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Amato: il pessimismo sulla morte della Ue è forse un po’ esagerato

La Ue ha certamente molti difetti ed ora è sotto l’attacco convergente di Trump e di Putin ma, “nell’ora più buia” qualche spiraglio di rilancio c’è: gli interventi di Giuliano Amato, Marcello Messori, Nathalie Tocci e Franco Bassanini al seminario Astrid

Amato: il pessimismo sulla morte della Ue è forse un po’ esagerato

C’è una strana confusione nella pubblica opinione sull’Europa: quasi sempre viene rimproverata per quello che non è, cioè per cose sulla quali Bruxelles non ha i poteri come difesa, politica estera, controllo delle frontiere. E paradossalmente, invece di chiedere maggiore integrazione, molti cittadini, e purtroppo diversi esponenti politici, chiedono non ulteriori passi in avanti verso una unione più stretta, ma al contrario, minore peso della “burocrazia di Bruxelles“, maggiore autonomia degli Stati, i quali dovrebbero essere liberi di fare come vogliono in tutte le materie. I più estremisti arrivano a contrastare anche l’Euro, pensando così di tornare ai bei tempi della lira, quando si potevano far girare a piacimento i torchi della Banca d’Italia per stampare moneta. Ma poi l’inflazione era fuori controllo.

Certo l’Europa ha molti difetti. Si trova a metà del guado. Le resistenze da parte dei singoli Stati, a cominciare dall’Italia della Meloni, a cedere ulteriori quote di sovranità sono forti. Il nostro Governo ad esempio, si è detto contrario ad abbandonare il voto all’unanimità e vuole conservare il diritto di veto, che naturalmente rende difficili, se non impossibili, certe decisioni.

Eppure dal seminario organizzato da Astrid in occasione nella consegna del premio intestato all’ex parlamentare Jo Cox alle migliori tesi sull’Europa, sono emersi parecchi aspetti che inducono un minore pessimismo sulle sorti del Vecchio Continente. Insomma soprattutto Giuliano Amato, ma anche il professor Marcello Messori, e lo stesso Franco Bassanini, presidente di Astrid, hanno potuto indicare qualche speranza per un futuro meno angoscioso del presente.

Le cose negative si sanno: stretti nella morsa tra la guerra di Putin e le bordate polemiche di Trump, i nostri governanti sembrano incapaci di formulare una strategia unitaria, sia per rispondere alle aggressioni sia per modificare quello che va cambiato nel funzionamento della UE. La direttrice della IAI Nathalie Tocci ha ricordato sinteticamente i nostri punti deboli: problemi esistenziali sia della Nato che della Ue nati in altri contesti e con altri compiti che stentano ad adattarsi ai nuovi scenari; il rafforzamento dei nazionalismi che porta disgregazione in quanto ogni Stato cerca di riappropriarsi di quote di potere a scapito della prassi comunitaria; ed infine il persistere di una mentalità da perdenti che colpisce i cittadini e molti gruppi dirigenti.

A questi tre elementi Messori ha aggiunto l’attacco da parte degli Usa al nostro modello democratico e sociale che è il contrario di quello patrocinato da Trump, e il fatto che gli Usa vogliono blindare la quantità di risparmio europeo che già oggi si dirige verso gli States per assicurarsi così il finanziamento del proprio debito.

Non solo, ma quello che veramente spaventa è che in una crisi grave come quella attuale non stiamo riuscendo a reagire con vigore così come abbiamo fatto appena quattro anni fa di fronte alla minaccia del Covid. Oggi abbiamo fatto appena qualche passo avanti nella politica di sicurezza, ma siamo quasi a zero sulla politica industriale e facciamo solo un po’ di confusione sulle questioni della semplificazione e della deregolamentazione.

Gli spiragli di luce nella nostra “ora più buia”

Eppure i vari relatori hanno voluto aprire degli spiragli in quella che sembra essere la nostra “ora più buia”. Intanto anche negli Usa e negli stessi ambienti repubblicani sembra accendersi un dibattito critico verso certi eccessi della politica trumpiana sia in politica estera rispetto alla Russia e all’Ucraina, sia in politica interna. Del resto degli Usa molti cittadini cominciano a ricordare che la loro nazione è nata da una rivoluzione contro le autocrazie settecentesche europee e che quindi difendere la democrazia fa parte del Dna della Nazione.

In particolare Giuliano Amato ha inquadrato la politica di Trump come una estremizzazione di un movimento iniziato ben prima. Obama ha avviato la ritirata degli Usa con il famoso discorso del Cairo, Biden ha sostenuto le produzioni americane con la politica fiscale. Ora Trump ha portato tutto alle estreme conseguenze puntando ad un accordo esplicito con le autocrazie, ma questo probabilmente (si spera) susciterà varie reazioni di rigetto da parte della pubblica opinione e di parte delle autorità come ad esempio dalla Corte Federale che dovrebbe emettere a breve delle sentenze sui poteri del presidente.

Certo non si tornerà ai beni tempi antichi. Alcuni cambiamenti rimarranno, ma forse, se nel frattempo la Ue avrà fatto sostanziali passi in avanti dimostrando la volontà di sconfiggere il declino e di occupare il proprio posto nel mondo, con relative responsabilità, allora si potrà ricreare una vera alleanza tra le due sponde dell’Atlantico, salvaguardando la sostanza della democrazia ma dotandola di quella forza e quella autorevolezza che oggi non sembra avere, specie qui nella Vecchia Europa. Ma anche negli Usa non stanno troppo bene. L’inaffidabilità del presidente non fa bene alla credibilità ed alla reputazione di quella grande nazione che, nel bene e nel male, era il pilastro del “ mondo libero”.

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