Condividi

“Dazi, impatto su inflazione deve ancora arrivare. Scontro Usa-Cina per l’IA, ecco chi vince. E l’oro continuerà a salire”: parla Cesarano (Intermonte)

Negli Usa l’economia deve fare i conti con un mercato del lavoro più debole e un’inflazione ancora alta, ma a oggi non si conosce ancora il reale impatto dei dazi di Trump. Nel Vecchio Continente la spina nel fianco sono i deficit di bilancio. Cosa c’è da aspettarsi? Quali conseguenze sui listini? Parla Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte

“Dazi, impatto su inflazione deve ancora arrivare. Scontro Usa-Cina per l’IA, ecco chi vince. E l’oro continuerà a salire”: parla Cesarano (Intermonte)

All’indomani della decisione della Federal Reserve di tagliare i tassi d’interesse Usa di 25 punti base, la lettura degli scenari restituisce un quadro dell’economia a stelle e strisce stretta tra un mercato del lavoro in rallentamento e un’inflazione ancora alta, mentre ancora non si può conoscere il vero impatto dei dazi imposti da Trump. È l’intelligenza artificiale il traino, ma gli Stati Uniti ora si trovano a dover competere con la Cina, rispetto alla quale risultano più deboli sul tavolo negoziale visto che sono dipendenti dalle sue terre rare. Nel Vecchio Continente è soprattutto la Francia a preoccupare per il suo deficit: il momento più delicato sarà l’autunno, alla presentazione delle leggi di bilancio. Dunque, cosa c’è da aspettarsi e quale sarà l’impatto di tutto ciò sui mercati? In questa intervista con FIRSTonline, Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, traccia i possibili scenari.

Dopo il taglio dei tassi della Fed e, soprattutto, dopo le parole del suo presidente, Jerome Powell, che indicazioni si possono raccogliere in merito allo stato di salute dell’economia Usa, compresi il mercato del lavoro e i prezzi al consumo?

“I dati sul mercato del lavoro statunitense stanno rappresentando il fulcro decisionale delle mosse della Federal Reserve, dopo le forti revisioni al ribasso di agosto. Su questa base, la Banca Centrale Usa ha operato il taglio dei tassi di settembre e, al momento, anche lo scenario previsto dai membri del Fomc è orientato verso due ulteriori tagli entro la fine del 2025”.

Al momento come si può valutare l’effetto dei dazi sulle economie mondiali?

“Ad oggi, l’impatto dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump si è avvertito sul mercato del lavoro, ma non ancora sull’inflazione. Questo, forse, per via delle scorte preventive che le aziende hanno effettuato prima del Liberation Day e, in seguito, prima dell’entrata in vigore delle aliquote finali, dopo la proroga di 90 giorni con dazi al 10%. Di fatto, quindi, occorrerà attendere lo smaltimento di tali scorte per valutare l’effettivo impatto sui prezzi che potrebbe materializzarsi non prima dell’inizio del prossimo anno.
Di conseguenza, l’attenzione dell’opinione pubblica e dei responsabili della politica monetaria nei prossimi mesi potrebbe focalizzarsi sull’entità del rallentamento occupazionale”.

Che cosa si può dedurre, dopo il Fomc, dell’attuale stato di indipendenza della Fed, in relazione ai recenti attacchi e pressioni da parte di Trump su Powell, fino alla richiesta di licenziamento, per ora sospesa, della governatrice Lisa Cook e all’inserimento invece del fedelissimo Miran?

“In questo contesto, sta aumentando la percezione di una Fed più “trumpiana”, ossia orientata a tagliare i tassi anche nell’ipotesi di un rigurgito inflattivo, che verrebbe considerato solo temporaneo. Per questa ragione, negli Stati Uniti i tassi nominali sul segmento 3-10 anni stanno calando, malgrado l’aumento delle attese di inflazione. Allo stesso tempo, il nuovo membro Fed Stephen Miran (contestualmente anche a capo dei consiglieri economici di Trump) sta enfatizzando il fatto che la Banca Centrale persegua non due ma tre mandati, come da riforma dell’atto costitutivo della Fed del 1977. Questo terzo mandato, oltre a quello su occupazione e inflazione, si riferisce al mantenimento di tassi a lungo termine moderati. Infine, c’è grande attesa per la nomina del successore di Powell da parte del presidente Trump. Tutto questo comporterebbe una Fed orientata al taglio dei tassi e al mantenimento di tassi bassi a lungo termine”.

Le finanze statunitensi riusciranno veramente a migliorare, come dice Trump, in relazione alle sue politiche?

“Lo scenario appena descritto, in estrema sintesi, porterebbe a un calo dei tassi reali – tassi nominali al netto delle aspettative di inflazione – che sarebbe positivo per il comparto azionario per fine anno, anche in vista di una contestuale fase di politica fiscale espansiva per effetto del One Big Beautiful Bill”.

Capitolo intelligenza artificiale: i valori continuano a crescere e gli investitori si chiedono fino a quando durerà e se non si tratti di una bolla. Dubbi, peraltro, che sono anche emersi recentemente al Mit di Boston e all’amministratore delegato di OpenAI. E poi si è fatta sentire l’avanzata delle tech cinesi. Sono davvero una sfida per le Magnifiche Sette? Che impatti ci potrebbero essere sugli equilibri del settore?

“In questo contesto, lo scontro Usa-Cina vede la seconda alzare il tiro, con il fronte cinese che si è capovolto: da essere dipendente dai chip statunitensi al divieto di acquisto dei chip di Nvidia, al fine di stimolare la produzione interna di questi componenti. Gli Usa, pertanto, rimangono più deboli sul tavolo negoziale, dal momento che risultano dipendenti dalle terre rare cinesi, fondamentali per il comparto delle auto elettriche e per la difesa. Il settore tecnologico cinese appare pertanto in forte ascesa: non solo la capacità di fare di più a meno, evidenziata per prima da Deepseek ad inizio anno, ma ora anche un forte stimolo a produrre chip in casa, con i primi importanti esempi di Alibaba, Baidu e Huawei”.

La Francia in questo momento viene considerata il malato d’Europa. Pensa che il nuovo premier riuscirà ad approdare a un contenimento del deficit e ai tagli ipotizzati dal governo precedente? Che cosa rischia davvero la Francia viste le sue finanze pubbliche? Ci sarà un effetto domino sulle altre nazioni, Italia compresa?

“Sul fronte debito pubblico, i casi francese e inglese presentano analogie rappresentate da conti pubblici in difficoltà con elevati deficit e assenza di un supporto popolare per politiche di rientro. L’attesa è per il momento chiave della presentazione delle leggi di bilancio, tra ottobre e novembre, tempi non facili ma che alla fine potrebbero essere superati con un mix di manovre di rientro e, dall’altra parte, con l’assunzione implicita di un eventuale supporto da parte delle Banche Centrali, in casi estremi. La Bce a questo scopo ha il piano Tpi, ma occorre che il governo del Paese che beneficia del piano si impegni anche a manovre di rientro”.

E poi ci sono gli scenari geopolitici che al momento non sembrano aver interessato più di tanto gli investitori. È difficile immaginare il futuro, ma, in ogni caso, come vede la situazione?

“Sul fronte geopolitico, la situazione diventa sempre più calda, dopo la parata militare cinese dello scorso 3 settembre (per celebrare la resa del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale) e dopo l’intensificazione della guerra in Ucraina e le provocazioni russe con gli sforamenti dei cieli attraverso l’impiego di aerei, ma soprattutto di droni. Quest’ultimo fattore ha portato all’accentuarsi del dibattito sul possibile uso delle riserve russe congelate in Belgio, tema molto sensibile soprattutto per il cambio valutario. In prospettiva, con l’arrivo dell’inverno e quindi con condizioni del campo di battaglia più difficili per tematiche meteorologiche, non è escluso che Putin accetti opportunisticamente una tregua, che potrebbe però rappresentare solo una sospensione temporanea dei conflitti. Il tema della difesa rimane pertanto centrale, insieme a quello del nucleare, strategico per riuscire ad alimentare l’enorme richiesta di energia in vista dello sviluppo dell’intelligenza artificiale”.

Come si stanno muovendo le banche centrali? Come condizionano il mercato dell’oro che registra un massimo storico dietro l’altro?

“Come crocevia delle considerazioni geopolitiche appena descritte c’è l’oro, il cui trend rialzista continua ad essere alimentato dalla forte domanda delle Banche Centrali globali. Il congelamento delle riserve russe dopo lo scoppio della guerra in Ucraina ha fatto accelerare il processo di diversificazione delle riserve valutarie da dollari all’oro. Cina ed India presentano un ammontare molto alto di riserve, ma una bassa percentuale di riserve auree, lasciando presagire che la domanda di oro fisico continuerà ad essere sostenuta, con conseguente impatto positivo sul prezzo del metallo giallo”.

Commenta