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Gestione dei rifiuti marginale nella transizione ecologica italiana: impianti inadeguati, riforma urge

Il problema dei rifiuti analizzato dai ricercatori di REF Ricerche e l’occasione del governo Draghi di ridisegnare il sistema da cima a fondo utilizzando i 2 miliardi del Pnrr

Gestione dei rifiuti marginale nella transizione ecologica italiana: impianti inadeguati, riforma urge

La gestione dei rifiuti per l’Italia non è ancora quel business che ha fatto la fortuna di Paesi come Olanda o Danimarca. Le operazioni che caratterizzano la vita di un rifiuto, dalla sua produzione al suo smaltimento, arricchisce gli altri Paesi e impoverisce noi. Nell’ultimo anno in Italia è cresciuta la quantità di riciclo ma le infrastrutture restano inadeguate. E proprio nei giorni in cui si parla di abbassare la dipendenza dalle importazioni di fonti fossili, scopriamo invece quanto sarebbe vantaggioso avere a disposizione impianti di trattamento da cui ricavare energia pulita.

Attualmente tutto ruota intorno alla Strategia per l’Economia Circolare e al Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti – PNGR, uno strumento di indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella pianificazione della gestione dei rifiuti. Si tratta di due interventi che assorbiranno 2 miliardi di euro del PNRR nei prossimi quattro anni per colmare le disparità fra le Regioni e spingere i poteri locali in due direzioni: contrasto ai NIMBY (non nel mio giardino) e autogestione territoriale. Il quadro nazionale ha forti discontinuità con zone “particolarmente efficienti (Lombardia e Emilia-Romagna) ed altre che denotano importanti deficit (Lazio e Campania)”, scrivono gli analisti di REF ricerche – Andrea Ballabio, Donato Berardi, Antonio Pergolizzi e Nicolò Valle- nell’ultimo lavoro dedicato al tema rifiuti.

La gestione dei rifiuti in Italia: uno studio REF insiste per azioni decise e cogenti

Esaminando il Rapporto Preliminare Ambientale del Ministero per la transizione ecologica si guarda con fiducia ai prossimi mesi nella speranza di una riforma completa. Il governo intende proporre agli stakeholder una panoramica dell’impiantistica esistente, ripartita a seconda della tipologia infrastrutturale e della collocazione regionale per dare un incentivo alle iniziative private. È sicuramente una buona base per il passaggio ad un’economia maggiormente sostenibile e circolare.

I ricercatori REF danno un giudizio positivo sugli intenti generali del Ministro Roberto Cingolani, anche se non del tutto sufficienti. Cosa va migliorato? “Benché non competa al PNGR identificare quanti e quali impianti dovranno essere realizzati, il Programma dovrà orientare dall’alto questa scelta, costituendo uno strumento di programmazione nazionale, così che la pianificazione regionale sia realmente in grado di dare risposta ai fabbisogni presenti nel Paese”.

L’Italia ha necessità di una riforma radicale che annulli in partenza opposizioni, dubbi, atteggiamenti contrari. La storia recente è costellata di simili e antiquate posizioni costate milioni di euro di sanzioni da parte dell’Ue. Se la politica dovesse interrogare se stessa e superare limiti e pregiudizi, i prossimi mesi richiederanno decisioni forti.

“Secondo noi – sostiene lo studio- il programma potrà offrire le risposte e l’impulso a molte questioni e avere un ruolo importante di coordinamento delle pianificazioni regionali”. Il punto è che per fare questo non potrà limitarsi a semplici raccomandazioni, ma dovrà dotarsi di una strategia, con tempi certi e percorsi cogenti. “Ovvero di ciò che sin qui è mancato”.

Il business crescerà se si definiranno macroaree mediante accordi tra le Regioni per razionalizzare gli impianti. Si avanza l’idea di un’area vasta riguardo alla produzione assoluta di rifiuti urbani e speciali, alla presenza di impianti di incenerimento e pretrattamento dei rifiuti. Sicueramente aspetti di interesse per aziende di trattamento rifiuti e società energetiche. Accanto a questo bisogna migliorare anche il servizio di raccolta differenziata senza trascurare i costi che pesano sui cittadini. L’importo medio della TARI di una famiglia nel 2021 è stato di 312 euro senza contare le Regioni che usano ancora le discariche.

Ref: “Essere più incisivi nella prevenzione e riutilizzo dei rifiuti”

L’Italia non potrà aspirare ad una vera economia circolare se non individuerà filiere strategiche per il successo. Il Rapporto Ambientale ne individua tre nei rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), in quelli da rifiuti da costruzione e demolizione e nei rifiuti tessili. Per vincere una battaglia ormai datata è necessario, raccogliere indicazioni e suggerimenti di qualità, separati da visioni ideologiche.

Quello della Commissione Tecnica di valutazione ambientale, segnalata dagli analisti REF, ricorda al governo di essere più incisivo nella prevenzione e riutilizzo dei rifiuti. I territori possono organizzare da sé le catene del valore mettendo insieme produttori di rifiuti industriali, famiglie, enti di gestione. Come si vede in altri contesti ci sarà più efficacia se le azioni e le politiche che si metteranno in campo saranno anche misurabili per efficienza e costi.

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