Non perde tempo l’amministratore delegato di Campari Simon Hunt che continua, a ritmi serrati, la strategia di alleggerimento dei brand meno profittevoli per concentrarsi sulle icone come Aperol “fewer, bigger bets”. Come anticipato a fine novembre, Campari ha annunciato di aver raggiunto un accordo per cedere 2 dei suoi amari storici, l’amaro Averna e mirto di Sardegna Zedda Piras. L’acquirente è Illva Saronno Holding, proprietaria anche di Disaronno e degli storici vini siciliani Florio e Duca di Salaparuta, vincendo rispetto agli altri concorrenti tra cui Montenegro e gruppo NewPrinces di Angelo Mastrolia. Unico amaro mantenuto nel portafoglio di Campari è il Braulio, il condensato di erbe della Valtellina.
A Piazza Affari il titolo, inizialmente arroccato sulla parità, nel pomeriggio cede lo 0,66 per cento.
Dopo la cessione di Tannico e di Cinzano a inizio novembre, prosegue così la strategia della società che vuole puntare sulla crescita organica e sulle dismissioni del 9% dei marchi meno profittevoli, vale a dire circa 30 brand per poter ridurre il debito e accrescere la redditività. Invece i driver della nuova strategia resteranno i marchi più conosciuti e cioè Campari, Aperol, Espolon, Wild Turley e Courvoisier. “Nessun gruppo – aveva detto il manager allo Strategy Day di inizio novembre – può d’altronde sostenere la crescita di 72 brand”. Venduto anche uno stabilimento in Australia a marzo. I proventi totali derivanti da queste cessioni, inclusa la vendita di Averna e Zedda Piras, superano i 210 milioni.
Creata una società apposita per gli amari
La nuova transazione prevede la creazione di una società di nuova costituzione a cui verranno conferiti i business di Averna e Zedda Piras, inclusi la proprietà intellettuale, il magazzino di prodotti finiti, alcuni dipendenti, gli stabilimenti produttivi di Caltanissetta in Sicilia (per Averna), e Alghero in Sardegna (per Zedda Piras), l’avviamento, altri accordi contrattuali nonchè altre attività correlate. Il corrispettivo totale dell’operazione è pari a 100 milioni di euro per il 100% della nuova società e del magazzino dei prodotti finiti detenuto da Campari Group, in assenza di cassa o debito finanziario. Il corrispettivo, da corrispondersi per cassa, è soggetto ai consueti meccanismi di aggiustamento prezzo, mentre la determinazione della plusvalenza è ancora in corso. Il closing dell’operazione e’ previsto entro la prima metà del 2026.
“Questa transazione rappresenta un altro passo significativo nell’attuazione della strategia di razionalizzazione del portafoglio per rafforzare il focus sui core brand contribuendo alla semplificazione del business e alla riduzione della leva finanziaria” dice una nota. “Coerentemente con questa strategia, nel 2025, il Gruppo ha annunciato le cessioni di uno stabilimento di produzione e co-packing australiano in marzo, e di Cinzano in giugno, che rappresentano complessivamente il 3% circa delle vendite nette di Campari Group su base pro-forma. In ottobre, Campari Group, attraverso Dioniso Group (la joint venture 50/50 con Moët Hennessy), ha annunciato la vendita di Tannico, la piattaforma italiana di e-commerce di vini e spirit, a un player privato del settore. I proventi totali derivanti da queste cessioni, inclusa la vendita di Averna e Zedda Piras, superano i 210 milioni”.