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Golden power Unicredit-Banco Bpm: l’Ue avvia una procedura d’infrazione contro l’Italia

Dopo giorni di attesa, l’Ue avvia ufficialmente una procedura d’infrazione contro il nostro Paese per “l’incompatibilità dei poteri discrezionali nelle fusioni bancarie con il diritto dell’Unione europea in Italia”. Giorgetti: “Risponderemo con spirito costruttivo”

Golden power Unicredit-Banco Bpm: l’Ue avvia una procedura d’infrazione contro l’Italia

La notizia era nell’aria ormai da giorni. Nonostante i tentativi italiani di portare avanti una trattativa, alla fine la Commissione europea ha deciso di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia sull’uso del golden power. Il motivo, scritto nero su bianco dalla Ue, è “l’incompatibilità dei poteri discrezionali nelle fusioni bancarie con il diritto dell’Unione europea in Italia”. È quanto emerge dal database sui provvedimenti, nel quale appaiono il titolo e il numero della procedura in avvio con la messa in mora e l’area di intervento, ovvero “Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali”.

Il dossier era stato aperto la scorsa primavera dopo l’intervento a gamba tesa del governo sull’operazione Unicredit-Banco Bpm. Ad aprile, tramite un Dpcm, l’esecutivo aveva infatti usato i poteri speciali sull’ops, imponendo a Piazza Gae Aulenti pesantissime condizioni che hanno poi portato il ceo della banca, Andrea Orcel, a presentare ricorso al Tar (e ora anche al Consiglio di Stato) e a ritirare l’offerta. 

Il Golden power e i rilievi di Bruxelles

Alla base dell’invio della lettera di costituzione in mora all’Italia c’è il mancato rispetto del regolamento sul Meccanismo di vigilanza unico, della direttiva sui requisiti patrimoniali, nonché degli articoli 49 e 63 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. “La Commissione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla cosiddetta normativa sul ‘Golden Power’ (Decreto-legge 21/2012, come modificato ed esteso nel 2021 e nel 2022), che attribuisce al governo italiano ampie prerogative per riesaminare, bloccare o imporre condizioni alle operazioni societarie nel settore bancario”, evidenzia la nota di Palazzo Berlaymont.

“Pur essendo volta a tutelare la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico” la normativa sul golden power “per come applicata dalle autorità italiane, rischia di consentire interventi ingiustificati per motivi economici, compromettendo i principi della libertà di stabilimento e della libera circolazione dei capitali nel mercato unico. Inoltre, la normativa italiana si sovrappone alle competenze esclusive della Banca centrale europea nell’ambito del Meccanismo di Vigilanza Unico”, scrive Bruxelles che, con l’avvio della procedura d’infrazione, “invita l’Italia a conformarsi alle norme bancarie dell’Ue”. 

All’Italia due mesi di tempo per rispondere

L’Italia avrà ora due mesi per rispondere alla lettera di messa in mora e dunque per cercare di evitare che la procedura d’infrazione vada avanti. La decisione, attesa già il mese scorso, arriva dopo una serie di rinvii, con l’esecutivo italiano che ha cercato fino all’ultimo di scongiurare questo esito. Sulla questione sarebbe intervenuta anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che per mesi ha provato ad evitare uno scontro con l’Italia, il cui appoggio è fondamentale per la tenuta dell’esecutivo comunitario.

“In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato”, si legge.

Ue: l’infrazione non riguarda un caso specifico

La lettera di costituzione in mora della Commissione europea riguarda la normativa italiana sui poteri speciali (Golden power) e non è indirizzata a un caso specifico”, spiega la portavoce aggiunta della Commissione europea, Arianna Podestà, nel briefing quotidiano con la stampa, che aggiunge: “Per quanto concerne la procedura dell’articolo 21” del regolamento europeo sulle concentrazioni, “il 14 luglio avevamo esposto le nostre preoccupazioni preliminari riguardo all’esercizio della normativa sul Golden power in una specifica operazione ai sensi dell’articolo 21. Il governo italiano ha risposto a queste preoccupazioni e stiamo valutando”, ha aggiunto.

“Si tratta di casi separati: la decisione di oggi riguarda la normativa sui poteri speciali in sé, senza riferimento a nessun caso specifico, mentre le procedure ai sensi dell’articolo 21 del regolamento sulle concentrazioni sono separate e lì non abbiamo preso alcuna decisione”, aggiunge la portavoce.

Le rassicurazioni del Mef

Attraverso una nota il ministero dell’Economia rassicura: “La commissione solleva obiezioni sulla norma cosiddetta Golden Power, riformata nel 2022 con il governo Draghi. Sulla base delle valutazioni della sentenza risponderemo ai rilievi che ci vengono mossi nelle sedi competenti. Con spirito costruttivo e collaborativo faremo una proposta normativa che farà chiarezza e supererà le obiezioni. Siamo convinti che permetterà di avere un quadro di competenze condiviso”.

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