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Convegno Aiaf, Bankitalia: “Banche, riducete i costi”

A sottolinearlo è il vice direttore di Banca d’Italia Fabio Panetta, ospite del convegno dell’Aiaf (Associazione italiana degli analisti finanziari) dedicato a “Valori e riflessioni sul sistema bancario”: “Inevitabili gli interventi sui costi e sulla struttura distributiva, gli sportelli sono raddoppiati in soli vent’anni: eccessivo”.

Convegno Aiaf, Bankitalia: “Banche, riducete i costi”

“Interventi decisi sui costi e sulla struttura distributiva del sistema bancario non potranno essere evitati”. A sottolinearlo è il vice direttore di Banca d’Italia Fabio Panetta, ospite dell’Aiaf, associazione italiana degli analisti finanziari che lo ha nominato ieri socio onorario. Panetta, nel corso del convegno dedicato a “Valori e riflessioni sul sistema bancario”, si è soffermato sui punti di fora (che pure ci sono) e le debolezze del sistema. A partire dalla distribuzione. “Il numero degli sportelli, 56 ogni diecimila abitanti non è elevato in cifra assoluta – ha riconosciuto l’esponente di via Nazionale – Ma è raddoppiato in soli vent’anni. Il problema è che le concentrazioni non sono state seguite dalla razionalizzazione della rete”. In altri termini, negli anni più fortunati, le banche hanno proceduto ad approfittare del “cross selling” senza approfittare della parallela espansione della banca a distanza, via telefono o web.

Ora s’impone un’azione decisa di ristrutturazione di un sistema “caratterizzato da un eccesso di capacità produttiva” per cui “è difficile ipotizzare un forte aumento dei ricavi a breve” anche perché ”le nuove norme richiedono più capitale e penalizzano il trading; il costo del funding difficilmente ridiscenderà sui livelli pre crisi; il credito è frenato dall’esigenza di ridurre il leverage di banche e impresè’. Di qui il consiglio di concentrare sulla banca virtuale, cioè a distanza, i servizi standard, a minor valore aggiunto e di impiegare le risorse umane in segmenti a più alto valore aggiunto, sviluppando un sistema imperniato su un minor numero di sportelli ma in grado di assistere la clientela nei servizi a maggior valore aggiunto. “A medio-lungo termine – ha aggiunto Panetta –  il taglio dei costi non sarà comunque sufficiente e andrà ripensato il modello di attività produttivà’, dai servizi corporate all’asset management per cui ci vorranno, la contrario di quanto talvolta è avvenuto in passato, prodotti semplici, a basso costo e life cycle .

A prima vista sembra una missione impossibile. In questi anni, ha sottolineato il capo economista dell’Abi Vincenzo Chiorazzo, le rettifiche su crediti sono passate dal 6,7 al 13 per cento. Ancor più eloquenti i numeri elencati dal chief economist di Banca Intesa, Gregorio De Felice, per tracciare i confini del mercato in cui operano le banche : dal 2008 ad oggi, l’Italia ha accumulato, in termini di pil, una perdita pari a sei punti percentuali mentre, caso inedito nella recente storia italiana, i consumi delle famiglie sono scesi di quattro punti percentuali. Gli investimenti, intanto, sono arretrati del 20%. Per quanto riguarda l’industria bancaria, che continua in pratica a dover fare a meno del mercato interbancario, in pratica ingessato, lo spread tra raccolta ed impieghi è salito a 190 punti basi a fronte di crediti deteriorati che pesano per 100-105 punti base e costi operativi per 60 punti base.

Ma lo stesso De Felice fa notare una felice eccezione italiana: la raccolta in Italia, a fine settembre, registra +6% mentre in Spagna ha accusato un calo dell’11% (il 7,5 % in Portogallo). Il rapporto tra depositi ed impieghi, poi, tiene meglio che altrove. E il deleveraging imposto dalla diversa percezione del rischio in Italia, a differenza che in altri Paesi, è stato affrontato con aumenti di capitale ma senza toccare il totale dell’attivo. Il settore bancario italiano ”ha mostrato elevata capacità di resistenza agli shocks”, ha riconosciuto Panetta che si è soffermato sulla tenuta del settore immobiliare e sulla robusta liquidità del sistema, che ha superato le criticità emerse dodici mesi fa. Resta, però, il tema della “redditività che è peggiorata. Nei primi sei mesi del 2012 – ha sottolineato Panetta – il Roe dei maggiori gruppi italiani è stato del 3,5%, contro il 4,7% nel 2011” mentre ”il cost income ratio è in calo al 60% (67 per le principi banche europee)”. Per questo, ha ribadito il vice direttore, i prossimi anni ”dovranno vedere interventi decisi per ricostruire la profittabilità”.Ma attenzione: “ Questo non dovrà avvenire abbassando la qualità del prodotto” o lesinando negli investimenti in tecnologia. Ma soprattutto, avverte Panetta, “occorre rafforzare la fiducia della clientela”. Materia prima che, di questi tempi, non abbonda in banca.

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