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Confindustria, manifattura: Italia scende dal quinto all’ottavo posto nel mondo

Nel rapporto sugli “Scenari Industriali” presentato oggi dal Centro Studi di Confindustria, gli analisti sottolineano che fra il 2007 e il 2009 la quota del nostro Paese sull’industria manifatturiera globale è scesa dal 4,5% al 3,3% – Oltre 42mila imprese italiane hanno chiuso i battenti fra 2009 e 2011 – Conti: “Italia troppo lenta, manca un progetto-Paese”

Confindustria, manifattura: Italia scende dal quinto all’ottavo posto nel mondo

L’Italia continua a perdere posizioni nella classifica dei primi 20 paesi manifatturieri del mondo: con una quota scesa dal 4,5% al 3,3% fra 2007 e 2011, il nostro Paese è scivolato dal quinto all’ottavo posto, superato da India, Brasile e Corea del Sud. Oltre 42 mila imprese italiane del settore hanno chiuso i battenti fra 2009 e 2011, mentre le neonate sono state appena 12.477. I dati arrivano dal Centro Studi di Confindustria, che oggi ha presentato il suo rapporto sugli “Scenari Industriali”.

“La riduzione dello stock delle imprese manifatturiere attive – ha sottolineato il Csc – è iniziata nel 2000 e, con la crisi, è proseguita a ritmi sempre più intensi”. In sostanza, è aumentata la “distruzione di base produttiva nei settori manifatturieri” perché le cessazioni sono cresciute mentre le iscrizioni sono diminuite. La maglia nera delle cessazioni, secondo i dati del Csc, va alle imprese di prodotti in metallo con 6.910 chiusure in 3 anni. Seguono l’abbigliamento (4.812), l’alimentare (3.409), i macchinari e le apparecchiature (3.302).

L’Italia “è oggi un Paese lento, a cui manca una visione di lungo periodo, e dove, di conseguenza s’investe sempre meno – ha commentato il vicepresidente di Confindustria con delega al Centro Studi, Fulvio Conti, intervenendo al seminario del Csc -. Manca un progetto-Paese che identifichi le priorità e le linee di sviluppo da perseguire”. Conti indica poi una via per rilanciare la produzione italiana: “La vera liberalizzazione – sostiene – è la sburocratizzazione del nostro Paese. Per arrivare ad un rinascimento del manifatturiero serve un quadro normativo leggero, chiaro e prevedibile per sostenere quegli investimenti che incoraggerebbero una solida ripresa industriale”.

Nel rapporto del Csc si legge inoltre che la contrazione dell’attività industriale italiana è stata del 22,1% tra l’aprile 2008 e il marzo del 2009. A maggio 2012 ha recuperato appena il 5,2% rispetto al livello più basso toccato a marzo 2009. Fino a marzo di quest’anno, poi, nessun settore è tornato sui livelli di attività produttiva pre-crisi e in alcuni casi il gap è ancora superiore al 40%.

“Resta alto il rischio che il credit crunch prosegua nei prossimi mesi”, aggiunge ancora il Csc, sottolineando che ad aggravare la situazione finanziaria delle imprese italiane c’è poi l’ulteriore allungamento dei tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione, giunti a 180 giorni nel primo trimestre 2012, dai 128 del 2009. Sono diventati più ampi anche i tempi di pagamento tra imprese private: 96 giorni nel 2012, dagli 88 del 2009.

Leggi il rapporto del Centro Studi di Confindustria

 

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