita economica.

Le conseguenze si estendono anche al traffico aereo e commerciale: Cathay Pacific ha sospeso i voli da e per Dubai fino a fine aprile, segnale di un deterioramento della sicurezza regionale.

Golfo e Medio Oriente: rischio allargamento

Il rischio di un allargamento regionale cresce rapidamente. L’Arabia Saudita ha dichiarato di riservarsi il diritto di reagire militarmente, mentre altri attori rafforzano le misure di sicurezza. Lo Stretto di Hormuz resta un punto critico: una petroliera è stata costretta a invertire la rotta dopo manovre aggressive iraniane e una nave è stata colpita nel Golfo dell’Oman, episodi che aumentano il rischio di incidenti lungo una delle rotte energetiche più importanti del mondo. Anche l’Iraq e gruppi armati locali entrano nella dinamica del conflitto, tra tregue temporanee e minacce all’ambasciata americana a Baghdad.

Al via il vertice Ue

Sul piano internazionale, la diplomazia appare in difficoltà e l’Europa fatica a incidere concretamente sulla crisi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture civili, mentre in Europa proseguono i contatti tra leader, tra cui Giorgia Meloni, per coordinare una risposta comune. Oggi, 19 marzo, prende il via il Consiglio europeo a Bruxelles, che si preannuncia centrato più sulla gestione dei costi dell’energia e sugli effetti della guerra in Medio Oriente che su azioni concrete contro il conflitto iraniano. La crisi energetica e i rincari derivanti dalla chiusura potenziale dello Stretto di Hormuz spingono i singoli Stati membri, come l’Italia, a soluzioni nazionali urgenti, mentre sul tavolo ci sono anche discussioni sul meccanismo Ets per ridurre i costi e le emissioni e interventi per garantire la sicurezza della navigazione. Le differenze tra Paesi membri rendono però complesso trovare soluzioni condivise in tempi brevi.

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