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Export e investimenti: alla scoperta del Ghana

FOCUS INTESA SANPAOLO – Nella quarta economia dell’Africa subsahariana, stabilità politica e risorse naturali rappresentano un notevole potenziale per uno sviluppo manifatturiero ancora contenuto ma con opportunità uniche per il Made in Italy – Da gennaio a giugno 2014 grande recupero della produzione agricola, in particolare quella di cacao.

Export e investimenti: alla scoperta del Ghana

Il Ghana, con un PIL stimato in 47 miliardi di dollari nel 2013, è la quarta economia dell’Africa Subsahariana. Lo riporta un focus Intesa Sanpaolo, precisando che nell’ultimo decennio, grazie a una crescita economica sostenuta (7,7% medio nel decennio 2004-13), alla stabilità politica, alla solidità delle istituzioni e a un clima favorevole per gli affari che ha attratto consistenti capitali esteri (IDE pari mediamente al 7,3% del PIL nel periodo 2004-13), il Paese è riuscito a ridurre significativamente la povertà. Nel primo semestre 2014 la crescita del PIL ha accelerato al 5,9%, dal 5,4% nel secondo semestre 2013, ma ha frenato sensibilmente rispetto al 9,9% nel primo semestre 2013.

Da gennaio a giugno 2014 il recupero della produzione agricola, in particolare quella di cacao, ha più che bilanciato la frenata del comparto industria e di quello dei servizi. Nel dettaglio l’industria, che include minerario, manifatturiero, servizi di pubblica utilità e costruzioni ha registrato una diminuzione dell’estrazione di petrolio per il fermo del sito estrattivo TOR e il calo della generazione di energia elettrica solo parzialmente bilanciato dal balzo delle costruzioni. Dopo l’andamento dell’economia più debole di quanto inizialmente previsto nel corso del primo semestre, il Governo a metà ottobre ha tagliato per la seconda volta quest’anno la sua previsione della crescita del PIL ora indicata al 6,9% rispetto ad una stima iniziale dell’8%.

Nel corso del 2014, gli aumenti delle tariffe di gas ed elettricità e dei costi di alcuni servizi (trasporti, istruzione, salute) hanno determinato un’ulteriore accelerazione dell’inflazione, con il tasso tendenziale che a settembre è salito al 16,5%, il livello più alto da cinque anni. Il tasso tendenziale si è così portato sopra il limite superiore della fascia obiettivo, nonostante la stessa sia stata lo scorso aprile rivista al rialzo (dal 9,5% +/-2% all’attuale 12% +/-2%). Il tasso medio è previsto al 15% nel 2014, dall’11,7% nel 2013. La moneta del Ghana, il cedi, che segue un regime di fluttuazione controllata, dopo aver perso un quarto del suo valore nel 2013, nei primi dieci mesi del 2014 si è deprezzata di un ulteriore 36%.

L’ampio deprezzamento del cambio nominale ha portato il cambio reale effettivo sotto la media di lungo periodo ed eliminato la sopravalutazione (compresa tra il 7% ed il 14%). Nel 2013, il deficit pubblico è stato pari al 10,9% del PIL, superiore all’obiettivo iniziale del 9%, ma in calo rispetto al 12% nel 2012. Nel 2014, il deficit obiettivo, di recente rivisto al rialzo, è stato indicato pari all’8,8% del PIL.

L’economia del Ghana dipende ancora fortemente dal settore agricolo (coltivazioni, allevamento e legname), che contribuisce a circa un quarto del PIL e occupa il 43% della forza lavoro. Il Paese è il secondo produttore mondiale di cacao con una quota del 18% dopo la Costa d’Avorio che fornisce il 39% della produzione. Il cacao contribuisce a oltre il 10% delle esportazioni. Anche il settore minerario offre un importante apporto all’economia del Paese.

L’oro contribuisce a quasi il 40% delle esportazioni. Da fine 2010 è iniziata l’estrazione del petrolio da un giacimento offshore e, secondo stime recenti, la produzione media giornaliera di petrolio nel 2013 è stata pari a 0,1 milioni di barili mentre le riserve conosciute ammontano a 700 miliardi di barili. L’estrazione è attesa salire a 0,2 milioni di barili entro il 2016 con l’entrata in funzione di nuovi pozzi. Il Paese dispone inoltre di giacimenti di gas naturale. Lo scorso anno il petrolio ha contribuito al 28% delle esportazioni.

A oro e petrolio si aggiungono diamanti, bauxite e ferro. Le risorse naturali costituiscono un notevole potenziale per lo sviluppo dell’industria manifatturiera di trasformazione (lavorazione dei metalli, petrolchimica, fertilizzanti) che attualmente ha un peso contenuto (inferiore al 7,7%) e riguarda principalmente la trasformazione alimentare, l’industria leggera, il cemento e la piccola cantieristica. Il Paese deve ricorrere alle importazioni per soddisfare la domanda di beni di consumo, di investimento ed intermedi.

I servizi, principalmente trasporto, commercio e ristorazione, sono fortemente dipendenti da agricoltura e minerario. In riferimento al PIL, considerando i primi dieci Paesi dell’Africa Subsahariana, il Ghana (72°) è nella parte alta della classifica Doing Business della Banca Mondiale, preceduto solo dal Sud Africa (41°); riguardo l’indice di sviluppo umano (HDI), che tiene conto dell’aspettativa di vita, del grado di istruzione e del reddito pro capite, si colloca nel primo quarto assieme, tra gli altri, al Sud Africa. Il 72% della popolazione ha accesso all’energia elettrica (la quota più consistente dopo il Sud Africa). Il tasso di povertà è sceso di oltre 20pp nell’ultimo decennio ed è tra i più bassi nell’Africa Subsahariana (24,2). Tuttavia, la carenza di infrastrutture costituisce ancora un freno allo sviluppo. La legge che fissa le regole per l’utilizzo della ricchezza petrolifera (Petroleum Revenue Management Act) destina il 70% delle entrate dalla vendita di idrocarburi agli investimenti e indica come prioritari le infrastrutture, la modernizzazione del settore agricolo e le costruzioni.

Il Ghana presenta una stabilità politico-istituzionale ed una lunga tradizione democratica non comuni in questa regione africana dove abbondano i conflitti alimentati da divisioni etnico/tribali, fattori religiosi e rivendicazioni territoriali. Questa stabilità favorisce l’afflusso di capitali dall’estero sia IDE che di portafoglio (a breve data la debolezza del cambio) e l’accesso ai mercati internazionali dei capitali.

La Bilancia dei Pagamenti registra un elevato disavanzo di parte corrente (12% del PIL nel 2013) determinato principalmente dai disavanzi della bilancia commerciale e dei conti servizi (al commercio) e redditi (remunerazione dei capitali investiti nel Paese). Il conto trasferimenti è invece in surplus, grazie alle rimesse dei lavoratori emigrati. Il livello delle riserve è basso (import cover 3,2, reserve cover 0,6) e il Ghana ha in corso trattative con il FMI per un prestito.

A fronte della carenza di capitali per finanziare il proprio sviluppo, il Ghana ha ottenuto ripetuti finanziamenti sotto il Programma PRGF (Poverty Reduction and Growth Facility) di sostegno alla crescita e alla riduzione della povertà del FMI. Nel 2006 il debito multilaterale verso la Banca Mondiale, il FMI e la Banca Africana dello Sviluppo è stato cancellato dopo che il Paese ha soddisfatto i criteri previsti dai programmi MDRI (Multilateral Debt Relief Initiative) e HCPI (Heavily Indebted Poor Countires Initiative) gestiti congiuntamente dal FMI e dalla Banca Mondiale. Il debito estero è così sceso da 7,5 miliardi nel 2003 a 3,6 mld nel 2006. Negli anni successivi il debito estero è però tornato a salire portandosi a 14,5 miliardi (30,7% del PIL) nel 2013. Il Ghana ha in corso trattative con il FMI per un prestito stan-by.

Nell’ultimo anno il debito sovrano in valuta del Ghana è stato interessato da nuovi tagli di rating da parte delle principali agenzie (da B+ a B per Fitch, da B a B- per S&P e da B1 a B2 per Moody’s). Le stesse sottolineano la debole posizione fiscale ed esterna, la bassa copertura delle importazioni e del fabbisogno finanziario esterno garantita dalle riserve, e la necessità di politiche di aggiustamento destinate a pesare negativamente sulla crescita. Un quarto del totale debito domestico è verso entità estere e comporta, a fronte della cresciuta instabilità valutaria, un elevato rischio di roll-over. Senza dimenticare che la posizione esterna è particolarmente sensibile al prezzo dell’oro, che contribuisce a oltre un terzo delle esportazioni.

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