La prossima settimana il ministro delle Finanze Lars Klingbeil (Spd) presenterà al Bundestag il bilancio federale per il 2026. Ma prima ancora che il testo arrivi in aula, la Corte dei conti federale ha già sollevato critiche pesantissime. Secondo i revisori, la Germania rischia di scivolare in una spirale del debito senza precedenti. “Il Bund vive strutturalmente al di sopra delle sue possibilità”, si legge nel rapporto analizzato dall’agenzia Dpa e dal quotidiano Bild, che accusa il governo di voler finanziare spese crescenti senza un’adeguata copertura.
Germania, l’allarme dei revisori: una manovra a “debito”
Il cuore della contestazione sta nella quantità di nuovo debito prevista. Grazie al via libera parziale del Parlamento alla sospensione del freno al debito per finanziare spese straordinarie, Klingbeil punta a un bilancio da circa 520 miliardi di euro, con quasi 90 miliardi di nuovi prestiti nel bilancio principale e altri 84 miliardi da fondi speciali. Totale: 174 miliardi di nuovo debito in un solo anno, poco più di un intero Pnrr. Una cifra che fa suonare più di un campanello d’allarme.
La Corte dei conti non usa giri di parole: “Chi pianifica di finanziare nel 2026 quasi un terzo delle uscite con il debito è molto lontano da una gestione finanziaria solida”. Non solo: secondo i revisori, questa strategia non risolve i problemi strutturali delle finanze tedesche. Al contrario, li aggrava. “I nuovi debiti sono solo un rimedio temporaneo e riducono la pressione a fare riforme”, ammoniscono i revisori.
Spirale del debito e rischio interessi alle stelle
Il problema, spiegano i tecnici, è che ogni nuovo prestito genera spese future per interessi, che rischiano di mangiarsi una fetta sempre più grande del bilancio, riducendo lo spazio per investimenti e politiche sociali. “Nel medio periodo – avverte la Corte – un’enorme quota delle risorse sarà assorbita dagli interessi”. Una prospettiva che, se non corretta, potrebbe trasformare il bilancio tedesco in un gigantesco piano rateale.
Il richiamo dei magistrati contabili evoca un paragone storico: come i Paesi PIIGS durante la crisi europea, anche la Germania starebbe adottando un atteggiamento poco frugale, quasi da “cicala”.
Tagli e priorità: il richiamo della Corte dei conti
L’organo indipendente, che ha il compito di controllare la gestione finanziaria dello Stato, chiede un cambio di rotta radicale: meno spese correnti, più investimenti. “Il governo deve affrontare il problema della spesa subito e in modo strutturale”, si legge nel rapporto.
Secondo i revisori, Berlino deve concentrarsi sui compiti fondamentali sanciti dalla Costituzione, come la difesa e le infrastrutture, che dovrebbero essere finanziati con le entrate correnti e non a debito. “Le sovvenzioni devono essere messe in discussione, mentre gli investimenti devono avere la priorità rispetto alle spese di consumo”, ribadisce la Corte dei conti.
Germania, allarme sui conti pubblici: buco da 170 miliardi entro il 2029
Se il 2026 appare complicato, l’anno successivo rischia di diventare esplosivo. Nei piani finanziari del governo c’è già una voragine da 34 miliardi di euro. Per colmare il gap, Klingbeil ha chiesto a tutti i ministeri di risparmiare, ma gli stessi tecnici del ministero ammettono che non basterà. Il ministro non esclude, infatti, di dover tagliare o ridurre programmi di sostegno, sovvenzioni e benefici. Una prospettiva che preoccupa non solo l’opposizione della Cdu/Csu, ma anche parte della stessa Spd, consapevole delle tensioni sociali che potrebbero nascere da una manovra di austerità.
E non è tutto. Guardando al medio termine, la situazione appare ancora più preoccupante. I revisori contabili contestano in particolare l’intenzione del ministro delle Finanze Klingbeil e del cancelliere Merz di accumulare circa 851 miliardi di euro di nuovo debito entro il 2029, mentre i piani di bilancio a medio termine evidenziano ancora un deficit residuo di 170 miliardi di euro. Una montagna di passivi che rischia di ipotecare le scelte economiche delle prossime generazioni e di trasformarsi in un fardello quasi impossibile da gestire.
Manovra tedesca tra politica e realtà dei conti
Il cancelliere Merz e il ministro Klingbeil si trovano di fronte a una sfida complessa: mantenere le promesse politiche senza far deragliare i conti pubblici. Con un bilancio che cerca di colmare i buchi attraverso il debito e l’orizzonte del 2027 già segnato da tagli potenzialmente dolorosi, il Bundestag si prepara a un dibattito che si annuncia intenso. La Corte dei conti ha lanciato l’allarme con toni severi e inequivocabili, chiedendo scelte sostenibili. In fondo, la manovra di bilancio resta il tallone d’Achille di ogni governo: che sia Berlino, Parigi o Roma, trovare l’equilibrio tra spese pubbliche, riforme e sostenibilità del debito è sempre una sfida delicata, capace di influenzare stabilità economica e consenso politico.