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Brexit, settimana decisiva: spunta l’ipotesi “mini-deal”

Il consiglio Ue in programma il 15-16 ottobre è l’ultima chance per trovare un accordo tra Ue e Uk – Ma le possibilità di riuscirci sembrano scarse e i negoziatori pensano a un Piano B: mini deal su singoli capitoli per tamponare i danni

Brexit, settimana decisiva: spunta l’ipotesi “mini-deal”

Le lancette scorrono e per la Brexit comincia una settimana decisiva. Il 15 e 16 ottobre il Consiglio Ue si riunirà nuovamente per discutere sulle relazioni tra Unione Europea e Regno Unito dopo la fine del periodo di transizione, prevista per il 31 dicembre. Sarà forse l’ultima chance per trovare un accordo commerciale che eviti il “no deal”, anche se le possibilità sembrano ridursi giorno dopo giorno ed entrambe le parti stanno già studiando possibili nuove strade volte a “limitare i danni” del mancato accordo.

I negoziati, d’altronde, non si aprono sotto i migliori auspici. Il colpo di mano di Boris Johnson, che ha deciso di portare avanti ad ogni costo l’Internal market bill, non contribuirà di certo a rasserenare gli animi in vista dell’incontro. La legge, approvata tra le polemiche dalla Camera dei Comuni, modifica l’accordo di recesso già siglato a gennaio tra Londra e Bruxelles, violando consapevolmente il diritto internazionale e attribuendo a Downing Street il potere di modificare o di creare ex novo regolamenti diversi da quelli concordati in precedenza con Bruxelles, a partire dal nodo cruciale: le clausole sui confini tra Irlanda e Irlanda del Nord. Una decisione che ha spinto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen ad avviare ufficialmente un’azione legale contro il Regno Unito

Parlando proprio del summit che comincerà giovedì, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è stato chiaro: “Per avere un accordo servono passi significativi da parte dei nostri amici britannici nei prossimi giorni. Non è solo una questione irlandese. È europea”. 

Nei giorni scorsi Johnson si è confrontato con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e con il presidente francese, Emmanuel Macron. “Johnson ha confermato l’impegno del Regno Unito ad esplorare ogni strada per raggiungere un accordo”, si legge in una nota diffusa da Downing Street dopo la telefonata con il numero uno dell’Eliseo. Durante il colloquio il primo ministro inglese avrebbe però minacciato di rompere il tavolo negoziale se al summit non si trova un accordo sui rapporti commerciali.

In realtà, date le scarse probabilità di successo, cominciano a farsi strada anche altre ipotesi. La più quotata, secondo quanto rivelato dal Times, è quella di siglare diversi “mini-deal” volti a regolare i rapporti tra Unione Europea e Regno Unito su singoli capitoli minori, come trasporti aerei e stradali, evitando che anni di trattative si concludano in un totale nulla di fatto. 

Secondo il quotidiano inglese, Lord Frost, il capo negoziatore britannico per la Brexit, e la controparte Ue Michel Barnier, avrebbero concordato che i contatti e le trattative continueranno “anche se risulterà impossibile un accordo più ampio”. L’obiettivo sarebbe dunque quello di raggiungere dei mini-accordi volti a tamponare gli effetti immediati della Brexit. Le conseguenze economiche di un no deal, d’altronde, potrebbero essere devastanti per tutti, considerando anche il fatto che gli effetti della Brexit si abbatteranno su economie già pesantemente colpite dalla pandemia di coronavirus che sta mettendo in ginocchio il mondo.

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