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Elettricità e energia, altri tre anni di prezzi alti

S&P valuta l’impatto sui prezzi della transizione energetica. Pressione sulle utility, in rialzo i titolo energetici. Saipem guida il listino

Elettricità e energia, altri tre anni di prezzi alti

Altri tre anni di prezzi alti per l’energia. È il verdetto dell’ultimo report di S&P sull’evoluzione della transizione energetica. Dopo i balzi in avanti dei prezzi del gas e degli ETS (Emission Trading System) cioè dei certificati che consentono di emettere CO2 agli impianti termici e alle aziende che bruciano combustibili fossili, tutta l’Europa deve fronteggiare il costo di una transizione che fa salire le bollette elettriche prima che l’effetto positivo della produzione da fonti rinnovabili alleggerisca il costo della fattura energetica. I governi corrono ai ripari anche per non scatenare la protesta delle fasce più deboli della popolazione ma il fenomeno è strutturale e richiederà tempo per essere “domato”.

“I prezzi dell’energia continueranno ad aumentare nel 2022-2023 in Europa a causa di una contrazione dell’offerta” sostengono gli analisti di S&P che sottolineano anche come “gli obiettivi ambientali più ambiziosi dell’Europa accelereranno la chiusura di capacità di generazione termica e nucleare, che non potrà essere interamente compensata dalle fonti rinnovabili per i prossimi tre anni, portando a una maggiore volatilità dei prezzi legata al clima nel medio termine”. Questione che interessa molto da vicino il nostro Paese, in scia a un evidente ritardo sui target europei nelle installazioni rinnovabili. Anche per questo, in Italia sono previsti prezzi dell’energia “più alti che negli altri mercati europei fino al 2025, a causa di una strutturale carenza di offerta” che dovrebbe portare a “un aumento della capacità delle interconnessioni a 12,7 gigawatt nel 2025″.

Piuttosto pessimista lo scenario delineato da WisdomTree: “Stiamo assistendo a un altro caso di shock dal lato dell’offerta – afferma il recente report di Nitesh Shah, Director-Commodity Strategist per l’Europa che spinge l’inflazione. Non c’è niente che le banche centrali possano fare per mitigare il problema. Anzi, l’aumento dei tassi d’interesse o la riduzione dei programmi di allentamento quantitativo aumenterebbero addirittura le difficoltà economiche per le famiglie e le aziende”. Le preoccupazioni includono anche un aggravarsi della crisi energetica in inverno in caso di una stagione particolarmente fredda. “Prevedere le condizioni meteo e del vento a lungo termine è difficile. Quindi è troppo presto per dire che avremo un problema in inverno. Ma quello che sappiamo è che le scorte di gas naturale negli Stati Uniti e in Europa sono basse e quindi la coperta è corta” è la conclusione.

Il surriscaldamento dei prezzi delle materie prime sta scaricando pressione sulle utility mentre ne beneficiano i titoli energetici e le quotazioni del petrolio e del gas. Il petrolio torna a salire di oltre l’1% mentre il settore dell’energia in Europa sale dell’1,6% e quello delle materie prime dell’1,3%. A Piazza Affari in testa al listino Saipem avanza del 3,3%, Tenaris dell’1,7% mentre Eni avanza dell2,15%. I prezzi del petrolio, dopo due sedute in calo, hanno ripreso a salire con i contratti sul Brent in progresso dell’1,04% a 74,67 dollari al barile e quelli sul Wti dell’1,23% a 71,15 dollari al barile. A Londra sono in fibrillazione i titoli Royal Dutch Shell (+3,8%) ha accettato di vendere tutti gli asset nel bacino Permiano, il giacimento petrolifero più attivo degli Stati Uniti, a ConocoPhillips per circa 9,5 miliardi di dollari in contanti. Rialzi vicini al 2% per gli altri i titoli del comparto a partire da Bp (+2%) e Antofagasta (+1,9%).

A Bruxelles, intanto, cresce il timore che l’attuale surriscaldamento dei prezzi possa complicare l’attuazione del Green Deal. “La cosa che non possiamo permetterci è che la questione sociale finisca per contrapporsi a quella climatica. La vedo molto chiaramente questa minaccia ora che discutiamo dei rincari dei prezzi dell’energia”. A lanciare l’allarme, durante la plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, è stato il vice presidente della Commissione Ue Frans Timmermans intervenuto sul tema dei rincari sulle bollette. Negli ambienti europei si teme che i governi nazionali finiscano per rallentare il ritmo della riconversione dell’economia in senso sostenibile per evitare di perdere consensi. 

Ultimo aggiornamento alle 12:08 di martedì 21 settembre

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