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Caso Fentanyl, la Commissione Ue: indagini su Johnson&Johnson e Novartis per violazione antitrust

L’organismo europeo ha aperto un’inchiesta a carico di due aziende farmaceutiche, la statunitense Johnson&Johnson e la svizzera Novartis, per presunta violazione delle normative antitrust. Il caso è quello dell’analgesico Fentanyl, per il quale le due società sono accusate di aver pagato i competitor per impedirne l’accesso sul mercato olandese

Caso Fentanyl, la Commissione Ue: indagini su Johnson&Johnson e Novartis per violazione antitrust

Jonhson & Johnson e Novartis indagate per presunte violazioni delle regole comunitarie in materia di concorrenza. La Commissione europea ha infatti aperto un’inchiesta nei confronti delle due aziende per verificare la loro correttezza in materia di rispetto delle norme antitrust.

“Si intende verificare – fanno sapere da Bruxelles – se attraverso accordi commerciali tra i due soggetti si sia impedito l’accesso nel mercato olandese della versione generica del Fentanyl”, il potente analgesico ampiamente usato, tra le altre cose, contro il dolore cronico e come anestetico.

L’avvio dell’indagine, sottolinea la Commissione europea, “non pregiudica in alcun modo quello che sarà l’esito finale dell’inchiesta”, significa solo che l’organismo comunitario “si occuperà del caso con indice di priorità”. Se poi dovesse essere accertato l’impedimento nell’accesso della versione generica del Fentanyl nel mercato farmaceutico olandese, allora si avrà la violazione delle norme europee sull’antitrust, “in particolare l’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione”, sottolineano da Bruxells. Si teme, in sostanza, che le due compagnie in questione, la statunitense Johnson & Johnson e l’elvetica Novartis, possano aver pagato delle aziende concorrenti per restare fuori dal mercato.

“Considero questo settore prioritario dal punto di vista del rafforzamento delle regole di concorrenza, data l’importanza per i consumatori e per la finanza pubblica dei vari paesi”, afferma Joaquin Almunia, vicepresidente della Commissione europea. “Pagare un competitor per restare fuori dal mercato è una restrizione alla competizione che la Commissione non può tollerare”, aggiunge.

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