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Algeria e Tunisia: i raccolti pesano sul Pil, turismo ko

Come riportato da FMI e Intesa Sanpaolo, nei due Paesi il 2016 profila grossi rischi al ribasso per il PIL dovuti a stagione agricola sfavorevole, spinte al deprezzamento delle valute e crollo del turismo. Male il deficit di parte corrente.

Algeria e Tunisia: i raccolti pesano sul Pil, turismo ko
Nel 2015 la crescita del PIL algerino, stimata in via preliminare pari al 3,9%, è risultata leggermente superiore al 3,8% registrato nell’anno precedente. La produzione di idrocarburi è aumentata dello 0,4% in termini reali, grazie alla componente gas; dal canto suo, la parte non-idrocarburi è cresciuta del 5,5% in termini reali. La spinta è arrivata sia dalla produzione agricola, che grazie alle buona piovosità è salita del 7,6%, sia dall’industria, che ha accelerato al +4,6% sostenuta principalmente dalla lavorazione dei metalli (12,4%). Nel 2016 il settore idrocarburi è previsto in crescita dell’1%, mentre la parte non-idrocarburi a +4% per una crescita complessiva prevista dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) al 3,4%. La stagione agricola che si va profilando, meno favorevole, implica però rischi al ribasso per il PIL non-idrocarburi e per l’economia locale nel suo complesso.

Come riportato da Intesa Sanpaolo, negli ultimi due anni, il dinaro ha perso circa un terzo del suo valore verso il dollaro USA (a ridosso di DZD 110:1 USD). Le spinte al deprezzamento non sono state contrastate dalle Autorità al fine di limitare l’impatto sull’economia della discesa del prezzo del petrolio. E a meno che il petrolio testi nuovi minimi, il cambio verso il dollaro è visto stabilizzarsi attorno le attuali quotazioni per il 2016. Nel 2015 a causa del calo delle entrate da idrocarburi, che contribuiscono a più di metà del Bilancio dello Stato, il deficit pubblico è più che raddoppiato portandosi al 15,3% del PIL. Gli analisti prevedono che nel 2016 il deficit scenderà in misura modesta, attestandosi attorno al 14,5% del PIL: l’attuale politica fiscale non appare sostenibile nel medio termine considerando, tra l’altro, che il ciclo di vita della ricchezza energetica è breve.

Il deficit della parte corrente della Bilancia è salito a 20 miliardi nei primi nove mesi del 2015, dai 4,6 miliardi nello stesso periodo dell’anno precedente. Da gennaio a settembre il conto finanziario è passato in deficit, 1,5 mld da un surplus di 0,9 mld nello stesso periodo del 2014, a causa principalmente di disinvestimenti diretti dall’estero (-1,3 mld il saldo netto del conto IDE). A fine 2015 le riserve valutarie sono scese a 142 mld da 177 mld un anno prima. L’Algeria dispone inoltre di risorse accantonate nel Fondo Sovrano che a fine marzo 2016 aveva una capitalizzazione di 50 mld, in calo dai circa 75 mld di fine 2014. Le riserve garantiscono tuttavia un’ampia copertura del fabbisogno finanziario esterno 2016 (26 mld per un reserve cover ratio pari a 5,5, comunque dimezzato rispetto al 2015).

In Tunisia, invece, la crescita del PIL ha frenato allo 0,8 nel 2015, nonostante l’andamento sostenuto della produzione agricola (in particolare olive, datteri e agrumi). Il rallentamento è stato principalmente dovuto al crollo del turismo che ha pesato su diversi servizi, fattore che continuerà a pesare sull’economia locale anche nel corso di quest’anno. Le condizioni climatiche meno favorevoli porteranno ad una contrazione della produzione agricola, dopo l’anno record per l’olio di oliva 2015. Per il settore manifatturiero si prevede invece un aumento della domanda da importanti mercati europei come Francia e Italia. La crescita del PIL è prevista in ulteriore frenata nel 2016 (+0,5%).

Nel 2015 il tasso medio d’inflazione è risultato pari al 4,9%, invariato rispetto all’anno precedente. La debolezza della domanda interna e la dinamica contenuta dei costi degli idrocarburi sono attesi portare nel 2016 ad un tasso medio d’inflazione in calo al 3,5%. La Banca Centrale ha tagliato lo scorso ottobre il tasso di riferimento di 50pb portandolo al 4,25%. La dinamica dell’inflazione, prevista tenersi sotto il valore di riferimento e la debolezza dell’economia porteranno probabilmente a nuovi tagli dei tassi nel 2016. Allo stesso tempo, nel corso del 2015 il cambio reale effettivo si è apprezzato del 5% portandosi al di sopra della media di lungo periodo. Il FMI nel Rapporto Art IV 2015 ha evidenziato una sopravalutazione del 9% rispetto al valore di equilibrio.

Nonostante l’ulteriore contrazione della spesa per sussidi, il deficit del Governo centrale, a causa della contenuta crescita dell’economia, è salito al 4,8% del PIL nel 2015 da 4,1%. Secondo gli analisti, nel 2016 il deficit obiettivo pari al 3,9% del PIL concordato con il FMI difficilmente sarà raggiunto, in uno scenario dove il debito pubblico in rapporto al PIL della Tunisia è salito di 10pp negli ultimi cinque anni (al 54% del PIL). E nonostante la significativa contrazione del disavanzo commerciale, nel 2015 il deficit corrente è rimasto elevato, pari all’8,7% del PIL rispetto a 8,9%, a causa del crollo degli incassi dal turismo (a 1,3 miliardi da 1,9). A fine dicembre 2016 le attività in valuta della Banca Centrale ammontavano a 7 mld, scesi poi a 6 mld a metà aprile 2016. Questo dato si confronta con un fabbisogno finanziario 2016 stimato pari a 11,8 mld. Di recente le Autorità hanno raggiunto un accordo preliminare con il FMI per la concessione di una Extended Fund Facilities (EEF) di ammontare pari a 2,8 mld. Ecco allora che Fitch, che assegna un rating BB- al debito sovrano, ha di recente rivisto in negativo l’outlook evidenziando i rischi politici interni ed esterni e l’indebolimento della posizione fiscale.

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