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Biennale arte: più “major kaos” che “minor keys”, Buttafuoco difende la riapertura del padiglione Russia

La 61a Biennale Arte di Pietrangelo Buttafuoco apre oggi i battenti per la “vernice” e al pubblico sabato

Biennale arte: più “major kaos” che “minor keys”, Buttafuoco difende la riapertura del padiglione Russia

Arte e guerra o, meglio, Arte e geopolitica. Fino a dove arriva la propaganda di regime, dove cominciano libertà e dissenso? Se, dopo tutto, ha un merito la 61a Biennale Arte di Pietrangelo Buttafuoco che apre i battenti oggi per la “vernice” e al pubblico sabato è di avere rimescolato le carte fino a creare una nuova gerarchia di priorità che vede l’arte primeggiare su politica e diplomazia relegando embarghi e sanzioni in quella zona grigia da sempre disabitata dalla creatività.

Biennale Arte: cos’è successo, in breve

Buttafuoco, intellettuale di destra ma non certo “organico” si è posto in netto dissenso rispetto al ministro della cultura Alessandro Giuli, (che diserterà l’inaugurazione)  alla spessa premier, Giorgia Meloni e alle istituzioni europee per la riapertura del padiglione russo chiuso dal 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. Ne è seguita una scia di polemiche con la Giuria della Biennale Arte, presieduta da Solange Farkas, che, in piena autonomia, ha deciso di non assegnare premi né a Russia né a Israele, ossia ai due Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale. Poi l’arrivo degli ispettori dal ministero di Giuli e le dimissioni in blocco di tutta la giuria. Infine, la decisione di non assegnare premi creando un “Leone dei visitatori”. 

La Biennale tra kaos e keys

Insomma, si prospetta una sorta di “Major Kaos” che è andato a sostituirsi alle “Minor Keys” immaginate come logo dalla curatrice della rassegna, Koyo Kouoh del Camerun, prematuramente scomparsa il 10 maggio dell’anno scorso a 57 anni. 

Per Buttafuoco “la storia bussa continuamente a quella che non è mai una decorazione ma il sentimento profondo che attraversa l’arte. Siamo qui – dice il presidente della Biennale – immersi in una realtà sociale viva, siamo qui a nutrirci d’arte, perché l’arte ha una potenza ancora maggiore di ogni prepotenza. L’arte ci destina al futuro e ci dà la possibilità di cancellare le catastrofi”. Parlava ieri, Buttafuoco, in uno spazio che aveva il sapore di antiche battaglie, (quelle tra austriaci e  napoleonici) come è la Polveriera austriaca di Forte Marghera, uno dei tanti spazi militari (come del resto anche l’Arsenale di Venezia)  riconvertiti alle necessità delle istituzioni culturali.

Marina Abramovic inaugura la sua mostra alle Gallerie dell’Accademia

Marina Abramovic artista serba non vuole essere tirata dentro una polemica di cui sente tutta l’inutilità. Lei madrina della performance e visual Art si trova in questi giorni a Venezia per inaugurare la sua mostra alle Gallerie dell’Accademia per festeggiare gli 80 anni. Nel ‘97 vinse il Leone d’oro della Biennale Arti visive con una installazione fatta di migliaia di ossa insanguinate testimonianza  tragica di quella mattanza che si stava consumando nella guerra nei Balcani. “Da sempre – dice la Abramovic – l’obiettivo dell’arte è anche quello di creare le condizioni di pace e unità tra i popoli. L’arte da sempre è un messaggio di pace e di unita”. Ma sulla riapertura del padiglione russo taglia corto: “non spetta a me intervenire in queste vicende”.

I padiglioni di Russia e Israele

Quanto alle sorti del padiglione russo inaugurato il 29 aprile del 1914 dalla granduchessa Marija Pavlovna (esattamente due mesi prima dell’attentato di Sarajevo all’arciduca Francesco Ferdinando che segnò l’inizio della prima guerra mondiale) la proposta della curatrice Anastasiia Karneevas (figlia del viceamministratore delegato della società di difesa russa Rostec) ha affidato all’Accademia di musica Gnessin una performance dal titolo  “L’albero è radicato nel cielo” nei quattro giorni dell’opening. Tra musica, arte e letture saranno coinvolti una trentina artisti non solo russi, ma anche argentini, brasiliani, maliani e

messicani. Finita la registrazione il Padiglione verrà chiuso per tutta la durata dell’esposizione, fino al 22 novembre. La Russia infatti “non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il Padiglione al pubblico”, ha spiegato la Biennale, e quindi i visitatori potranno vedere la performance su grandi maxi-schermi all’esterno e anche votarla per il Leone dei Visitatori dedicato ai Padiglioni Nazionali, dopo la riammissione di Russia e Israele nella gara da cui erano state escluse dalla Giuria).

Il Padiglione di Israele (all’Arsenale e non ai Giardini per lavori di ristrutturazione) ospiterà l’artista Belu-Simion Fainaru con le sue sculture, protagonista di quello che il ministero degli Esteri israeliano aveva definito “boicottaggio”. L’opening – sempre su invito – è previsto l’8 maggio alle 11.00. 

La Repubblica Islamica dell’Iran invece non parteciperà per l’impossibilità di allestire il padiglione nazionale a causa delle vicende belliche. L’Iran aveva annunciato la sua presenza a Venezia a febbraio prima dello scoppio della guerra e in quell’occasione aveva reso noto che il commissario della partecipazione era Aydin Mahdizadeh Tehrani. La lista ufficiale comprende ora 100 Partecipazioni Nazionali, con la Repubblica Unita della Tanzania e la Repubblica delle Seychelles, sopraggiunte dopo l’annuncio del 4 marzo scorso.

Il programma

Dal 6 all’8 maggio andranno in scena le tre serate, dalle 19.00 alle 20.00, della Biennale della Parola / Il dissenso e la pace nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, con ingresso fino a esaurimento posti per gli accreditati alla pre-apertura. Il primo appuntamento è con il regista e cineasta russo Alexander Sokurov. Il secondo, il 7 maggio, con la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry e il terzo, l’8 maggio, con i direttori artistici della Biennale Alberto Barbera, Caterina Barbieri, Willem Dafoe, Wayne McGregor, Wang Shu e Lu Wenyu. Con questo ciclo di incontri La Biennale risponde anche alle decine di artisti, intellettuali e docenti italiani e russi hanno chiesto di aprire le porte ai “veri dissidenti”, dando voce in qualche modo ai 31 artisti russi incarcerati.

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