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Cdp nella casa dell’Iri ma lontana dall’Iri

La Cdp ha scelto la vecchia sede dell’Iri per presentare il suo nuovo piano industriale da 200 miliardi, ma per fortuna esclude un ritorno al passato – La prudenza su Tim e Alitalia e gli ambiziosi obiettivi del piano in una logica di redditività e sostenibilità degli investimenti lasciano ben sperare, a patto di difendere davvero l’indipendenza della Cassa dagli assalti alla diligenza del Governo

Cdp nella casa dell’Iri ma lontana dall’Iri

Sarà stata una coincidenza casuale o una scelta simbolica quella di presentare il nuovo Piano industriale 2019-2021 della  Cassa depositi e prestiti (Cdp)  proprio nella vecchia sede dell’Iri nella centralissima Via Veneto a Roma? Quante volte si sono accavallati rimpianti del passato e sospetti sul futuro di questo strano centauro, metà pubblico e metà privato, che è la Cassa e l’occasione di ieri è stata  quella buona per diradare le nebbie. Ci ha pensato il presidente Massimo Tononi a farlo rispondendo, accanto all’ad Fabrizio Palermo, a una domanda di chiarimento sulla location con queste parole: “Sono tornato in questo palazzo molto volentieri perché qui 25 anni fa sono stato il segretario particolare dell’allora presidente dell’Iri (che era Romano Prodi, richiamato a via Veneto dal premier Carlo Azeglio Ciampi, Ndr) ma non ho scelto io la sede e non so nemmeno chi l’ha scelta. Non c’è nessun ritorno al passato, perché l’Iri era totalmente controllata dallo Stato, mentre la Cdp è finanziata dal mercato” e appartiene per l’83% al Tesoro e per il 16% alle Fondazioni bancarie.

Non è stata l’unica notizia confortante uscita dalla presentazione del piano CDP2021 dall’Italia per l’Italia che Tononi e Palermo hanno fatto dopo gli interventi del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e del presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, che 15 anni fa pilotò l’ingresso della Fondazioni bancarie nel capitale della Cassa. Di liete novelle ce ne sono state altre.



La prima è stata il piano stesso, che in tre anni punta a mobilitare 200 miliardi di euro, di cui 110 di risorse proprie e 90 di capitali privati e delle istituzioni locali, nazionali e territoriali e che allarga il campo d’azione dalle partecipazioni strategiche e dalle infrastrutture alle imprese e al territorio ma che non dimentica gli assi portanti del piano e della ragion d’essere della Cdp stessa: sostenibilità e redditività. In altre parole “il risparmio degli italiani per lo sviluppo sostenibile degl Paese”.  Quindici anni dopo la svolta del 2003 che inaugurò una nuova fase storica per un istituto che è nato nel 1850, la Cdp – che è il primo gruppo presente in Borsa – si presenta con una potenza di fuoco di 420 miliardi di totale attivo, con un patrimonio netto di 35 miliardi, con crediti per 101 miloiardi e con grandi partecipazioni strategiche per 33 miliardi, tra cui figurano l’Eni, Terna, Italgas, Saipem, Poste Italiane, Open Fiber, Tim, Fincantieri, Ansaldo Energia e altre società distribuite in sette settori.

Palermo, che conosce la Cassa come le sue tasche essendone stato il Direttore finanziario prima di diventare il nuovo amministratore delegato, ha ripetuto in tutti i modi che la Cdp vuole essere un volano fondamentale della crescita del Paese, ma senza scordare mai che le sue risorse le vengono dal risparmio postale e dal mercato. Ecco perchè il primo obiettivo deve essere quello di rendere redditizi gli investimenti di chi ha dato fiducia alla Cassa e, in secondo luogo, quello di selezionare al meglio gli investimenti stessi in funzione di uno sviluppo sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sociale, e nel rispetto dello statuto che vieta di impiegare risorse in società in perdita. Perché la Cdp non è l’Iri ma men che mai la Gepi e il suo compito non è quello di salvare aziende vicine alla bancarotta, anche se talvolta i politici fanno finta di scordarsene.

Ed è qui che è arrivata la seconda buona notizia con la massima allerta su Tim e soprattutto su Alitalia. Sul ruolo che la Cassa giocherà nelle tlc, dove è presente con il 50% di Open Fiber e con un 5% strategico in Tim, Tononi e Palermo non hanno scoperto le carte in attesa che il Governo decida che cosa fare sulla rete e sulla società unica ma hanno fatto capire che prima di impiegare altre risorse in Tim ci penseranno mille volte. Per ora cioè nessun piano di crescita nella prima compagnia telefonica italiana, il che non impedisce ai vertici di Cdp di manifestare apprezzamento per il progetto di rete unica. Su Alitalia, anche nella versione con Ferrovie dello Stato, è lo Statuto ad impedire alla Cdp di intervenire se non forse come socio finanziario.

Insomma, un buon piano e intenzioni lodevoli, a patto che la Cassa resista davvero ai tentativi di ingerenza che il Governo Lega-Cinque Stelle manifesta ancora più dei suoi predecessori. Ma su questo saranno solo i fatti a decifrare il presente e eil futuro della Cdp.

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