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Fmi: Pil Italiano 2012 -1,9%, ma lo spread corre

Confermate le stime sul 2013: -0,3% – La contrazione prevista è meno pesante di quella calcolata da Confindustria e Prometeia, ma sull’Italia pesa il rischio spirale e l’eccessivo debito pubblico – Lo spread Btp-Bund vola verso i 500 punti, ai massimi da gennaio – Tagliati i numeri sul Pil di Eurolanda: -0,3% nel 2012 e +0,7% l’anno prossimo.

Fmi: Pil Italiano 2012 -1,9%, ma lo spread corre

Quest’anno il Pil italiano sarà in contrazione dell’1,9%, mentre nel 2013 la discesa sarà dello 0,3%. Queste le ultime stime del Fondo monetario internazionale, che nel suo ultimo aggiornamento del World Economic Outlook ha confermato le previsioni economiche per il nostro Paese. I numeri contrastano con le stime di Confindustria: pochi giorni fa il presidente Giorgio Squinzi aveva parlato di una recessione probabilmente superiore al 2,4% per il 2012. Più pessimista dell’organizzazione internazionale anche il centro di ricerca Prometeia, che aveva previsto un -2,2% per quest’anno. D’accordo con l’Fmi è invece Bankitalia: il governatore Ignazio Visco aveva stimato una contrazione del Pil “di poco inferiore ai due punti”.

Dopo la pubblicazione del rapporto Fmi, tuttavia, lo spread italiano si è impennato fino a 495 punti base (con tassi d’interesse che hanno toccato il 6,16%), il massimo da gennaio. A pesare sono soprattutto l’eccessivo debito pubblico e i rinnovati timori che un eventuale contagio intrappoli il nostro Paese in una spirale recessiva.



Il Fondo ha invece modificato – prevalentemente al ribasso – le stime per gli altri principali Paesi della zona euro, che complessivamente registrerà un calo del Pil dello 0,3% nel 2012 e un incremento dello 0,7% nel 2013.

Le previsioni, scrivono gli economisti di Washington nel rapporto, si basano sull’ipotesi che le tensioni nella periferia dell’area euro si attenuino gradualmente dai livelli toccati in giugno grazie all’applicazione delle decisioni assunte dai capi di Stato e di governo Ue nel Consiglio di giugno.

“Il rischio maggiore è che peggiori il circolo vizioso su Spagna o Italia – ha detto il capo economista del Fondo monetario internazionale, Olivier Blanchard – e che uno dei due paesi perda l’accesso ai mercati. Questo potrebbe concretamente far deragliare la crescita mondiale”.

L’Fmi ritiene però che l’Italia riuscirà a riportare i conti in nero nel 2013, mettendo a segno un piccolo attivo strutturale di bilancio, pari allo 0,7% del Pil. Ma questo non sarà ancora sufficiente a imprimere una traiettoria discendente al rapporto debito/Pil (che salirà dal 125,8% al 126,4%), gravato dalla recessione in corso e dal consistente contributo di Roma al fondo salva-stati.

ECONOMIA GLOBALE: LIMATE PREVISIONI SU 2012 E 2013

Il Fondo monetario mette in guardia da un “nuovo indebolimento” subito dalla crescita globale negli ultimi mesi. Quanto alle tensioni dei mercati sui paesi periferici dell’area euro “sono risalite vicine ai picchi di fine 2011”. E i problemi non sono confinati all’Europa: “in diversi grandi paesi emergenti la crescita è stata più debole del previsto”, afferma l’istituzione di Washington. Le previsioni sulla crescita mondiale sono state leggermente riviste al ribasso: +3,5% per il 2012 e +3,9% per il 2013, vale a dire, rispettivamente, 0,1 e 0,2 punti percentuali in meno rispetto a tre mesi fa.

Stime tuttavia che dipendono da due presupposti critici, precisa il Fmi: “Primo che vengano pienamente attuate tutte le misure anti crisi annunciate dall’Unione europea. Secondo – si legge – che nei paesi emergenti le manovre espansive guadagnino abbrivio”.

Per quanto riguarda i singoli Paesi di eurolandia, la Spagna segnerà un -1,5% del Pil nel 2012 e un ulteriore -0,7% il prossimo anno. Pesante revisione al ribasso anche per il Regno Unito: 0,6 punti percentuali in meno sui entrambi gli anni, con il Pil ora stimato al +0,2% nel 2012 e al +1,4% nel 2013. La Germania è invece uno dei paesi su cui la stima 2012 è stata rivista al rialzo (di 0,4 punti, al +1%), ma la previsione sul Pil 2013 è stata invece ridotta di 0,1 punti, al +1,4%. Per la Francia il Fmi prevede +0,3% quest’anno e +0,8% il prossimo, rispettivamente 0,1 e 0,2 punti in meno dal mese precedente.

LA CRISI PEGGIORA, L’EUROPA DEVE AGIRE IN FRETTA

Secondo il Fmi, c’è il forte rischio di “un’ulteriore stretta del credito nella parte periferica dell’Eurozona”. Inoltre, le condizioni dei mercati azionari e valutari “sono peggiorate significativamente in maggio e giugno” e “la volatilità è salita ai massimi del 2012”, anche a causa dei timori di un’uscita della Grecia dall’Eurozona e dei problemi delle banche spagnole.

Nell’area euro è quindi “della massima importanza attuare pienamente” i recenti accordi su nuovi provvedimenti di stabilizzazione dei mercati, fra cui lo scudo anti-spread e la possibilità di utilizzare il fondo salva-Stati Esm per effettuare salvataggi diretti anche delle banche. Le recenti intese su nuovi meccanismi anti crisi sono “passi che vanno nella direzione giusta”, ma “fino a quando non saranno state prese tutte le misure necessarie – avverte il Fmi – la situazione delle economie dell’area euro continuerà ad essere precaria”.

LA BCE TAGLI ANCORA I TASSI E RIPRENDA ACQUISTI TITOLI DI STATO

Il Fondo monetario internazionale esorta quindi la Banca centrale europea a tagliare ancora i tassi d’interesse. Non solo: l’Eurotower dovrebbe anche a adottare una linea più aggressiva sulle misure straordinarie anti crisi, riattivando gli acquisti calmieranti di titoli di Stato.

Inoltre la Bce potrebbe effettuare una nuova operazione di maxi rifinanziamenti agevolato di lungo termine a favore delle banche (Ltro), dice l’istituzione di Washington nell’aggiornamento alla sua relazione sull’economia globale, il World Economic Outlook.

Per l’Fmi sarebbe necessario addirittura “un programma di acquisti di titoli in stile QE”, in riferimento alle operazioni di Quantitative Easing effettuate da Federale Reserve americana e Banca d’Inghilterra. Si tratta di acquisti di titoli di Stato finanziati mediante l’emissione di nuova moneta. Una ipotesi che non solo la Bce ha sempre escluso, ma che appare espressamente vietata dai trattati europei e che suscita forti contrarietà da parte della Germania e della Bundestbank.

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