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Elezioni Usa, un pareggio che piace ai mercati

I mercati finanziari prediligono le situazioni di equilibrio tra le opposte forze politiche consacrate dalle elezioni di midterm – A Piazza Affari la trimestrale di Intesa Sanpaolo dà slancio alle banche ma lo spread risale – Borsa fredda su Ferrari – Boom della Juventus (+10%)

Elezioni Usa, un pareggio che piace ai mercati

“Grazie al vostro voto domani sarà un nuovo giorno per l’America”. Così Nancy Pelosi, speaker democratica alla Camera, ha salutato la conquista della maggioranza alla Camera dopo otto anni. “È stato un grande, anzi un tremendous success”, è stato il commento di Donald Trump: i repubblicani, infatti, rafforzano la presa sul Senato e difendono la roccaforte del Texas.

Al di là delle interpretazioni, le elezioni di mid term hanno cambiato gli equilibri politici. Sarà assai più difficile, se non impossibile, per il presidente procedere ad un nuovo capitolo della riforma fiscale, con nuovi tagli per i ceti medi. Anche in materia di dazi e di politica dell’immigrazione (a partire dal famoso muro con il Messico) il presidente dovrà affrontare ostacoli forse insormontabili. È scontato, poi, che i democratici sfrutteranno il maggior peso politico riaprendo alcuni dossier scomodi, dalle le presunte evasioni fiscali di Trump ai suoi rapporti con Mosca. Difficile che si arrivi alla richiesta di impeachment, ma è certo che Trump non ha più le mani libere.

A giudicare dalle prime reazioni, la nuova situazione non dispiace ai mercati. “I precedenti storici – si legge in una nota di Pimco – dicono che a Wall Street piace una situazione di equilibrio tra le forze politiche”. I futures sul Nasdaq avanzano dello 0,4%, quelli sull’indice S&P dello 0,3%, in lieve ribasso il dollaro, a 1,145 sull’euro. Ieri gli indici di Wall Street sono saliti dello 0,6% circa.

Salgono le Borse della Cina. Hong Kong guadagna l’1%, Shanghai lo 0,4%. Debole nel finale di seduta la Borsa del Giappone (-0,28%), ma con volumi molto bassi: Nikkei +0,5%. Sulla parità Seoul. Chiusa Mumbai per la festa del Diwali.

Ancora debole il petrolio, frenato dalle ampie deroghe sull’embargo a Teheran. In più, gli Stati Uniti hanno anticipato ieri che nel 2018 la loro produzione petrolifera raggiungerà i 10,9 milioni di barile al giorno, dai 9,35 milioni di un anno prima: si tratta dell’incremento anno su anno più forte della storia. Il greggio del Mare del Nord ha chiuso in calo dell’1,4%, oggi tratta a 72 dollari il barile, 14 dollari in meno dei massimi di periodo toccati in ottobre. La discesa dei prezzi è accompagnata da un rimbalzo dei margini di raffinazione del petrolio in area Mediterraneo, scesi molto nel corso dell’estate. Eni cede lo 0,74%, Saipem il 2,1% circa.

PIAZZA AFFARI PIATTA. L’INDICE PMI ANTICIPA PIL IN CALO

Archiviate le elezioni Usa, torna in primo piano lo strappo tra l’Italia e la Comunità Europea confermata dall’assenza di progressi nella riunione dell’Ecofin. Intanto continuano ad arrivare segnali negativi dall’Italia. L’indice Pmi servizi ha chiuso sotto quota 50 molto al di sotto delle stime. “Il dato – ha commentato Giuseppe Sersale di Anthilia – lascia intendere la possibilità di un calo del prodotto interiore lordo nel quarto trimestre dell’anno: la brusca frenata mostra chiaramente che l’economia italiana sta patendo sempre di più le tensioni politiche e le turbolenze del mercato”.

Non si sblocca intanto il confronto con i partner Ue: la Commissione europea chiede modifiche “sostanziali” alla manovra da comunicare il giorno 13. Se non ci saranno modifiche, il 21 novembre la Commissione potrebbe stilare un rapporto critico sul debito italiano, primo passo di una procedura disciplinare contro Roma.

Poco mossa ieri Piazza Affari: -0,07% a 19.268 punti. Quasi piatta anche Francoforte (-0,09%). Parigi -0,51%. Assai più marcato il calo di Londra, frenata dai conti deludenti di Vodafone e British Telecom.

Lo spread ha chiuso la giornata a quota 298. Il rendimento dei decennali è salito al 3,40%.

INTESA BATTE LE STIME, VERSO UN DIVIDENDO RECORD

A sostenere l’indice di Piazza Affari sono state alcune trimestrali più positive del previsto.

In grande evidenza Intesa San Paolo (+1,28%), grazie ai conti sopra le attese e alla conferma della guidance sul dividendo. “Confermiamo tutti gli obiettivi del Piano d’Impresa 2018-2021, i target di utile” e il pay-out per la fine del 2018”, ha detto il ceo Carlo Messina nella conference call con gli analisti a commento dei risultati trimestrali. “Sono un amante dei dividendi – ha aggiunto – Posso dire che a fine anno gli azionisti saranno molto contenti”. Il primo gruppo bancario in Italia ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto a 883 milioni di euro sopra le stime degli analisti pari a 785 milioni. L’istituto punta a chiudere l’anno con un utile netto superiore a 3,8 miliardi, grazie a 3,4 miliardi di plusvalenza netta derivante dalla partnership con Intrum da contabilizzare entro l’anno.

La performance di Intesa permette all’indice di settore di chiudere in progresso dello 0,7%. Salgono anche Unicredit (+0,6%) e Banco Bpm (+0,9%). In calo Ubi (-0,6%) e Bper (+0,7%).

CAMPARI E MEDIASET, RIALZI ECCELLENTI

L’altra nota positiva riguarda i conti di Campari (+3,7%), miglior blue chip di giornata. La società ha archiviato i primi nove mesi con un utile prima delle imposte rettificato pari a 249,4 milioni, +4,7%. L’ebitda rettificato è stato di 299,8 milioni. In miglioramento anche l’indebitamento netto da 981,5 milioni a 913,8 milioni.

Acquisti anche su Mediaset (+2,4%) favoriti dall’aumento del 2,5% delle entrate pubblicitarie sui nove mesi.

BROKER FREDDI SU FERRARI

I broker hanno invece bocciato i risultati di Ferrari (-2,13%). SocGen ha deciso di abbassare il target price a 103,50 euro da 113 euro, il giudizio resta Hold. JPMorgan ha tagliato il prezzo obiettivo a 122 dollari da 127 dollari. Un altro broker, Invest Sec., lo ha ridotto a 123 euro da 133 euro, pur confermando il Buy.

Debole Fiat Chrysler (-0,22%) nonostante la promozione di SocGen a Buy. Da segnalare il balzo di Juventus (+10,15%).

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