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Bankitalia: Pil primo trimestre -0,7%

Si legge nell’ultimo rapporto economico di via Nazionale che “nella media del primo trimestre di quest’anno la produzione industriale avrebbe registrato una nuova flessione rispetto al periodo precedente” – “Restano rischi molto elevati riconducibili al riavvio delle tensioni sui mercati finanziari europei e a un rallentamento più pronunciato del commercio”

Bankitalia: Pil primo trimestre -0,7%

Nel primo trimestre 2012 il Pil italiano è calato dello 0,7%, la stessa flessione registrata fra ottobre e dicembre dell’anno scorso. E’ questa la stima fornita da Bankitalia nel suo ultimo bollettino economico. “Secondo nostre valutazioni – si legge nel documento di via Nazionale – nella media del primo trimestre di quest’anno la produzione industriale avrebbe registrato una nuova flessione rispetto al periodo precedente” da cui “discenderebbe un calo del Pil nell’ordine di quello del trimestre precedente. Tuttavia, sebbene gli indicatori congiunturali segnalino la prosecuzione della fase di debolezza della domanda interna, l’indagine trimestrale condotta in marzo dalla Banca d’Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore presso un campione d’imprese dell’industria e dei servizi presenta segnali di un’attenuazione del peggioramento ciclico. Indicazioni moderatamente favorevoli derivano anche dai più recenti andamenti del clima di fiducia delle famiglie e di quello delle imprese”.

Per Bankitalia i rendimenti dei titoli di Stato “si sono avvicinati allo scenario più favorevole prospettato nel Bollettino economico dello scorso gennaio”. Ma “la volatilità resta però molto elevata”.

Infatti “le misure di liberalizzazione e di semplificazione amministrativa recentemente approvate – sottolinea Via Nazionale – possono stimolare la crescita del prodotto potenziale e incidere positivamente sulle aspettative. Nella stessa direzione va la proposta di riforma del mercato del lavoro, che punta ad attenuarne la segmentazione razionalizzando gli ammortizzatori sociali e riequilibrando la convenienza relativa delle diverse forme di flessibilità nell`uso del lavoro”.

Tuttavia “restano rischi molto elevati, riconducibili al riavvio delle tensioni sui mercati finanziari europei e a un rallentamento più pronunciato del commercio mondiale”.

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