L’analisi congiunturale del Centro studi Confindustria vede diverse ombre per l’Italia in questo primo scorcio di 2026, ma per il resto dell’anno ci sono segnali di recupero. Secondo Congiuntura Flash export e consumi zavorrano l’industria, mentre sono potenzialmente positivi gli impatti del decreto energia e migliorano fiducia delle famiglie e servizi.
Per l’intero 2026 i dati suggeriscono un lieve miglioramento: la dinamica 2026 per la manifattura è una moderata crescita, dice via dell’Astronomia, tornando al segno positivo dopo 3 anni negativi. Si tratterebbe di un parziale recupero dei livelli persi. Non abbastanza in alcuni casi per sanare le perdite recenti, ma almeno l’inizio di un sentiero positivo.
Dopo il buon quarto trimestre 2025 (+0,3% il Pil), trainato dagli investimenti del Pnrr, a migliorare in Italia a gennaio sono la fiducia delle famiglie, mentre si nota un’accelerazione dei servizi. L’industria invece resta volatile e la risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili. Il costo dell’energia alto e in salita (71 dollari al barile il petrolio a febbraio, a gennaio il gas a 33 euro Mwh) può scendere in modo sostanziale per famiglie e imprese grazie al decreto del governo, se approvato dalla Commissione Ue. Restano positivi i segnali per gli investimenti in impianti e macchinari: a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere, in particolare nei beni strumentali, peggiora per il terzo mese consecutivo la fiducia delle imprese di costruzione.
Consumi ancora lenti a inizio anno
Per i consumi l’inizio dell’anno è ancora lento: a dicembre le vendite al dettaglio sono calate, -0,9% in volume, quasi azzerando la crescita nel quarto trimestre, +0,1 per cento. A gennaio però aumentano gli acquisti di autovetture. La fiducia delle famiglie migliora un po’ a inizio 2026, il numero di occupati cresce comunque di +0,3% nel quarto trimestre. Cala invece la fiducia delle imprese nel commercio, sebbene i giudizi sulle vendite restino positivi.
Per l’industria c’è un debole recupero: il quarto trimestre 2025 è rimasto positivo, +0,9%, anche se la produzione industriale a dicembre è tornata a calare, -0,4% dopo +1,5 per cento. La risalita è fragile, perché i dati mensili sono molto volatili e la domanda, da export e consumi, resta debole. Anche l’export è volatile: cresce a dicembre, +0,6%, ma cala nel 4°trimestre, -1,9%.
Emerge una rapida riconfigurazione degli scambi: l’export è stato trainato dai farmaci verso gli Usa, dai metalli in Svizzera. La filiera farmaceutica ha generato parte del balzo dell’import da Cina e Usa. Le prospettive a gennaio 2026 restano deboli per gli ordini esteri manifatturieri, seppure in lieve miglioramento.
Nell’Eurozona ci sono segnali di timida ripartenza: nel quarto trimestre 2025 il pil dell’area è cresciuto dello 0,3% e l’occupazione dello 0,2 per cento. Negli Usa bene l’economia ma è debole il lavoro, in India la manifattura è in espansione.
Industria in recupero nel 2025
Il documento dedica un focus all’andamento dell’industria: ancora giù, ma qualcosa è cambiato. Nel 2025 dalla fase di fine caduta si è passati a un parziale e debole recupero ma non si è arrivati ad una netta inversione di tendenza. Nella media d’anno c’è stata una riduzione in termini di produzione, seppur contenuta, -0,2%, dopo l’ampia caduta del biennio 2023-2024, -2,0% e -4,0 per cento.
Il numero dei settori in crescita nel 2025 è aumentato dal 2024: sono saliti da 4 a 9. Ma la strada è lunga: solo 3 settori manifatturieri, su 22, sono cresciuti sia nel 2024 che nel 2025, 12 hanno segnato cali sia nel 2024 che nel 2025, anche se la variazione è stata meno ampia. Automotive e moda sono in difficoltà: hanno avuto due anni di caduta, anche se attenuata nel 2025. Per l’auto, -10,3%, tra i motivi ci sono i prezzi in salita, l’incertezza sulle norme, l’aumento dell’import. La chimica segna un calo maggiore nel 2025, -2,6%, rispetto al 2024 per problematiche strutturali.
La farmaceutica, tra i settori in crescita, +3,8%, ha visto salire fortemente l’export, +28,5% su base annua, il più elevato di tutti i comparti, con un surplus estero di 11,4 miliardi. Spicca la crescita in Usa, +54%, legata all’accumulo di scorte. Anche il metallurgico, +4,0%, è stato sostenuto moderatamente nel 2025 dall’export. L’alimentare è in controtendenza e non ha subito cadute, insieme agli “altri mezzi di trasporto”.
Ci sono fattori di ostacolo che frenano tutti i settori, dall’energia cara al dollaro debole, i dazi e quindi l’export di beni in calo, l’elevata incertezza, l’alta quota del risparmio delle famiglie e quindi i consumi fiacchi. Viceversa aiutano l’industria i tassi di interesse minori rispetto al 2023, il credito alle imprese che è ripartito, la buona dinamica degli investimenti.
