Piace a Piazza Affari l’idea di Campari di alleggerire il portafoglio-brand: la borsa stamane premia il titolo del player internazionale nel campo degli spirits con un rialzo del 2,24% a 5,65% (in un mercato in generale in calo sull’effetto dello stacco cedole) dopo le indiscrezioni che riguardano altre cessioni: ora è la volta dei suoi amari storici Averna, Braulio e mirto Zedda Piras, come riportato dal Corriere e sulla scia del piano anticipato a First dal Presidente Luca Garavoglia.
Il nuovo corso strategico della Campari, guidato da gennaio dall’Ad Simon Hunt, vuole intatti puntare sulla crescita organica e sulle dismissioni del 9% dei marchi meno profittevoli, vale a dire circa 30 brand per poter ridurre il debito e accrescere la redditività. Invece i driver della nuova strategia resteranno i marchi più conosciuti e cioè Campari, Aperol, Espolon, Wild Turley e Courvoisier. “Nessun gruppo — ha detto il manager allo Strategy Day di inizio novembre — può d’altronde sostenere la crescita di 72 brand”
Ad aprire le dande delle dismissioni è stata all‘inizio di novembre la vendita di Cinzano alla famiglia Caffo, che produce il famoso Amaro del Capo, accanto alla cessione di Tannico e del sito australiano di Derrimut. I prossimi brand sulla rampa di lancio potrebbero essere altri brand internazionali più piccoli e meno strategici, probabilmente partendo da Brasile e Jamaica e poi dal resto del Sud America.
La lista dei pretendenti: da Montenegro a Mastrolia
Nell’insieme i tre marchi generano un fatturato annuo attorno agli 80 milioni e potrebbero attrarre l’interesse di fondi e gruppi industriali, ha scritto il Corriere sabato. Sul mercato si fanno i nomi del gruppo Montenegro della famiglia Seragnoli, che già possiede Amaro Montenegro, Select aperitivo, Vecchia Romagna, Rosso Antico; dell’Illva Saronno che già produce, oltre al noto Amaro, anche il Rabarbaro Zucca; di Fratelli Branca Distillerie e, infine, del gruppo Lucano 1894 di Matera. I tre amari sarebbero però al vaglio anche del gruppo NewPrinces di Angelo Mastrolia che, di recente, ha comprato da Diageo lo storico sito produttivo ex Cinzano in provincia di Cuneo.
Che cosa ne pensano gli analisti
Secondo alcuni analisti, se i tre brand sviluppano un fatturato annuo intorno a 80 milioni di euro, rappresenterebbe circa il 2,5% del giro d’affari complessivo del gruppo. La redditività di questi amari, però, sarebbe inferiore a quella del gruppo. Equita, in particolare, stima che il gross margin potrebbe aggirarsi attorno al 25-30% rispetto al 42% dell’intera Campari. ‘Ipotizzando valutazioni simili a quelle recentemente realizzate su Cinzano (1,3 volte il rapporto tra ev e fatturato), potremmo stimare anche in questo caso un cash-in di cassa di circa 100 milioni, con un impatto trascurabile sulla valutazione’, hanno commentato gli analisti della sim, che comunque hanno reiterato la raccomandazione di ‘Buy’ sulle Campari, con target di prezzo a 8 euro.
Gli esperti consigliano di comprare anche le New Princes (Buy, con target di prezzo a 30,5 euro), sull’ipotesi che l’azienda riesca a comprare i tre brand di amari, operazione che “sarebbe strategicamente opportuna in quanto i tre marchi permetterebbero un rapido sviluppo nel segmento spirits per la nuova società Princes Ready To Drink nata con l’acquisizione dell’ex-impianto di Diageo in Piemonte”. Equita avverte però che NewPrinces non ha il controllo della distribuzione nel canale Ho.Re.Ca. e probabilmente dovrebbe affidarsi a terzi. La sim ritiene in ogni caso che l’operazione potrebbe “comunque creare valore rispetto alla marginalità del gruppo”.
Anche gli analisti di Intermonte raccomandano un ‘Outperform’ sulle Campari, con target di prezzo a 8 euro, apprezzando l’eventuale cessione degli amari, coerente con la strategia del gruppo. “L’uscita da brand italiani storici, emotivamente rilevanti ma non prioritari sul piano strategico, è perfettamente in linea con la direzione già tracciata dalla recente vendita di Cinzano” hanno spiegato, “in prospettiva, la razionalizzazione dovrebbe migliorare la qualità del mix, liberare risorse da reinvestire e aumentare la focalizzazione operativa. Per un gruppo che punta a far crescere ulteriormente Aperol e gli altri global icons, si tratta di un passo logico e atteso”.