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Borsa oggi: l’Europa guarda al mercato del lavoro Usa. Le tensioni in Iran spingono il prezzo del petrolio e a Milano bene Tenaris, Saipem ed Eni

Mercati in attesa dei dati sull’occupazione Usa, mentre gli investitori si preparano alla sentenza della Corte Suprema sulla legalità dei dazi di Trump. Apertura positiva per le Borse europee, sale il prezzo del petrolio e a Milano guadagnano Tenaris, Saipem ed Eni. Trattative tra Vitol e Trafigura per il trasporto e la vendita del greggio venezuelano

Borsa oggi: l’Europa guarda al mercato del lavoro Usa. Le tensioni in Iran spingono il prezzo del petrolio e a Milano bene Tenaris, Saipem ed Eni

Mercati in attesa dei dati sull’occupazione Usa, mentre gli investitori si preparano alla sentenza della Corte Suprema sulla legalità dei dazi globali del presidente Donald Trump, che hanno scosso i mercati lo scorso anno. In Asia i listini sono in rialzo e i future a Wall Street sono piatti. Ieri a New York gli investitori hanno voltato le spalle ai tecnologici, con il Dow Jones che ha chiuso in rialzo e il Nasdaq in calo.

Borsa oggi e titoli in evidenza

Apertura in cauto progresso per le principali Borse europee, con Parigi a registrare il dato migliore, in rialzo dello 0,45%. Segno positivo anche per Londra mentre Francoforte resta invariata sulla parità.

Sale in avvio la Borsa di Milano: il Ftse Mib guadagna lo 0,19% a quota 45.757 punti. Con il petrolio in rialzo, si mettono subito in evidenza Tenaris (+2,6%), Saipem (+1,78%) ed Eni (+1,2%). Sotto vendita Ferrari (-1,15%) con gli analisti che hanno tagliato il target price.

Cosa fa lo spread

Lo spread tra Btp e Bund aggiorna ancora i minimi dal 2008. Il differenziale scende sotto quota 64 punti e tocca i 63,6 punti base. Il rendimento del decennale italiano scende al 3,50%.

Occhi degli investitori sul mercato del lavoro Usa

Oggi gli investitori sono in attesa dell’importante rapporto sul mercato del lavoro Usa, che costituirà un input fondamentale per valutare la probabilità e la tempistica dei potenziali tagli dei tassi da parte della Fed. Gli operatori si aspettano almeno due tagli quest’anno e ritengono che i banchieri centrali probabilmente li ridurranno entro la riunione di aprile, anche se il rapporto odierno sull’occupazione potrebbe spostare le scommesse in una direzione o nell’altra.

Più nel dettaglio, la previsione è che il report faccia luce su come il mercato del lavoro sia rimasto bloccato nella modalità “nessuna assunzione, nessun licenziamento”. Inoltre secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, Trump potrebbe annunciare la sua scelta per guidare la Fed entro la fine del mese, dopo aver intervistato l’ultimo dei quattro finalisti in lizza, il dirigente di BlackRock, Rick Rieder.

Intanto cresce l’attesa per la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sull’uso dei poteri tariffari di emergenza da parte del presidente Trump, la quale potrebbe scuotere i mercati finanziari, soprattutto se i giudici dovessero abolire i dazi. L’evento potrebbe verificarsi in giornata ma potrebbe anche slittare di qualche settimana. In ogni modo la sentenza stabilirà se Trump può invocare i suoi poteri di emergenza senza l’approvazione del Congresso.

Perché Trump fa schizzare i titoli della Difesa

Il fatto che Donald Trump abbia chiesto un aumento della spesa militare fino a 1.500 miliardi di dollari entro il 2027, significativamente superiore ai 900 miliardi approvati dal Congresso per il 2026, ha fatto schizzare la Borsa. Le sue affermazioni, infatti, hanno fatto balzare i titoli americani legati alle armi, ai missili, ai droni che a Wall Steet hanno messo a segno guadagni del 4,9% per la Rtx, 7,2% per Lockheed Martin, Northrop Grumman +7,5% e Kratos Defense il 7,1 per cento. Secondo il Sole 24 Ore, non sembra avere pesato l’invito di Trump alle aziende appaltatrici della Difesa a non pagare dividendi e a non approvare piani di buyback delle azioni fino a quando non accelereranno la produzione di armi.

Intanto sempre Trump ha affermato che le agenzie immobiliari statunitensi lanceranno una serie di acquisti di obbligazioni ipotecarie per un valore di 200 miliardi di dollari. L’operazione punta ad abbassare i tassi dei mutui e i prezzi delle case, in vista delle elezioni di midterm, guardando alle quali il presidente cerca di ribaltare la crisi di accessibilità economica che sta pesando sulla sua popolarità.

Tokyo e Cina tra tessile e inflazione

La Borsa di Tokyo mette a segno un recupero dopo i recenti ribassi e termina la seduta in rialzo, sostenuta dalle indicazioni ottimistiche che arrivano dai risultati societari della Fast Retailing, l’operatore del tessile che controlla il marchio Uniqlo, e malgrado la chiusura contrastata del mercato azionario Usa, con la nuova battuta d’arresto sulla tecnologia al listino Nasdaq. L’indice di riferimento Nikkei segna un progresso dell’1,61% a quota 51.939,89, e un guadagno di 822 punti. Sul fronte valutario lo yen perde nuovamente terreno sul dollaro, a un livello di 157,40, e sull’euro a un valore di 183,30.

In Cina, le Borse chiudono in territorio positivo in scia ai segnali di inflazione registrati a dicembre: l’indice Composite di Shanghai sale dello 0,92%, a 4.120,43 punti, mentre quello di Shenzhen cresce dell’1,34%, fino a quota 2.660,05. L’inflazione in Cina recupera terreno a dicembre con un rialzo annuo dello 0,8%, in aumento sul +0,7% di novembre, ma sotto le stime della vigilia a +0,9%. Si tratta, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica, del passo più sostenuto da febbraio del 2023, nel mezzo degli sforzi di Pechino per uscire dalle pericolose secche della deflazione a causa soprattutto dei consumi stagnanti. Su base mensile, l’inflazione sale dello 0,2%, invertendo il -0,1% di novembre. Quanto ai prezzi alla produzione, il dato si attesta a -1,9% a dicembre (era a -2,2% nel mese precedente), centrando il 39/o mese negativo consecutivo, il meno pesante da agosto del 2024.

I numeri, secondo gli analisti, indicano che la Cina potrebbe essere vicina alla fine di un prolungato periodo deflazionistico che ha frenato la crescita economica e limitato la spesa dei consumatori.

Petrolio in rialzo: ecco perché

Le rivolte di piazza in Iran e la minaccia dell’amministrazione Trump di colpire il Paese se reprimerà i manifestanti, spingono al rialzo il prezzo del petrolio che stava già recuperando le perdite dei giorni scorsi. Il greggio Wti del Texas sale così dello 0,93% riguadagnando i 58 dollari al barile (58,3). Avanza anche il Brent (+0,93% a 62,6 dollari).

Il presidente Usa ha dunque avvertito l’Iran di una risposta “dura” se Teheran dovesse causare la morte dei manifestanti nelle grandi mobilitazioni di questi giorni, riaccendendo le preoccupazioni per potenziali interruzioni dell’approvvigionamento da parte di uno dei maggiori produttori dell’Opec.

Gli operatori hanno anche digerito la notizia che il senatore Lindsey Graham ha dichiarato che Trump ha approvato un disegno di legge bipartisan sulle sanzioni alla Russia, che colpisce i Paesi che acquistano il greggio di Mosca a prezzi scontati, finanziando la guerra in Ucraina. Nel frattempo, le azioni statunitensi in Venezuela sono rimaste al centro dell’attenzione dopo che Washington ha sequestrato due petroliere collegate al paese nell’Atlantico, una delle quali battente bandiera russa, evidenziando gli intensi sforzi di Trump per controllare i flussi energetici nelle Americhe e fare pressione sul governo socialista venezuelano.

Petrolio: trattative tra Vitol e Trafigura?

Ma non è tutto. Infatti, Vitol e Trafigura, due dei maggiori trader mondiali di materie prime, sarebbero in trattativa con l’amministrazione statunitense per il trasporto e la vendita di petrolio venezuelano, secondo quanto riportato da Reuters, che cita quattro fonti vicine alle discussioni in corso. Ne dà notizia l’agenzia russa Tass. Secondo le fonti, i rappresentanti di queste società europee parteciperanno a una riunione alla Casa Bianca prevista per il 9 gennaio. Sono stati invitati anche i principali operatori petroliferi americani, fa sapere sempre Reuters.

Cosa fa l’oro

Le tensioni internazionali non scuotono il prezzo dell’oro, tradizionale bene rifugio degli investitori. Il metallo con consegna immediata passa di mano a 4473 dollari l’oncia, con una variazione frazionale di +0,08%.

Società minerarie e mega fusioni: Glencore e Rio Tinto

Glencore e Rio Tinto hanno ripreso i colloqui su una potenziale mega-fusione per creare la più grande società mineraria del mondo, quasi un anno dopo il fallimento delle precedenti trattative tra le due società minerarie globali. Il potenziale accordo creerebbe un colosso minerario con un valore aziendale di oltre 260 miliardi di dollari, in un momento in cui la corsa al rame sta rimodellando il settore.

Giovedì i due gruppi hanno confermato separatamente di essere in “discussioni preliminari” su una “possibile combinazione di alcune o tutte le loro attività, che potrebbe includere una fusione interamente azionaria tra Rio Tinto e Glencore”. Le dichiarazioni, pubblicate poco dopo che il Financial Times ha rivelato i colloqui, hanno anche sottolineato che non vi era alcuna certezza che una transazione sarebbe stata concordata.

Rio Tinto, la più grande delle due società con un valore aziendale di 162 miliardi di dollari, potrebbe potenzialmente acquisire Glencore nell’ambito dell’accordo attualmente previsto, spiega il Ft. Le azioni di Rio Tinto quotate in Australia hanno aperto in netto ribasso venerdì, dopo che la società ha confermato i colloqui con Glencore. Il titolo era in ribasso del 4,5% sull’Australian Securities Exchange.

La recente fusione tra Anglo American e la canadese Teck Resources – un accordo amichevole concluso senza alcun premio – ha messo sotto pressione rivali come Bhp e Rio Tinto affinché si rafforzino, mentre le aziende minerarie competono per assicurarsi l’accesso a maggiori risorse di rame.

Questa settimana i prezzi del rame hanno raggiunto il massimo storico di oltre 13.300 dollari a tonnellata, evidenziando un deficit di mercato che, secondo gli analisti, potrebbe raggiungere i 10 milioni di tonnellate entro il 2040.

General Motors preannuncia perdita per colpa dell’elettrico

General Motors ha annunciato che registrerà una perdita straordinaria sugli utili pari a 7,1 miliardi di dollari, dovuta in gran parte al ridimensionamento delle attività sui veicoli elettrici alla luce del cambiamento delle politiche statunitensi. Secondo una comunicazione alle autorità di vigilanza, i risultati del quarto trimestre del colosso automobilistico di Detroit saranno appesantiti da 6 miliardi di dollari di oneri legati alla revisione e al ridimensionamento degli investimenti nei veicoli elettrici. I
restanti 1,1 miliardi di dollari includono costi derivanti dalla ristrutturazione delle operazioni dell’azienda in Cina. La mossa di Gm segue una svalutazione di 1,6 miliardi di dollari registrata nel terzo trimestre, dovuta a un cambio di rotta sugli investimenti nei veicoli elettrici dopo una brusca inversione delle politiche statunitensi sotto il presidente Trump. Trump, che considera il cambiamento climatico una bufala, ha cancellato importanti iniziative a favore dei veicoli elettrici promosse dal suo predecessore Joe Biden.

L’avvertimento sugli utili di Gm arriva inoltre poco dopo l’annuncio di Ford del 15 dicembre, secondo cui l’azienda svaluterà circa 19,5 miliardi di dollari nell’arco di diversi anni a causa del mutato quadro politico. Durante la presidenza Biden, l’amministratrice delegata di Gm, Mary Barra, aveva investito in modo aggressivo nella costruzione di capacità produttiva per i veicoli elettrici. Nel 2021 l’azienda aveva annunciato l’obiettivo di rendere auto e camion a emissioni zero entro il 2035.

Puma, i motivi dell’exploit in Borsa

Puma è volata in Borsa giovedì dove ha guadagnato il 10% a Francoforte. A riportare il riflettori sul titolo è stata l’indiscrezione di Reuters secondo cui la cinese Anta Sports avrebbe presentato un’offerta nelle scorse settimane ad Artemis, la holding della famiglia Pinault, per rilevare la quota del 29% del brand di calzature sportive. Anta si sarebbe anche assicurata un finanziamento per l’operazione se verrà raggiunto un accordo.

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