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Germania, il partito euroscettico non dispiace agli economisti

Accreditata di circa il 3% dei consensi a due settimane dal voto, l’Alternative für Deutschland (AfD) formula una diagnosi della crisi che piace a molti economisti in disaccordo con la linea politica dei salvataggi seguita dalla Cancelliera, Angela Merkel.

Germania, il partito euroscettico non dispiace agli economisti

In un editoriale pubblicato il 22 agosto scorso su Il Sole 24 Ore, Carlo Bastasin dedica una analisi approfondita al nuovo partito euroscettico Alternative für Deutschland (AfD). Lo fa con toni accesi e drammatici, dipingendo AfD come una formazione estremista, pericolosa per le sorti della democrazia tedesca e per l’integrazione europea. Su un punto Bastasin ha senz’altro ragione: AfD può senz’altro contribuire ad accrescere l’instabilità sullo scacchiere politico tedesco, impedendo che si formi una maggioranza di governo stabile e creando scenari che qualche giornalista teutonico ha già definito “italiani”. Molti argomenti, tuttavia, non convincono. Accreditata di circa il 3 percento dei consensi a due settimane dal voto, l’Alternativa formula una diagnosi della crisi che piace a molti economisti in disaccordo con la linea politica dei salvataggi seguita dalla Cancelliera, Angela Merkel.

Persino Wolfgang Münchau, in un articolo scritto per Der Spiegel una decina di giorni fa, ha elogiato le tesi dell’AfD, pur non condividendo le conseguenze alquanto drastiche a cui giunge. In pillole, gli euroscettici tedeschi, riuniti intorno ad un gruppo di giornalisti e professori di economia di tendenze liberalconservatrici, sono convinti che all’origine di tutti i mali presenti vi sia l’architettura dell’Unione economica e monetaria così come è stata realizzata negli anni Novanta. Una moneta unica e diciassette economie diverse senza sufficiente coordinamento rischiano di causare squilibri commerciali quali quelli verificatisi negli ultimi dieci anni. Dal momento che oggi la correzione è costosissima per i contribuenti tedeschi ma anche per i paesi mediterranei, spiega di continuo il professor Bernd Lucke, leader del movimento, meglio tornare alle valute nazionali o eventualmente spaccare in due l’Eurozona. D’altro canto, però, l’AfD non promuove alcuna forma di nazionalismo economico, ma sostiene convintamente il mercato unico e, su alcune questioni riguardanti l’integrazione europea in materia economica, appare persino più vicina alle idee socialdemocratiche ed ecologiste, anche se dal programma reperibile online (in realtà poche frasi ad effetto…) non emerge.

In particolare, Lucke si è detto favorevole all’eliminazione della concorrenza fiscale tra gli Stati membri attraverso l’imposizione di un’unica aliquota per tutta l’UE. Non esattamente una proposta pericolosamente nazionalista, ma che anzi piace negli ambienti federalisti. Lo stesso elettorato dell’AfD non sembra certo orientato a destra, come molti osservatori stranieri e lo stesso Bastasin temono. Come rivelava un sondaggio dell’Allensbach Institut della primavera scorsa, gli elettori della Alternativa proverrebbero un po’ dal bacino degli astensionisti e un po’ dalla Piratenpartei e da Die Linke. Anche se dovesse entrare al Bundestag, l’AfD non sarebbe di freno alla politica della Cancelliera più di quanto lo sia stato l’attuale Parlamento. Diversamente da quanto sostenuto da Bastasin, infatti, i ricorsi al Tribunale Costituzionale sui meccanismi di salvataggio sono avvenuti tutti attraverso lo strumento del ricorso diretto (Verfassungsbeschwerde) che ciascun cittadino che si senta leso in un diritto fondamentale può esperire. Senza contare che non è comunque necessario che vi sia AfD al Bundestag per adire Karlsruhe, visto che tutti i ricorsi cd. anti-UE sono stati sostenuti anche dal gruppo parlamentare di Die Linke (e persino dei Verdi) oltre che da singoli componenti del Bundestag di vario colore attraverso il cd. Organstreitverfahren, il giudizio per conflitto di attribuzioni tra poteri, che tutela i gruppi parlamentari e anche singoli deputati.

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