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Alcoa agli svizzeri di Sider Alloys: c’è la firma

Il gruppo svizzero investirà in tutto circa 140 milioni di euro – Rimane aperta la partita con i sindacati sul fronte occupazionale: in gioco ci sono 800 posti di lavoro, tra interni e indotto.

Alcoa agli svizzeri di Sider Alloys: c’è la firma

È stato firmato al ministero dello Sviluppo economico l’accordo per il passaggio da Invitalia a Sider Alloys dell’ex stabilimento Alcoa di Portovesme, nel sud della Sardegna. Il gruppo svizzero investirà in tutto circa 140 milioni di euro, con agevolazioni del Mise e della Regione Sardegna per circa 94 milioni.

Il ministro Carlo Calenda, ha detto che “oggi non è una conclusione, ma l’inizio di un processo. Come ho detto chiaramente ai lavoratori di Alcoa – ha aggiunto – si festeggerà quando uscirà il primo lingotto di alluminio. Fino ad allora c’è solo da lavorare”.



Sider Alloys ha messo sul piatto il riavvio degli impianti, fermi da più di 4 anni, la bonifica delle acque sotterranee dell’area industriale di Portovesme e il rafforzamento della struttura produttiva. Rimane aperta la partita con i sindacati sul fronte occupazionale.

“Il Piano illustrato oggi prevede 135-145 milioni di investimenti con il sostegno dell’accordo di programma firmato lo scorso 22 dicembre – ha spiegato il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli – A regime una volta riavviati gli impianti, un’operazione estremamente complessa dovrebbe richiedere diversi mesi, prevedere al produzione di 150 mila tonnellate di alluminio l’anno. Ora bisognerà completare l’intero puzzle con le ultime tessere che mancano, aprire subito il negoziato con Sider Alloys su Piano industriale e occupazionale e affrontare tutti gli altri aspetti ancora aperti”.

Secondo il leader Uilm, Rocco Palombella, “ora ci sono le condizioni per conoscere il piano industriale. Vogliamo capire quali e quanti investimenti, e con che tempi di realizzo, saranno effettuati dal gruppo svizzero oltre a voler conoscere il perimetro occupazionale dell’operazione”.

Per la leader Fiom, Francesca Re David, “il compito del Mise non può dirsi esaurito: deve infatti garantire sulla compatibilità finanziaria dell’operazione. Garantire cioè che il gruppo elvetico sia in grado di reggere finanziariamente l’acquisizione ed il rilancio di Portovesme. Sulla forza finanziaria del gruppo, siamo al buio completo, così come siamo al buio sul piano industriale che avremmo sperato di discutere prima del perfezionamento della cessione alla Sider Alloys e che dunque dobbiamo affrontare immediatamente”.

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