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Cinema, Blade runner 2049: la grande delusione

Il sequel del glorioso film di Ridley Scott del 1982 scorre lento e Ryan Gosling non riesce a risollevare la pellicola. L’eterna lotta tra l’umano e il suo doppio, al centro della trama, non riesce a scaldare il cuore.

Cinema, Blade runner 2049: la grande delusione

Nella storia del cinema di fantascienza i Capolavori si contano sulle dita di una mano e sono tali proprio perché unici e irripetibili. Si potrebbe aggiungere, tutte le imitazioni, talvolta, aggiungono solo noia. Ci dispiace scriverlo, ma potrebbe essere il caso del film di questa settimana, tanto atteso quanto deludente. 

E venne il giorno in cui comparve Blade Runner. Da allora, nell’ultimo quarto del secolo scorso, il cinema di fantascienza non è stato più come prima. Correva l’anno 1982 e la famosa frase “ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare” rimane una pietra miliare tra le citazioni cinematografiche di tutti i tempi così come la colonna sonora di Vangelis che poche altre volte abbiamo ascoltato accompagnare così bene lo scorrimento delle immagini. Prima del capolavoro di Ridley Scott, come lui stesso lo considera, ci permettiamo solo di ricordare per forza emotiva e narrativa, Metropolis di Fritz Lang comparso nel 1927. Non a caso, sempre Scott, ha sostenuto di aver tratto ispirazione proprio da questo film, che pure molti considerano il primo grande racconto cinematografico di fantascienza. Ognuno può aggiungere la sua preferenza, ma tra le migliori pellicole di questo genere poche meritano la citazione: 2001 Odissea nello spazio, Alien e Il pianeta delle scimmie sono certamente nella testa della classifica. Blade Runner di Scott entra a pieno titolo in questo gruppo.

Al contrario, questo sequel, a firma di Denis Villeneuve, dubitiamo fortemente che possa aspirare a superare qualche settimana di sopravvivenza al botteghino. Sul primo Blade Runner è stato scritto quasi tutto, a partire da Philip K. Dick, lo scrittore americano da cui è tratta la sceneggiatura. Gli aggettivi usati allora ancora sono validi: sorprendente, teso, avvincente ad altro ancora ma, si potrebbe anche aggiungere incompleto perché non tutto era chiaro al termine della visione. La trama è semplice: in una Los Angeles post apocalittica si fabbricano robot, chiamati replicanti, con sembianze umane destinati a lavorare nei pianeti colonizzati. Alcuni tra loro, dotati di una forma intellettiva, sfuggono al controllo e sono destinati alla cancellazione. Di questo si dovrebbe occupare l’ex poliziotto Deckart (Harrison Ford in una delle sue migliori interpretazioni).
  
Blade Runner 2049 riprende il racconto laddove nel film precedente si era interrotto perché i replicanti sono ancora in giro e qualcuno deve proseguire il lavoro lasciato incompiuto nella prima parte della narrazione. Gli ingredienti del sequel ci sono tutti: continui riferimenti alla pellicola precedente nella stilizzazione dei personaggi, nelle ambientazioni (una Los Angeles meno disordinata, ma pur sempre buia e piovosa) e, soprattutto, nella riproposizione dell’eterna lotta tra l’umano e il suo doppio, virtuale e immaginario. Il protagonista, l’Agente K (Ryan Gosling) ha la stessa espressione per tutta la durata del film pur se alle prese con circostanze che avrebbero meritato uno sguardo diverso. Gli altri protagonisti, a parte una sommaria apparizione di Harrison Ford, giusto per dare continuità alla pellicola precedente non meritano la citazione per quanto breve e inconsistente la loro comparsa sullo schermo. Tanto per dare un riferimento: nel film dell’82 nel ruolo di replicante c’era un certo Rutger Hauer, mentre la parte di Rachel (che riappare in una breve sequenza) era sostenuta da Sean Young. 

Il film scorre lento, senza quel grande respiro narrativo che ci si attendeva. Ogni tanto, si intravvede un timido tentativo di inserire qualche riferimento colto (un libro di Nabokov inquadrato due volte) giusto per giustificare la continuità con quanto di tanto si è visto nella pellicola dell’82. È veramente difficile, infatti, distaccarsi dal precedente illustre e quindi, in ogni istante della visione, il pensiero corre alla pellicola di oltre 35 anni addietro. Non c’è tensione, manca ogni sorpresa, alcune inquadrature sembrano avanzi di magazzino delle riprese precedenti. Dalla lettura della scheda tecnica sappiamo che, nonostante una lunghissima gestazione (dove anche Ridley Scott ha preso parte) il tempo di lavoro è stato di pochi mesi. Infatti, si vede.

Ci permettiamo di suggerire, al costo del biglietto, di acquistare una copia rimasterizzata dell’originale Blade Runner The final cut, uscita nel 2007, che potrebbe rimettere in pace gli appassionati del genere.

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