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Dopo Brexit, socialisti europei: “E’ l’ora di una svolta federalista”

Per l’europarlamentare Gianni Pittella il negoziato dovrà accelerare l’uscita e non perdere tempo. Essenziale prendere lo spunto per migliorare la flessibilità del Fiscal Compact e fare del piano Juncker un vero e proprio piano di investimenti . Il ruolo dell’Italia? Ha in mano la bussola dell’Europa progressista. In quest’ottica, il referendum di ottobre è uno spartiacque fondamentale: “Se perdiamo lì, perdiamo la possibilità di avere un’Europa unita”.

Dopo Brexit, socialisti europei: “E’ l’ora di una svolta federalista”

Poche ore prima che la tragica notte di Nizza cominciasse, i Federalisti Europei, insieme a esperti e addetti ai lavori, erano riuniti nella sede della Sezione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (AICCRE) di Roma, sopra Fontana di Trevi. Tema della tavola rotonda, le concrete conseguenze di Brexit dal punto di vista delle politiche comunitarie per il rilancio dell’integrazione europea. Il clima, a dispetto di quello che si respira oggi, era di una certa lontananza dalle tragedie che pure hanno sconvolto l’Unione fino a pochi mesi fa, da Parigi a Bruxelles – senza voler considerare quelle ai confini, come l’ultima di Istanbul. Ci si è interrogati, infatti, sull’occasione, piuttosto che sulla crisi, che l’uscita del Regno Unito può significare per l’Europa. Un’ultima chance, è stato questo il leit motiv, per dare un concreto e solido futuro all’Unione.

“Il modello intergovernativo tira fuori il peggio dell’Unione Europea”. Attacca così il suo intervento il capogruppo dei Socialisti europei a Bruxelles, Gianni Pittella. Un contributo, quello dell’europarlamentare lucano, molto duro rispetto al comportamento da adottare con gli ex-partner inglesi. Occorre, dice, accelerare il processo di uscita effettiva del Regno Unito dall’Unione, per coerenza con gli altri Stati membri, ma anche con l’elettorato inglese. Tardare ad attuare la ratifica del recesso, ha solo lo scopo di dare il tempo alla nuova Downing Street per negoziare il miglior accordo per la sua vita fuori dall’UE, senonché quello di ottenere più tempo per ricucire le spaccature interne al Regno unito – si pensi alla Scozia, all’Irlanda del Nord e alla stessa Londra.



Dopo le considerazioni, si rivolge all’organizzazione dell’evento, il Movimento Federalista Europeo e l’associazione Alternativa Europea – think tank con la mission di spingere il futuro europeo verso il modello democratico federalista – spiegando quali saranno le linee guida dell’azione europarlamentare del gruppo socialista.

Innanzitutto, continua Pittella, sarà essenziale giocare bene il braccio di ferro per ammorbidire gli oneri derivanti dal fiscal compact, potenziare il piano Junker con l’ottica di trasformarlo in un vero e proprio piano d’investimento a livello Europeo – prevedendo sgravi dalle regole comunitarie di bilancio. Nel medio periodo, inoltre, occorre spingere verso una convenzione con l’elettorato europeo per la modifica dei trattati. In pratica, i socialisti europei si muoveranno, tra il 2017 e il 2018, verso una costituente che abbia l’obiettivo di compiere il decisivo passo in avanti federalista – caro tanto alla famiglia socialdemocratica europea, quanto, ovviamente, all’audience di giornata. Le misure da inserire nella futura Europa, conclude, sono poche ma decisamente rivoluzionarie: bilancio europeo, Ministero del Tesoro europeo, elezione del Parlamento Europeo tramite liste transnazionali, elezione diretta del Presidente della Commissione.

Obiettivi ai limiti dell’utopia, certo, ma per la realizzazione dei quali è imprescindibile la presenza forte e decisa dell’Italia. Con una Francia dove il partito di Hollande è ai minimi storici, con la Spagna immersa nella più totale confusione politica, l’Austria in bilico dall’essere governata da una forza ultra-conservatrice, un Portogallo populista, l’Italia ha in mano la bussola dell’Europa progressista. In quest’ottica, il referendum di ottobre, chiosa ancora Pittella, è uno spartiacque fondamentale: “Se perdiamo lì, perdiamo la possibilità di avere un’Europa unita”.

Oltre al denso intervento del capogruppo dei Socialisti Europei, interessanti le note dell’esperto giurista europeo Vincenzo Guizzi, che ricorda come l’attuazione dell’Art.50 del TUE – che regola il diritto di recesso di uno stato membro dall’UE – sia sottoposto da una parte ad approvazione a maggioranza qualificata del Consiglio, e dall’altra necessiti del via libera del Parlamento Europeo. Un processo sicuramente non breve, ma anche ostico date le diverse posizioni in merito al trattamento del Regno Unito in sede di consesso europeo. Essenziale, quindi, un processo di chiarimento di quale sia la posizione rispetto al futuro dell’Europa per tutti gli stati membri, specificando se occorre indirizzarsi verso un processo di rafforzamento dell’Unione Europea in ottica centripeta, o di ampliamento con prospettive centrifughe.

Un momento, quello di ieri all’AICCRE con i Federalisti Europei e Alternativa Europea, di fondamentale utilità per tornare a discutere e proporre soluzioni a un’Europa che non può e non deve fermarsi a un botta e risposta con gli attentati terroristi – che molto spesso nascono entro le frontiere dell’Europa stessa. Continuare a lavorare per il futuro di un’Europa unita – politicamente, economicamente e culturalmente – appare essere l’unica risposta utile ai tanti interrogativi posti dalle ormai troppo frequenti stragi. Utile, al riguardo, segnalare le parole che proprio Pittella ha scritto sul suo profilo Twitter: “Un nuovo, terribile, odioso attentato contro la civiltà e l’umanità. Il terrorismo non ci piegherà mai. L’Europa risponda unita”.

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