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Energia: la tassa sugli extraprofitti e il rischio dei prezzi all’insù. In Francia la supertassa c’è ma la benzina rincara

La tassa sugli extraprofitti delle aziende esiste ma non garantisce risultati apprezzabili. Il governo annuncia l’aumento di quella sulle imprese energetiche e le aziende reagiscono

Energia: la tassa sugli extraprofitti e il rischio dei prezzi all’insù. In Francia la supertassa c’è ma la benzina rincara

Se non è un’ossessione manca poco. La tassa sugli extra profitti delle aziende energetiche attraversa l’Europa come una nuvola minacciosa. In Italia la questione ha diviso la politica per mesi per poi arenarsi​ davanti alla Corte Costituzionale in seguito a ricorsi. Sindacati e associazioni verdi non demordo​no e periodicamente tornano a chiederne l’istituzione.

Gli effetti macroeconomici sull’introduzione di un gravame per le company sono, però ,dubbi. Il primo e perverso esempio riguarda il prezzo finale dei carburanti. Effetti ancora più incerti sono quelli per le politiche ambientali, dove le posizioni più radicali vedono ben capitalizzata la super tassa. ​Gli investimenti per la green economy sono una variabile che nessun governo al mondo fino a oggi è riuscito a imporre. ​Tutti i paesi industrializzati sono per la sostenibilità ambientale e industriale ma poi sono i sussidi pubblici quelli che stanno facendo la differenza. Dagli Usa, all’Europa, alla Cina i programmi con denaro pubblico non si contano più. Ma cosa succede al consumatore finale se la tassa viene applicata?

I profitti delle aziende separati dall’ambiente

Quello che avviene in questi giorni in Francia lo spiega bene. Il premier Gabriel Attal ha annunciato la creazione di una task force per la maggiore tassazione delle rendite delle società energetiche e ​subito la Total ha risposto che in quel caso non applicherà più il prezzo calmierato di 1,99 euro al litro ​della benzina: il più economico in tutto il paese. Del resto la società ha investito 16 milioni di euro nella transizione.

Gli affitti inframarginali delle società energetiche​ – l’acronimo è Crim – sono già tassati in Francia​ dal 2023. ​Il governo francese rispetto all’Italia, ​che ha inserito la supertassa nella manovra di bilancio, è meno attendista ed esitante per cui la strada per prendere più soldi dalle compagnie sembra tracciata. L’attuale Crim va inasprita, ha detto il ministro dell’economia Bruno Le Maire. In tutta Europa il 2023 ha  registrato acquisti e consumi record di petrolio e gas.

Le società hanno accumulato superprofitti che, per i fautori della supertassa, non vanno a sufficienza a investimenti ambientali. In Francia​ ​il gettito dell’extra ha fruttato appena 300 milioni di euro ​in un anno, ​”dieci volte meno di quanto previsto e questo non è accettabile” ha aggiunto Le Maire.​ Diciamo anche che nonostante tutto, il governo le sue politiche ambientali le sta attuando a cominciare dalla capitale Parigi che si prepara ad accogliere milioni di persone in condizioni ottimali per le Olimpiadi di luglio.

Dividendi, tasse ed elezioni

Ma ciò che muove la volontà di aumentare la tassazione è anche la circostanza che le società quotate in borsa (molte energetiche) in queste settimane distribuiscono dividendi miliardari o fanno buyback. I verdi ovunque spingono perché i super profitti vadano alle fonti rinnovabili o alla riduzione delle emissioni di CO2. ​Nei fatti questa correlazione non c’è e gli investimenti nella transizione energetica ​hanno ormai una configurazione separata. Se non ci sono i finanziamenti pubblici di cui si diceva, bisogna aspettare che siano le aziende a farsi carico di trasformare le produzioni o fare revamping. Ad ogni modo il giovane premier francese si è impegnato a presentare all’assemblea nazionale una proposta entro giugno.

È tutta da definire anche l’asticella che fa scattare la supertassazione. Un esempio vigente è l’imposta supplementare alle società che gestiscono autostrade e aeroporti, con una redditività superiore al 10% e utili superiori a 120 milioni di euro. Edf, Total, Engie sono molto attente in questi giorni a quello che si vuole elaborare e che in un certi senso era già stato respinto mesi fa. Tutto accade alla vigilia delle elezioni europee con i sondaggi non favorevoli a Renaissance del presidente Emmanuel Macron.

Le tasse saranno un tema cruciale della campagna elettorale dopo proteste e scioperi che da mesi sconvolgono la Francia. È anche in questo contesto che il presidente dice che non aumenterà le tasse alle “classi medie che lavorano o che hanno lavorato tutta la vita”. Allora, sceglie le aziende super ricche. Molto meglio se Attal presenterà la proposta di aumento della Crim dopo le Europee. Intanto gli ambientalisti se ne faranno una ragione: la supertassa non aiuta l’ambiente.

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