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Banca Carige alla resa dei conti e bond in rally

Assemblea ad alta tensione della Banca Carige che oggi deve nominare il nuovo cda: a duello le liste di Malacalza e di Mincione – Sul piano internazionale si allenta lo scontro sui dazi ma si impennano i bond sulla scia dell’aumento dei tassi della Fed – In rialzo lo spread Btp-Bund, mentre torna a salire il petrolio

Banca Carige alla resa dei conti e bond in rally

La Cina non userà l’arma della svalutazione nella guerra di dazi. I mercati ne prendono atto con sollievo. Ma le minori tensioni sul fronte dei dazi hanno fatto spazio a un’altra preoccupazione: l’aumento dei tassi di mercato Usa, in fermento ad una settimana dalle decisioni della Fed. Prendono velocità le vendite sulle obbligazioni: il rendimento del Treasury decennale sale da cinque giorni, fino al 3,09%. Il rendimento del Treasury a 2 anni ha toccato il livello più alto dal 2008, al 2,82%, sotto la spinta del mercato immobiliare in forte ascesa. Il trend si è diffuso all’Europa. Il tasso del Bund decennale sfiora il mezzo punto, si indebolisce assai di più il Btp, in balia delle parole in libertà della maggioranza: il gioco dello spread è sempre più diffuso tra i grandi investitori, lesti nello sfruttare il saliscendi degli umori dell’esecutivo.

PAUSA NEL RIALZO DI TOKYO, IN CALO LA CINA

I mercati asiatici, impegnati a digerire l’ultimo affondo di Trump (ieri lo smartphone del presidente Usa è rimasto in silenzio) hanno segnato il passo.

In parità la Borsa del Giappone dopo quattro sedute al rialzo. Il guadagno da inizio 2018 è intorno al +4%. Per un investitore italiano il bilancio complessivo migliora a +6,8% considerando la contemporanea rivalutazione dello Yen contro l’Euro (+2,8%). È una delle migliori performance azionarie a livello globale. Shinzo Abe, intanto, ha dominato il congresso del partito liberal-democratico e si avvia a vincere le elezioni sull’oda del risveglio dell’economia.

In lieve calo i listini azionari della Cina, mentre è sui livelli di ieri il cambio dollaro-yuan. Pesa sugli indici della regione la frenata del Nasdaq.

SANZIONI PIÙ VICINE, PETROLIO IN RIALZO

Petrolio in rialzo, anche a seguito del nuovo calo delle scorte di greggio degli Stati Uniti: stamattina il Brent tratta a 79,7 dollari il barile. Si comincia a parlare con qualche preoccupazione della contrazione della prevedibile contrazione dell’offerta, provocata dall’introduzione di sanzioni da parte degli Stati Uniti sull’Iran. A Piazza Affari Saipem +1%.

L’euro tratta a 1,168 su dollaro.

A WALL STREET BRINDANO LE BANCHE…

In salita a Wall Street l’indice Dow Jones (+0,61%), ai massimi da gennaio, e l’S&P 500 (+0,13%). In lieve calo il Nasdaq (-0,08%).

La seduta di Wall Street è stata condizionata dai movimenti sui mercati obbligazionari. Piacciono le banche: Goldman Sachs, Bank of America e JP Morgan mettono a segno rialzi tra il 2,6 e il 3,3% in sintonia con l’aumento del costo del denaro. Al contrario, arretrano alcuni campioni del tech: Microsoft -1,3% e Amazon -0,8%, colpita dall’avvio di un’indagine della Ue.

…ED ESPLODE IL BOOM DELLA CANNABIS

Un’altra moda sta spostando in questi giorni miliardi sui tabelloni di Wall Street: la corsa alla marijuana, innescata dall’interesse di Coca Cola per la canadese Tilray (+47%, dopo il +31% della vigilia). Il ceo del produttore di cannabis per usi terapeutici, Brendan Kennedy, ha di nuovo parlato di quanto siano ampie le possibilità di utilizzo della marijuana. La società è sbarcata sul listino a 17 dollari, oggi ne vale 220 circa. Salgono anche Canopy Growth (+6%) e Cronos Group (+23%). Il fondo gestito da Peter Thiel, il miliardario-filosofo vicino a Trump, ha già accumulato guadagni nel settore per 12 miliardi di dollari.

LISTINI EUROPEI A RIMORCHIO DELL’AUTO

Le Borse europee chiudono tutte in rialzo e vicine ai massimi di giornata trascinate dai minerari che sentono aria di rimbalzo della congiuntura, e dal settore auto, spinto dagli sconti dei modelli più “vecchi” che rischiano di incorrere in nuove regole più severe. I finanziari accantonano per un giorno i timori della guerra dei dazi Usa-Cina, sostenuto dalla buona intonazione di Cina e Giappone. Gli operatori cominciano a chiedersi se sia giustificato il gap tra l’azionario Usa e quello europeo. Giuseppe Sersale di Anthilia rileva che “lo Stoxx 600 e l’Eurostoxx 50 sono negativi da inizio anno (rispettivamente del 2.5% e del 4% circa) e la Survey di Merril Lynch di settembre indica che gli Investitori hanno tagliato l’esposizione all’azionario Eurozone per 6 degli ultimi 7 mesi, portandola ai minimi da 18 mesi”.

Milano (+0,25% a 21.280 punti) chiude con un rialzo inferiore a quello delle altre principali borse europee.

Fanno meglio stavolta gli altri listini. In ordine crescente: Madrid ha fatto segnare +0,35%, Londra +0,4%, Francoforte +0,5%; infine Parigi +0,6%.

MS5 BUSSA A QUATTRINI, RISALE LO SPREAD

Il ministro Giovanni Tria continua a far quadrato sulla manovra, ma l’assedio continua. Gli sherpa economici di Lega e M5s trattano per spartirsi in manovra 9 miliardi a testa e chiedono al titolare dell’economia di trovare anche i 12,4 miliardi necessari a sterilizzare l’Iva. Di Maio dalla Cina ha proposto all’Europa uno scambio: più deficit nel 2019 a fronte dell’impegno a rientrare nei parametri dal 2020, mano a mano che si attuano nuovi tagli alla spesa. Il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti si dice comunque “certo” che Tria resti al suo posto.

Le parole del vice-premier Di Maio hanno appesantito il mercato dei titoli di Stato. Il differenziale di rendimento con la Germania sul tratto decennale si è comunque mantenuto ancorato al di sotto dei 240 punti base.

Lo spread è oscillato fra 2,77% poco dopo l’apertura, e 2,87%. Sulla curva dei rendimenti si evidenzia un appiattimento, a riflesso della peggiore performance della parte breve.

In attesa delle aste odierne a medio lungo termine di Francia e Spagna in agenda, ieri si è attivata sul primario la Germania, col collocamento di 2,4 miliardi di euro del decennale, con rendimento e offerte in rialzo.

IN EVIDENZA LA GALASSIA AGNELLI, MA FRENA FERRARI

Ancora in evidenza la galassia Agnelli. Dopo l’ottima risposta del mercato agli annunci dell’Investor day (pay out del dividendo in ascesa, buy back in programma) rallenta Ferrari (-1,3%) nonostante JP Morgan abbia alzato il target.

Prendono il volo però Exor (+2,12%) e Fiat Chrysler (+1,82%) che replicano l’andamento del settore automotive in Europa. La quota di mercato del gruppo era pari al 6,6% in luglio e al 7,1% in agosto, un aumento dello 0,4% rispetto a un anno prima.

CARIGE, OGGI LA RESA DEI CONTI

Recupera nel pomeriggio il settore bancario, debole in mattinata. L’indice di settore guadagna l’1,15%. Rialzi intorno all’1,5% per Intesa (+1,34%), Unicredit (+1,43%) e Bper (+1,51%).

In tensione Banca Carige (+1,15%) alla vigilia dell’assemblea in cui sarà nominato il nuovo Cda conteso tra la cordata Malacalza e quella che fa capo a Raffaele Mincione: il voto potrebbe non determinare la formazione di una governance stabile per la banca.

BUZZI, CONTINUA L’EFFETTO BUY BACK

Ritraccia Prysmian (- 2,66%, ma sopra i minimi di seduta), su prese di profitto fisiologiche dopo il balzo della vigilia propiziato dai conti semestrali.

Al contrario Buzzi (+2,2%) si conferma tra i titoli migliori dopo il rally della vigilia (+4%).

A muovere il titolo è stato l’annuncio dell’avvio del programma di acquisto di azioni proprie fino a 7 milioni di azioni ordinarie e risparmio. Il programma durerà 18 mesi con decorrenza dal 10 maggio scorso.

RIMBALZA ASTALDI, SI SGONFIA TREVI

Non si placano gli scossoni nel settore infrastrutture. Astaldi (+12,5%) vola a doppia cifra. Il violento rimbalzo si lega ai tentativi di individuare una soluzione al pesante indebitamento, magari facendo ricorso ad un cavaliere bianco.

Trevi, leader mondiale nell’ingegneria del sottosuolo, è stato il peggior titolo con una flessione del 7%. Ieri era rimbalzata del 15%. Il 93% dei creditori finanziari del gruppo ha accettato la proposta di accordo di standstill, consentendone l’entrata in vigore. L’accordo consente al gruppo di portare avanti i colloqui in corso con i propri stakeholders “per la definizione della manovra di rafforzamento patrimoniale”. La società sta definendo una manovra alternativa, che prevede un aumento di capitale riservato in opzione agli azionisti e la contestuale conversione di parte dell’indebitamento finanziario del Gruppo in strumenti finanziari.

Digital Magics, business incubator di progetti digitali e fornitore di servizi di consulenza e accelerazione per startup e imprese, è in rialzo del 5% nel finale a 7,06 euro.

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