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goWare: Alexandra Alter e lo stato dell’industria globale del libro

Il team di goWare ebook ha tradotto e riprodotto un’intervista rilasciata dalla celebre giornalista del “New York Times” Alexandra Alter sullo stato dell’industria mondiale del libro – Molti gli spunti di grande interesse: ebook/libro: guerra di religione? crescita o decrescita felice degli ebook?; prezzi alti: dinamica del mercato o fenomeno indotto?; e-reader o qualcos’altro?; e a proposito di Amazon….

goWare: Alexandra Alter e lo stato dell’industria globale del libro

Gli articoli e gli interventi di Alexandra Alter sul mondo del libro e la sua industria sono tra i più letti, discussi e meditati tra gli addetti ai lavori e il pubblico che ama leggere e informarsi sulle tendenze, non solo letterarie, ma anche economiche, di questo comparto dei media che è il secondo per quantità di business dopo la televisione.

È la giornalista del “New York Times” che ha portato all’attenzione del grande pubblico tendenze quali l’emersione del lettore ibrido, che legge dappertutto a seconda delle circostanze, l’importanza crescente dell’audio nella dieta mediatica dei lettori, con l’impressionante sviluppo degli audiolibri e dei podcast, il fenomeno degli autopubblicati raccontato correttamente e infine le primissime manifestazioni di una narrativa digitale che con gli ebook e le app sta sperimentando una prima e ancora immatura rimediazione delle forme narrative classiche.

La Alter usa estensivamente i nuovi media nel proprio lavoro e anche nel tempo libero e quindi ne può parlare, a differenza di moltri altri, a ragion veduta e non come esperienza riportata. In genere i suoi interventi sono puntualissimi e anche sviluppati con equilibrio di giudizio, un talento quest’ultimo che non è facile reperire né tra gli impallinati dell’high tech né tra i tecnoscettici.

Abby Goodnough, l’health care reporter del “New York Times” ha parlato in questi termini di Alexandra “Ecco alcune delle cose che mi piacciono di più in Alexandra: la sua ridente curiosità, il suo divertente senso dell’umorismo, la sua imperturbabile calma. Alexandra è super-intelligente, profondamente riflessiva con delle buonissime letture”.

Nata a Ryad, la capitale dell’Arabia Saudita, Alexandra Alter è cresciuta a Dhahran, un centro molto importante per l’industria petrolifera nella penisola arabica. Nel 2003 ha preso una laurea in giornalismo e religione alla School of Journalism della Columbia University di New York. Dopo la laurea ha collaborato con “Esquire” come lettrice e critica di fiction. Come reporter professionista ha iniziato al “Miami Herald” coprendo gli eventi locali e nazionali del mondo delle religioni. Nel 2009 il “Wall Street Journal” l’ha chiamata a coprire l’industria del libro. È rimasta al quotidiano economico fino al 2014 quando è stato il il NYT a ingaggiarla nella stessa posizione.

Alla fine del 2015 la Alter ha rilasciato una lunga intervista al podcast “The Kindle Chronicles” sullo stato dell’industria del libro. In questa intervista ci sono moltissimi spunti interessanti per capire che cosa sta succedendo in questa comparto dei media. Abbiamo trascritto, tradotto, rivisto e adattato per pubblico di lingua italiana questo testo ricco di riflessioni utili soprattutto per coloro che lavorano nel settore in paesi dove il cambiamento portato dai nuovi media non si è ancora pienamente sviluppato come negli Stati Uniti. Guardando a questo immenso Paese, che è indiscutibilmente il grande laboratorio dell’industria dei media, si può vedere, come in una proiezione, che cosa potrà succedere anche in paesi più resilienti al cambiamento, ma non immuni a questo, come l’Italia.

Buona lettura.

* * *

Che bello i libri!

Domanda (D) — Quali sono state le tappe della tua carriera nel giornalismo?

Alexandra Alter (A.A.) — Ho cominciato al “Miami Herald”, dove mi sono occupata di religione per tre anni dopo la scuola di giornalismo. È stato interessante, un ottimo modo per coprire una vasta gamma di argomenti. Quando si parla di religione si prendono in considerazione anche la cultura, la politica, la scienza e molte altre cose. Lì ho avuto una fantastica esperienza giornalistica in vari settori prima di passare al “Wall Street Journal”, dove mi sono dedicata alla letteratura e alla cultura, occasionalmente anche d’altro, poi sono passata ai libri e ho continuato per quasi cinque anni prima di entrare nel NYT. Quando sono arrivata al “Times” avevo almeno 10 anni di esperienza giornalistica a un ottimo livello di preparazione, in uno degli ambiti più interessanti della cultura, il libro.

D — Come è riuscito il NYT a portarti via al “Wall Street Journal”, un altro grande giornale della tradizione americana. Forse non ti trovavi a tuo agio nel quotidiano di News Corp?

A.A. — Il WSJ è un giornale fantastico e lì ho passato un periodo bellissimo. Quello che mi ha attratto del NYT è stato il particolare interesse per i libri. Investono molto nella sezione di editoria, è un tema a cui danno grande risalto. Già al WSJ mi occupavo più di arte e cultura che non di finanza o economia, ma al NYT ho avuto l’opportunità di affrontare questi argomenti in modo più ampio.

D —  Adoro ascoltare le tue conversazioni con Pamela Paul sul podcast di Book Review. Ti è piaciuto questo aspetto del lavoro al NYT?

A.A. — Sì, è stato molto bello, mi piacciono le sue interviste agli autori. È una buona opportunità per parlare di temi che di solito non tratto, lo trovo molto interessante e mi piace parlare con lei.

D —Ho sentito che con lei avete fatto una distinzione tra il mondo dei libri e la letteratura, tu ti occupi degli autori e dei loro libri, ma anche dell’industria editoriale, giusto?

A.A. — Sì, mi occupo di diversi argomenti, copro la sezione di cultura, i profili degli autori, analizzo le tendenze letterarie, ma più che altro mi occupo dell’editoria in generale, dei cambiamenti che avvengono, la situazione delle librerie ecc.

Ebook/libro, una guerra di religione?

D — Un tuo articolo del settembre 2015 The Plot Twist: E-Book Sales Slip, and Print Is Far From Dead (Colpo di scena: vendite di ebook in calo e il cartaceo è lungi dall’essere in punto di morte) ha suscitato un putiferio ed è stato ripreso e discusso in tutto il mondo. Il tempismo è stato eccezionale e anche le cose che hai scritto sembravano portare alla luce una sensazione o una minuta percezione nel pubblico che legge e discute di libri. È interessante capire se la tua formazione e la tua esperienza nel campo della religione possa esserti stata d’aiuto, perché sembra che ci sia qualcosa di religioso nella guerra di parole tra gli amanti degli ebook e coloro che preferiscono la carta stampata. Pensi anche tu che la competizione tra ebook e libro possa latamente ricordare le dinamiche di una guerra di religione, come quella, di recente memoria, tra Apple e Windows?

A.A. — Lo credo fermamente, molta gente è pro o contro. Personalmente leggo moltissimo col Kindle, ma leggo anche molti libri cartacei. Uso quello che capita a seconda di dove mi trovo. Leggo anche sul mio iPhone con l’applicazione Kindle e ascolto gli audioobok quando mi sposto da casa al lavoro o per lavoro. Quindi sono piuttosto agnostica al riguardo. Il punto è un altro. Nel 2015 c’è stato un coup de théâtre degno della commedia dell’arte. Si pensava che l’editoria tradizionale sarebbe stata in guai serissimi, che sarebbe stata distrutta; qualcuno diceva che le vendite di ebook sarebbero arrivate alla metà delle vendite totali di libri, altri prevedevano che le librerie avrebbero chiuso in massa, come era successo ai negozi di musica. Ma questo non è successo ed è sembrato strano che non sia successo. Per cui gli amanti dei libri, come un pugile suonato che sta per gettare la spugna, hanno rialzato la testa e mollato un montante micidiale che ha fatto traballare il competitor soprattutto per la sorpresa di vedere tale vitalità in un moribondo. Nessuno però è finito al tappeto. Allo stesso tempo è innegabile che quello degli ebook sia un mercato fiorente e in espansione e c’è un incredibile mercato indipendente che continua a crescere sempre di più. Ho avuto risposte molto positive dai gestori delle librerie indipendenti, che sono stati felici di riuscire a sfidare il sistema convenzionale delle catene e della grande distribuzione. Amazon va benissimo e anche tutti gli ebook che fanno capo al colosso di Seattle e agli autopubblicati non risentono affatto del calo che invece stanno avendo gli ebook editi dall’editoria maggiore. Insomma, quello che sta avvenendo è incoraggiante e quello che sta succedendo fa bene a tutto l’ecosistema del libro. C’è stata una scossa e si è mosso qualcosa.

Crescita o decrescita felice degli ebook?

D — A proposito di Amazon che cresce e degli ebook che, invece, calano c’è qualcosa che non torma in questo schema e che ci lascia, a dir poco, perplessi. Se Amazon copre il 67% delle vendite di ebook, e se da Amazon dicono che le vendite del Kindle Store nel 2015 sono aumentate come unità e ricavi, bene, tutto questo non dovrebbe indicare che le vendite totali degli ebook probabilmente stanno ancora aumentando, piuttosto che calando?

A.A. — Può senz’altro essere, ma le case editrici tradizionali dichiarano che le vendite di ebook stanno diminuendo, gli autori dicono che le vendite dei loro ebook calano e che quelle cartacee aumentano e le librerie indipendenti stanno vendendo più libri. Ci sono poi i dati di Nielsen e dell’Association of American Publishers (AAP). Siccome Amazon non diffonde informazioni sulle vendite, al di fuori di quelli a cui è obbligato dalla SEC, è difficile dire qualcosa di certo su questo fronte.

D — Se posso azzardare una interpretazione direi questo. Il mercato si è frazionato in due grandi aree prima unite e che adesso si sono separate e stanno andando alla deriva a tal punto da diventare due mercati indipendenti e separati. Il primo è quello degli editori tradizionali, delle librerie, degli autori convenzionali e dei loro agenti alla caccia dell’anticipo più alto. In questa area il libro resiste e l’ebook indietreggia secondo tutti i dati che abbiamo. Gli affari migliori si continuano a fare qui e l’ebook è sempre ancillare al libro. L’ebook è visto come una semplice differente modalità di distribuire lo stesso contenuto su un nuovo canale distributivo, la rete che va meramente ad aggiungersi agli altri retailer. In questo ambito l’ebook non aggiunge e non togli niente al libro, è il libro in un altro formato. Tutti sono felici di questo stato di cose e nessuno vuole cambiarlo, anzi tutti vogliono presidiarlo e difenderlo come fu difeso Fort Alamo. Nel secondo giovanissimo mercato digitale, nato come appendice del primo e che gira intorno ad Amazon e che ora inzia a staccarsi dal primo e più importante dopo essere stato gettizzato, le vendite degli ebook vanno benissimo e sta nascendo un nuovo sistema di fare editoria che vede l’editore in un ruolo minore e gli autori, le piattaforme online e i social in una funzione di assoluta preminenza. Per questo fenomeno separativo (che somiglia un po’ alla teoria della deriva dei contenenti) sembra che ci sia qualcosa che non torna nel dire che gli ebook stanno calando. No gli ebook stanno crescendo, solo che non lo vediamo. In realtà stiamo assistendo a un processo evolutivo nel quale libro ed ebook si stanno separando come mercato e come pubblico. Una cosa che è già successa nella storia dei media con il teatro e il cinema, la radio e la televisione e via dicendo.

A.A. — È un’ipotesi interessante sulla quale devo riflettere anche se non vedo in modo così drastico questa frattura.

D — Probabilmente hai già visto i dati elaborati da Hugh Howey di Author Earnings ed esposti in un recente post. Secondo le sue valutazioni la quota di vendite di ebook sul Kindle Store delle big five è scesa dal 45% del febbraio 2015 a meno del 27% del febbraio 2016. Probabilmente l’80% delle vendite di questi 1200 editori dell’AAP è rappresentato dalle big five. Risulta anche a te che la quota del mercato degli ebook dell’AAP si stia restringendo così rapidamente?

A.A. — Potrebbe essere davvero così. Hugh Howey è davvero un esperto in questo campo; è stato un autore autopubblicato di grande successo. Probabilmente conosci già la sua storia. Ha deciso di tenersi stretti i diritti sugli ebook quando ha venduto i diritti del cartaceo a Simon & Schuster. Una decisione che all’epoca era senza precedenti o in ogni caso estremamente rara. Howey è davvero una voce autorevole in materia. Penso che le vendite di ebook degli editori tradizionali non stiano andando molto bene. Le cause sono molte, una delle più importanti è la concorrenza su questo segmento di mercato degli autori autopubblicati e degli editori indipendenti che alla fine erodono la quota dell’AAP.

D — Che cosa dicono i professionisti dell’editoria con cui sei in contatto. Come valutano questi dati? Che cosa sta succedendo davvero?

A.A. — Sai, credo che molti di questi grandi editori guardino soprattutto le loro percentuali di vendita degli eBook, degli hardcover e anche gli audiolibri che sono una categoria in espansione: gli audiolibri stanno crescendo come gli ebook stavano crescendo 5 o 10 anni fa. Credo che gli editori si basino soprattutto sulle loro vendite per capire l’andamento del mercato e probabilmente guardano anche l’andamento dei loro partner, della distribuzione al dettaglio per capire cos’è che vende di più. Non mi risulta che le case editrici si basino così tanto sui dati dell’AAP o di altre fonti nel prendere le loro decisioni.

Prezzi alti. Dinamica del mercato o fenomeno indotto?

D — Perché le grandi case editrici continuano ad alzare così tanto i prezzi degli ebook ora che finalmente possono farlo in base ai nuovi accordi con Amazon?

A.A. — È una domanda molto interessante. Con la trovata di Amazon degli ebook a $9.99 la gente si è abituata a pagare meno per i libri e il fatto di poterli comprare così facilmente li svaluta agli occhi dei consumatori. Gli editori hanno sempre visto questa tendenza con grande preoccupazione, al punto di chiedere alla Apple di entrare nel mercato come contrappeso ad Amazon. Poi è successo quello che è successo con le sentenze contrarie a questo accordo. Adesso che gli editori sono riusciti a mantenere il controllo dei prezzi nei nuovi contratti con Amazon, hanno la possibilità di fissare un prezzo di un ebook paragonabile a quello di un hardcover, perché forse non gli interessa avvicinare le persone alla lettura digitale. Comunque sia i prezzi restano molto variabili e gli editori hanno anche i loro motivi per fissare certi prezzi. È indubbio, però, che questa politica commerciale degli editori abbia inciso sul calo delle vendite di ebook.

D — Sì, tutto questo ha portato molti consumatori a comprare meno ebook. Voglio dire, quando un cliente vede un ebook a $14,95 gli viene voglia di prendere l’edizione hardcover che costa solo qualche dollaro in più. Se poi è disponibile anche l’edizione tascabile economica, allora non ci sono dubbi sulla scelta. Pensi, che in questo periodo in cui i prezzi si alzano e i profitti degli ebook diminuiscono, le big five cominceranno a fare due più due e a capire che forse Jeff Bezos aveva ragione con i suoi $9.99. O forse, più maliziosamente, non gli dispiace affatto che il settore degli ebook stia arretrando?

A.A. — La faccenda è piuttosto complessa e sono in gioco molto fattori il cui peso specifico è ancora da valutare. Si tratta di fenomeni anche nuovi rispetto alle classiche dinamiche del mercato. Dobbiamo tenere in considerazione che una caratteristica dei prezzi degli ebook è il loro dinamismo, cambiano di giorno in giorno e anche nello stesso giorno. I lettori devono capirlo e abituarsi a questo stato di cose.

D — Tu sei stata uno dei primi osservatori a capire come il fenomeno dell’autopubblicazione ha contribuito in modo importante alla crescita e alla diffusione degli ebook e anche ha abituato tantissimi lettori a leggere su un supporto diverso dalla carta. Un’esperienza che avrebbe dovuto lasciare un segno e invece… Quello che non capisco fino in fondo è questo ragionamento “voglio leggere questo ebook, ma siccome costa 14 dollari, mi comprerò l’edizione tascabile”. Come fa un lettore digitale a tornare indietro di cinque anni; nel senso che rinunciando a leggere su un device digitale rinuncia a un sacco di servizi. Sul Kindle o sull’iPad si possono cercare le parole istantaneamente nel dizionario, si possono tradurre in un’altra lingua, si può selezionare il carattere migliore per la vista di un sessantenne, si può evidenziare, commentare, condividere un passo e via dicendo. E si può leggere anche in precarie condizioni di luce. Paradossalmente, sul Kindle ci si può far leggere il testo a voce alta da una specie di pronipote di Frankenstein che con voce robotica, e ignorando la punteggiatura, ci rovescia negli orecchi 200 parole al minuto. Come ultima risorsa per leggere può anche andare bene questa esperienza estrema. Senza considerare che un ebook si può portare sempre appresso senza sentirne il peso, che non occupa alcun spazio in borsa, su un tavolo o su uno scaffale. Sono tutte cose di grande praticità e anche di valore a cui un lettore digitale abituale non può rinunciare a cuor leggero. Non valgono questi servizi il qualche dollaro in più di un tascabile, costipato, con carta scadente, con margini risicati e con un carattere al limite della leggibilità? Vuoi mettere la leggibilità di un ebook con quella di un libro a basso costo? Ecco, l’idea che molti tornino al cartaceo, dopo aver provato il digitale è incomprensibile per me. Anche il fenomeno che tu hai scoperto e hai descritto con il termine di lettore ibrido (cioè il lettore che alterna ebook e libro a seconda delle circostanze) dal mio punto di vista non è facilmente concepibile. Perché spaiare la propria biblioteca tra digitale e cartaceo, se scarichi un ebook in un secondo dopo che qualcuno te ne ha parlato, perché andare in libreria o ordinare il libro su Amazon che ti arriva il giorno dopo e se non c’è nessuno in casa il corriere deve tornare un’altra volta. Perché scegliere un prodotto con un impatto ambientale così superiore?

A.A. — Capisco perfettamente quello che dici. È chiaro che se sei un lettore digitale appassionato questa è la tua forma di lettura ideale, perché puoi portarti i libri in giro, adattare i caratteri e farteli leggere a voce alta. Chiaramente i vantaggi sono molti. Ho sentito molte persone dire “io ho un Kindle, l’ho ricevuto per Natale qualche anno fa, l’ho usato per un po’ e poi mi sono stufato”. Altri, invece, si sono subito appassionati, e non lo scambierebbero con niente. Se però una persona guarda più al prezzo che alla tecnologia, se non è qualcuno che legge ebook perché li preferisce sopra ogni cosa, perché lo trova più comodo, insomma se è  un lettore ibrido, magari prende il tascabile perché costa cinque o sei dollari di meno. Dico se uno vuol leggere e basta può senz’altro scambiare libro ed ebook e se il primo è più conveniente, prende quello.

E-reader o qualcos’altro?

D —  Un’altra cosa che è successa è che gli e-reader hanno perduto terreno perché la gente ha iniziato a leggere sugli smartphone di grande formato. In effetti il declino della lettura su e-reader è più cospicuo del calo di tutto il settore degli ebook. Ciò è un chiaro indicatore che la gente sta utilizzando dispositivi diversi per leggere gli eBook, giusto?

A.A. — Sicuramente, sono perfettamente d’accordo, credo che la gente stia migrando verso gli smarphone e i tablet, ma una cosa che ho saputo dal Codex Group, che ha svolto uno studio proprio su questo, è che se leggi sullo smartphone o sul tablet – se ci pensi un attimo in effetti è così – passi molto meno tempo a leggere di quello che passeresti con un lettore apposito, perché controlli le email, twitter, le notizie o fai qualsiasi altra cosa in internet perché quei dispositivi ti permettono di farlo. Quindi è venuto fuori che con l’e-reader la gente leggeva più o meno 3 o 4 ore a settimana, mentre con gli altri dispositivi circa mezz’ora e ovviamente le vendite calano, dato che ci vuole molto più tempo per finire un libro.

D —  Questo è un peccato perché l’e-erader preservava un poco la sacralità dell’atto di leggere come atto solitario e totalizzante, condizioni che vengono oggettivamente meno su qualsiasi dispositivo collegato a Internet. Mi dispiace che il Kindle inizi a sparire.

A.A. — Anche a me spiace. Anch’io amo il mio Kindle e se smettessero di produrre e-reader dedicati sarebbe una grande perdita per me. Trovo che sia comodissimo e una evoluzione intelligente del modo di leggere libri. Io leggo ancora in cartaceo, ma sono d’accordo con te, per me sarebbe una pena se sparissero gli ereader.

A proposito di Amazon

D — A forza di ronzare attorno agli autori e di lavorare in questo campo hai per caso cominciato a lavorare a un tuo libro, hai in mente di scrivere qualcosa di tuo?

A.A. — No, a dire il vero è un interesse. Io amo leggere, quindi potrebbe succedere, ma non c’è niente che bolle in pentola al momento.

D — Prevedi un lungo futuro al NYT nel campo editoriale, oppure saresti aperta ad essere assegnata ad altre sezioni come l’estero o altro?

A.A. — Mi piacerebbe continuare a farlo per altri anni, dato che il settore sta attraversando una fase di grandi cambiamenti e poi perché mi piace il fatto di leggere per lavoro; però non lo escludo, mi piace anche interessarmi di cose diverse e cambiare di tanto in tanto.

D — Tornando alla guerra tra libri cartacei e digitali, mi piace l’idea di essere agnostici nel trattare questi argomenti. Immagino che le tue informazioni sull’editoria, un campo di cui ti occupi da più di sei anni, provengano principalmente da società di New York. È stato più difficile trovare fonti e modi di conoscere quello che succede ad Amazon, dall’altra parte del paese e in un altra “fazione religiosa”?

A.A. — Sì è stato difficile, ma non è un compito che spetta a me. Abbiamo un reporter che si dedica interamente ad Amazon, David Straitfeld, che sta facendo un ottimo lavoro nel coprire la società. Io stessa ho avuto dei contatti molto utili e ovviamente, come sai, Amazon ha un team dedicato alle operazioni editoriali, quindi cerco di stargli dietro e di informarmi sugli autori principali. Ho buoni contatti, ma non me ne occupo allo stesso livello di cui se ne occupa David Straitfeld.

D — Sembra che ci sia stata una crescita delle edizioni pubblicate da Amazon come casa editrice, come emerge anche dai dati di Howey. Pensi anche tu che Amazon stia crescendo anche grazie a tutti i titoli che pubblica?

A.A. — Sì, certamente. Credo che pubblichino più libri e traduzioni di qualsiasi altro editore, il che è notevole. Hanno sempre coltivato generi di tutti i tipi e sembra che continuino sempre ad aggiungere nuove titolo e nuovi generi.

D — Come vedi la possibilità che Amazon possa aprire una catena di 300/400 librerie in tutti gli Stati Uniti.

A.A. — Si tratta di un numero impressionante di negozi, considerando che Barnes & Nobles, che è una catena consolidata, ne conta 640. Questo spiega anche perché il titolo di B&N ha perso dieci punti dopo questo annuncio di Amazon. Amazon ci ha sempre sorpreso con i suoi esperimenti radicali e credo che quello delle librerie appartenga a questa categoria. Se Steve Kessel, che è molto vicino a Jeff Bezos, dopo un lungo periodo sabbatico iniziato nel 2012 è tornato operativo per seguire questo progetto significa che Amazon sta facendo molto sul serio e cerca di costruire qualcosa di destinato a durare.

D — Molti commentatori hanno deriso questa decisione come un ritorno al passato e una certa resa del fiammante digitale verso lo sbiadito molecolare. È così?

A.A. — Ma no. Come sappiamo Amazon insegue il consumatore nei più risposti meandri e c’è moltissima gente che ancora preferisce recarsi in libreria piuttosto che acquistare su Internet. La ripresa delle vendite di libri e l’apertura di nuove librerie indipendenti mostra proprio questa affezione dei consumatori al libro, un’affezionee che durerà ancora un bel po’. E allora Amazon va ad incontrarli anche su questo terreno. Le librerie di Amazon saranno differenti da quelle che generalmente frequentiamo. Le librerie di Amazon saranno costruite sullo schema di quella di Seattle, come una materializzazione del Kindle Store. I criteri di selezione, raccomandazione, esposizione che si vedono su Amazon.com saranno quelli che si ritroveranno nelle librerie di Amazon. Si tratta di qualcosa di piuttosto differente dalle librerie tradizionali. Poi la capacità logistica di Amazon è tale che tra acquistare sul sito di Amazon e acquistare in una libreria Amazon non ci saranno tempi di attesa differenti. Si tratta di un contributo importante allo sviluppo del mercato. Come ha detto un collega “le librerie espongono i libri, Amazon li vende”. Forse sarà proprio così

D — Bene! C’è qualcos’altro che ti piacerebbe aggiungere sugli ebook o su di te? Che cos’altro pensi che dovremmo aspettarci nei prossimi mesi o cos’altro dovremmo capire sul settore di cui ti occupi?

A.A. — Secondo me è importante continuare a leggere indipendentemente dal formato. Ti ringrazio per esserti interessato a questi temi e al mio lavoro, è stato un piacere parlare con te.

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