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Borse 21 novembre a due velocità: Wall Street rimbalza e l’Europa paga il crollo dei titoli della Difesa. Bitcoin crash

La settimana borsistica chiude con il crollo dei titoli della Difesa (effetto Ucraina) e delle materie prime, petrolio in testa (effetto No tagli Fed e sanzioni Usa ai colossi russi), con le Big Tech a due velocità e con il calo dei titoli bancari e soprattutto con il tonfo del Bitcoin

Borse 21 novembre a due velocità: Wall Street rimbalza e l’Europa paga il crollo dei titoli della Difesa. Bitcoin crash

I listini europei archiviano un’altra seduta debole al termine della peggior settimana da aprile per le borse mondiali, scosse dai dubbi sui valori dei titoli dell’intelligenza artificiale e dai segnali di una banca centrale Usa ferma sui tassi a dicembre. Su questo punto però proprio oggi il governatore della Fed di New York ha aperto a una possibile sforbiciata a breve, vista la debolezza del mercato del lavoro (a settembre la disoccupazione è salita), considerandola una minaccia più grave dell’inflazione. Queste parole hanno incoraggiato un avvio intonato di Wall Street e una timida risalita dei mercati europei, ma in breve l’effetto è svanito e i listini del Vecchio Continente hanno ripiegato sui valori precedenti.

Piazza Affari perde lo 0,6% e arretra a 42.661 punti base, nuovamente zavorrata da Leonardo che, dopo il rimbalzo della vigilia, cede oggi il 6,23% nonostante Intesa abbia alzato il prezzo obiettivo sul titolo a 57 euro (da 54 euro) confermando il giudizio “neutral”. Sui titoli della difesa pesano i dubbi relativi all’evoluzione del conflitto in Ucraina dopo lo strappo Usa e il piano in 28 punti del presidente Trump. Sul piatto opposto della bilancia sta Stellantis 3,14%. Nel resto d’Europa Francoforte perde lo 0,73%, Amsterdam lo 0,88% e Madrid l’1,16%. È piatta Parigi +0,02%, mentre Londra si apprezza dello 0,16%.

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Oltreoceano Wall Street, dopo un po’ di incertezza iniziale, si sta muovendo in verde anche con il Nasdaq, +0,51% e  sembrano orientate al sereno le mega cap, mentre Nvidia lima le perdite iniziali allo 0,7%. Eli Lilly sale dell’1,25% e raggiunge una capitalizzazione di mercato di mille miliardi di dollari, prima azienda sanitaria al mondo a entrare in questi esclusivo club dominato dalle aziende tecnologiche.

Petrolio in ribasso con piano Usa per l’Ucraina

A innervosire i mercati è anche l’andamento in calo del petrolio per la terza seduta consecutiva. I future di Brent e Wti estendono i ribassi con gli Stati Uniti che spingono per un accordo di pace tra Russia e Ucraina che potrebbe incrementare l’offerta globale. Il greggio texano cede il 2,22% e tratta a 57,69 dollari al barile, mentre il Brent perde l’1,85%, 62,21 dollari. È poco mosso l’oro, con lo spot gold che prezza 4079,73 dollari l’oncia (+0,05%) mentre il future dicembre 2025 sale dello 0,47% a 4078,94 dollari. 

Sul mercato dei cambi recupera terreno lo yen, sotto pressione nelle scorse sedute. Il dollaro cede circa lo 0,6%, per un cambio di 156,50. A dare supporto alla valuta nipponica sono state le parole della ministra delle Finanze giapponese Satsuki Katayama secondo cui quella di intervenire è una possibilità per far fronte a movimenti eccessivamente volatili e speculativi. L’euro arretra invece contro dollaro (e yen). Al momento il cross con il biglietto verde è poco sotto 1,15 (-0,29%). L’avversione al rischio penalizza ancora il bitcoin, che mostra attualmente un valore di 82,847 dollari (-5,57%).

Piazza Affari: banche deboli mentre la Commissione Ue avvia una procedura d’infrazione per il Golden power Unicredit-Banco Bpm

La decisione della Commissione Ue di avviare una procedura d’infrazione sull’applicazione del Golden power al dossier Unicredit-Banco Bpm non scuote oggi più di tanto il settore che chiude una seduta in calo. Le protagoniste segnano rispettivamente +0,02% e -0,87%. Dopo i guadagni della vigilia scendono anche Mediobanca -1,89%, Mps -1,49%.

Unipol accoglie con un ribasso dell’1,51% la notizia di un emendamento alla legge di Bilancio per un aumento dell’Iva su polizze auto con un possibile effetto retroattivo di 10 anni. La società bolognese, scrivono gli analisti, è potenzialmente la più colpita. Tre le blue chip più vendute ci sono inoltre Prysmian -4,13% e Buzzi -2,99%, ma anche titoli tradizionalmente difensivi come le utility, in particolare Hera -2,14% e A2a -1,67%. Torna invece il segno più davanti a Campari +3,06%, Amplifon +1,97%, Nexi +2,39%, Inwit +1,94%.  

Fuori dal paniere principale la Juventus lascia sul campo l’8,41% (2,482 euro per azione), sotto il valore dell’aumento di capitale appena chiuso. La società calcistica bianconera ha infatti realizzato un aumento di capitale lampo da 97,8 milioni a sostegno del piano strategico. Il prezzo di emissione delle azioni, riservate a investitori istituzionali, è stato fissato a 2,58 euro. Fincantieri segue il nervosismo del settore della difesa e arretra del 4,01%. Il titolo da inizio anno ha guadagnato circa il 170% e probabilmente entrerà nel Ftse Mib con la revisione di dicembre.

Spread poco mosso in attesa di Moody’s: arriverà una storica promozione?

La carta italiana chiude una seduta in leggero calo in attesa che questa sera Moody’s aggiorni il rating sul paese, fermo a Baa3. A maggio la severa agenzia aveva migliorato l’outlook, portandolo da stabile a positivo e ora alcuni analisti scommettono su una storica promozione (che non arriva da 23 anni). A poche ore dal temuto giudizio lo spread tra Btp 10 anni e Bund di pari durata sale leggermente a 76 punti base, con tassi però in cauto ribasso rispettivamente al 3,46% e 2,70%.

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