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Banche sotto pressione a Piazza Affari: il governo studia nuovo rinvio dei crediti fiscali per incassare 1,5 miliardi in manovra

Secondo Bloomberg, il ministero dell’Economia studia la sospensione temporanea delle attività fiscali differite (Dta) per recuperare 1,5 miliardi nel 2027, fino a 3 miliardi nel biennio 2027-2028. Titoli sotto pressione a Piazza Affari

Banche sotto pressione a Piazza Affari: il governo studia nuovo rinvio dei crediti fiscali per incassare 1,5 miliardi in manovra

Il governo italiano valuta un nuovo intervento sulle banche per rafforzare i conti pubblici. Secondo quanto riportato da Bloomberg, in vista della prossima manovra di bilancio, il ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti starebbe lavorando a un piano che prevede la sospensione temporanea delle attività fiscali differite (Dta), con l’obiettivo di recuperare 1,5 miliardi di euro nel 2027.

L’ipotesi non si fermerebbe qui: i tecnici del Mef starebbero infatti considerando di prorogare la misura per un altro anno, arrivando così a 3 miliardi di euro complessivi nel biennio 2027-2028.

Come funziona il meccanismo delle Dta

Le Dta sono crediti fiscali che derivano da perdite pregresse e che le banche possono utilizzare negli anni successivi per ridurre il proprio carico fiscale.

Un congelamento temporaneo impedirebbe agli istituti di credito di sfruttare subito questi crediti, aumentando così le tasse da versare nell’immediato. Tuttavia, una volta terminato il blocco, i crediti tornerebbero disponibili. Per questo motivo la misura, pur generando un sacrificio a breve termine, viene considerata neutrale nel medio-lungo periodo per i bilanci bancari.

Il ministero dell’Economia ha chiarito che si tratta ancora di un’ipotesi preliminare: “È solo una delle possibili opzioni in valutazione. Al momento non ci sono calcoli definitivi e dovremo confrontarci con le banche e discuterne”, ha dichiarato Giorgetti a Bloomberg News.

Banche, stop temporaneo alle Dta: la reazione in Borsa

Le banche restano sotto pressione a Piazza Affari, ma con ribassi più contenuti rispetto alle prime battute. Il sottoindice del comparto segna comunque un calo, mentre diversi titoli di peso del Ftse Mib viaggiano in territorio negativo. Banca Mps (-1,13%) arretra, complice la forte esposizione alle Dta; Rocca Salimbeni punta sull’acquisizione di Mediobanca (-0,77%) per sbloccare circa 1,3 miliardi di crediti fiscali, che si aggiungerebbero agli 1,6 miliardi già presenti in bilancio. Perdite più contenute per Intesa Sanpaolo (-0,87%), Unicredit (-0,28%) e Bper (-0,19%), mentre Banco Bpm (+0,94%) si distingue in controtendenza. Secondo gli analisti di Intermonte, un eventuale prolungamento del congelamento delle Dta “non metterebbe a rischio la profittabilità e la remunerazione delle banche”, trattandosi di una sospensione temporanea della compensazione fiscale, senza effetti strutturali sui conti.

Le motivazioni politiche ed economiche

Il contributo straordinario del settore bancario rientra tra le priorità della Lega di Matteo Salvini, che punta a recuperare risorse per finanziare un alleggerimento fiscale a favore del ceto medio.

Accanto al congelamento delle Dta, il governo starebbe valutando anche altre misure, come una tassazione dei buyback azionari, per ampliare il ventaglio di possibili entrate extra in vista della prossima manovra. L’ipotesi, ancora allo studio, avrebbe l’obiettivo di far contribuire chi negli ultimi anni ha beneficiato dei dividendi e della rivalutazione dei titoli, generando entrate extra senza intaccare il patrimonio delle banche.

Manovra, banche sotto pressione: il precedente e i rischi di mercato

Non si tratta di una novità assoluta. L’Italia ha già fatto ricorso al congelamento delle Dta nel biennio 2025-2026, generando 3,4 miliardi tra i saldi di finanza pubblica di quest’anno e del prossimo, dopo il fallimento del tentativo di introdurre una tassa sugli extraprofitti bancari nel 2023.

In quell’occasione, l’annuncio della tassa provocò il crollo dei titoli bancari a Piazza Affari e spinse il governo Meloni a correggere rapidamente la rotta, optando per lo stop temporaneo alle Dta come soluzione meno destabilizzante.

Il nuovo intervento andrebbe quindi nella stessa direzione: garantire nuove entrate per lo Stato per finanziare la prossima Legge di Bilancio, senza però generare shock sui mercati finanziari. Il bilanciamento tra esigenze di bilancio e stabilità bancaria resta delicato, e sarà decisivo il confronto che il Mef avvierà con gli istituti di credito nelle prossime settimane.

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