Peggiorano gli scenari internazionali che solo pochi giorni fa avevano dato sprint alla propensione al rischio e oggi le borse europee chiudono in ordine sparso mentre Wall Street si muove debole a metà seduta. In questi giorni gli investitori cercano di districarsi nel labirinto dei risultati trimestrali e restano orbi di notizie macro dagli Stati Uniti, ancora in shutdown. Solo venerdì arriverà il dato sui prezzi al consumo, molto atteso per soppesare l’inflazione.
Intanto pare sia saltato il vertice Trump-Putin a Budapest e sembra in forse l’incontro tra il presidente Usa e quello cinese in Corea. In questo contesto Piazza Affari perde l’1,03% (a 42.209 punti base) e soffre più di altri per i cali dei titoli bancari, mentre il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ribadisce che il governo prevede di raccogliere circa 4 miliardi di euro il prossimo anno da banche e assicurazioni tramite un pacchetto di misure contenute nella manovra 2026. A Milano persino il titolo Unicredit cede il 2,32%, nel giorno di risultati record.
Il comparto è poco mosso nel resto del continente, con l’eccezione di Barclays +4,31% che festeggia i risultati trimestrali a Londra, piazza regina in Europa, con un progresso dello 0,99%. A fare da volano un’inflazione meno alta di quando temuto (3,8% contro 4% atteso), che apre spiragli a un allentamento monetario da parte della BoE.
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Sono quasi piatte Amsterdam (-0,06%) e Madrid (+0,09%), mentre arretrano Francoforte -0,72% e Parigi -0,63%. Tra i titoli in focus per i conti ci sono la tedesca Adidas (-2,89%) e la francese Hermes (-2,93%). Anche quest’ultima è caduta sotto i colpi delle vendite, benché non si plachi la domanda di Birkin e Kelly nel mondo. La crescita dei risultati però non ha soddisfatto gli analisti.
Nella mattina americana Wall Street appare nervosa e cedente (DJ -0,26%, S&P 500 -0,48%, Nasdaq -0,98%), in attesa che questa sera Tesla (-1,95%) alzi il velo sui numeri del trimestre, prima della cosiddette Magnifiche sette a farlo. Netflix perde quasi il 10%, dopo aver deluso il mercato ieri con i suoi numeri dei primi nove mesi
L’oro è in rosso, ma resta a quota 4.000 dollari
Il quadro generale peggiora, la propensione al rischio arretra, ma l’oro questa volta non ne approfitta, anzi scende in misura robusta anche oggi, seppur salvaguarda, almeno per ora, quota 4.000 dollari l’oncia. Il future dicembre 2025, in questo momento, tratta a 4037,05 dollari (-1,75%) e lo spot gold prende una discesa più ripida a 4019,34 dollari, con una perdita del 2,58%.
Rialza la testa invece il petrolio, che si apprezza in misura superiore al 2% con entrambi i contratti dicembre 2025. Il Brent vale 62,64 dollari al barile, mentre il Wti 58,64 dollari. È bonaccia sul mercato dei cambi per l’euro-dollaro, con la moneta unica a 1,16.
Piazza Affari, bene Diasorin e titoli petroliferi
Nella giornata negativa si sono mossi in controtendenza Diasorin +2,61% e i titoli petroliferi: Tenaris +2,04, Saipem +1,31%, Eni +1,52%. Bene Nexi +0,98% e i titoli del risparmio gestito, a partire da Banca Mediolanum +0,54%, mentre è scomparsa dai radar delle migliori blue chip del giorno Leonardo (-0,63%), che era partita col turbo stamattina sulle attese dell’annuncio della joint venture nei satelliti con Airbus e Thales.
La lista dei maggiori ribassi si apre con Popolare di Sondrio -4,34%, dopo il rally di ieri e in un settore bancario che vede in perdita Bper -3,07%, Unicredit, Banco Bpm -1,27%. A soffrire sono anche i tech del listino milanese: Stm -4,03% e Prysmian -2,8%, dopo i risultati di Texas Instruments (-5,5% al Nasdaq) resi noti ieri sera con previsioni di ricavi e utili sotto le stime di mercato per il quarto trimestre. Equita chiosa: “i risultati sono leggermente migliori delle attese come fatturato, ma con margini inferiori”.
Le vendite sui titoli del lusso, spalmate a livello europeo, non risparmiano i titoli milanesi del settore: Moncler -2,51% e Cucinelli -2,57%. Male l’automotive con Stelantis -2,07% e Ferrari -1,31%.
Stabile lo spread
Mentre è in corso il dibattito sugli aggiustamenti della manovra, rimane stabile il secondario: lo spread tra Btp 10 anni e Bund di medesima durata si conferma a 79 punti base, in un contesto di rendimenti inchiodati sui livelli della vigilia (BtP +3,35% e Bund +2,57%).