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Alberto Trentini finalmente libero: il ritorno in Italia dopo 423 giorni di carcere in Venezuela con Burlò. Tutte le tappe

Dall’arresto al rilascio all’alba del 12 gennaio: la storia di Alberto Trentini, cooperante veneziano detenuto per oltre un anno senza accuse formali. Con lui è stato liberato anche l’imprenditore torinese Mario Burlò, in carcere dal novembre 2024. Restano però altri italiani ancora detenuti

Alberto Trentini finalmente libero: il ritorno in Italia dopo 423 giorni di carcere in Venezuela con Burlò. Tutte le tappe

All’alba del 12 gennaio 2026 si è concluso l’incubo di Alberto Trentini, cooperante italiano arrestato in Venezuela e detenuto per oltre 420 giorni senza accuse formali. A dare l’annuncio è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha comunicato la liberazione di Trentini insieme all’imprenditore torinese Mario Burlò. Entrambi si trovano ora nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas, in buone condizioni di salute, e rientreranno in Italia martedì mattina a bordo di un aereo di Stato già decollato da Ciampino.

La scarcerazione è avvenuta intorno alle 23 ora locale, in maniera del tutto inattesa. “Non sapevamo che ci avrebbero liberati”, ha raccontato Trentini subito dopo il rilascio. Le sue prime parole restituiscono la durezza della prigionia: “Posso avere una sigaretta? Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato”. Entrambi non sapevano nulla della cattura di Maduro. Nell’ultimo trasferimento, ha aggiunto, lui e Burlò non sono stati incappucciati, a differenza delle volte precedenti.

Chi è Alberto Trentini: età, origini e impegno umanitario

Alberto Trentini, veneziano del Lido, ha 46 anni e una lunga carriera nella cooperazione internazionale. Serio, riservato e profondamente impegnato nel sociale, ha dedicato oltre dieci anni della sua vita alle missioni umanitarie nei contesti più difficili del mondo. Ha compiuto il suo ultimo compleanno, il 10 agosto, proprio durante la detenzione.

Dopo la laurea in Storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia e il servizio civile, Trentini ha deciso di specializzarsi ulteriormente all’estero, formandosi come assistente umanitario a Liverpool e conseguendo un master in sanificazione dell’acqua a Leeds. Da quel momento ha scelto di lavorare direttamente sul campo, mettendo le sue competenze al servizio delle popolazioni colpite da emergenze umanitarie, dalle alluvioni in Perù ai contesti fragili di America Latina, Africa, Medio Oriente ed Europa dell’Est.

Trentini: l’arresto in Venezuela e la detenzione senza accuse

Nel 2024 aveva accettato un nuovo incarico con la ong francese Humanity and Inclusion, organizzazione specializzata nell’assistenza alle persone con disabilità e insignita del Premio Nobel per la Pace nel 1997. Era arrivato a Caracas il 17 ottobre, e il 15 novembre, mentre si dirigeva verso Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali, è stato fermato a un posto di blocco dal Saime, il Servizio amministrativo per l’identificazione, la migrazione e gli stranieri, e arrestato. Al momento del fermo non aveva con sé le medicine necessarie. Successivamente, è stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare di Caracas e da allora è rimasto detenuto senza accuse formali, senza processo e senza spiegazioni ufficiali.

Nelle prime settimane non si seppe nulla della sua sorte: per oltre due mesi le autorità venezuelane non fornirono notizie né consentirono contatti con la famiglia. Si parlava solo genericamente di terrorismo e presunte cospirazioni, senza alcuna contestazione formalizzata. Humanity & Inclusion aveva provato a presentare una petizione di habeas corpus, ma le autorità venezuelane si rifiutarono di riceverla. A gennaio 2025 Palazzo Chigi assicurò che si stavano “attivando tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva”, garantendo “massima attenzione fin dall’inizio”.

Dopo 181 giorni di silenzio, nella notte del 16 maggio, Trentini riuscì a contattare la famiglia per la prima volta, rassicurando i genitori sulle sue condizioni di salute e sulle cure ricevute. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli definì quel contatto “un passo in avanti frutto di un lungo lavoro di mediazione diplomatica”. Un mese prima, ad aprile, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva telefonato personalmente alla madre di Alberto, Armanda Colusso, per rassicurarla sull’impegno del governo. Tuttavia, in occasione del primo anniversario della detenzione, la madre espresse pubblicamente indignazione per la mancanza di contatti tra il governo italiano e quello venezuelano fino all’estate, posizione che si ammorbidì nelle settimane successive, quando la famiglia chiese di rispettare il silenzio indicato da Palazzo Chigi per evitare strumentalizzazioni.

La vita nel carcere di El Rodeo 1 e gli incontri con l’ambasciatore

Durante la detenzione in carcere di massima sicurezza, El Rodeo 1, Trentini incontrò l’ambasciatore italiano Giovanni De Vito il 23 settembre 2025, seguito da un secondo colloquio due mesi dopo. Gli incontri, della durata di circa 35 minuti, si svolgevano in stanze senza divisori né vetrate e venivano videoregistrati dalle autorità venezuelane. Con loro era presente anche Burlò. Trentini si presentò rasato, visibilmente dimagrito ma in buone condizioni, indossando una divisa celeste pulita e occhiali adattati alla meglio, raccontando di aver dovuto arrangiarsi senza le lenti a contatto. Durante l’ora d’aria quotidiana, instaurò rapporti di solidarietà con gli altri detenuti stranieri, condividendo attese, paure e speranze, e nonostante la durezza della detenzione, mostrò sempre grande attenzione per la famiglia. Quando, durante l’estate, gli è stato concesso di telefonare a casa, ha ricordato alla madre che l’auto di famiglia era senza revisione. In una lettera consegnata all’ambasciatore poco prima di salutarsi, si era raccomandato di ricaricare il cellulare per essere raggiungibile in caso di nuove telefonate.

Trentini: la svolta diplomatica e il ritorno in Italia

La liberazione rientra nella decisione del presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana Jorge Rodríguez di rilasciare detenuti venezuelani e stranieri come gesto unilaterale per favorire un clima di dialogo. Nel percorso diplomatico sono stati coinvolti anche l’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e il governo del Qatar.

Secondo fonti della Farnesina e della task force d’intelligence che ha lavorato dietro le quinte, la liberazione è stata il risultato di un lavoro corale e segreto, con continui contatti tra Tajani, Meloni, servizi italiani e famiglie. La Chiesa ha avuto un ruolo discreto ma decisivo, aiutando a riavviare il dialogo con le autorità venezuelane in ottobre.

Le reazioni, Mattarella chiama la madre di Trentini

Profondamente toccante la reazione della famiglia Trentini: “Alberto finalmente è libero, è la notizia che aspettavamo da 423 giorni”, hanno scritto i genitori insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, spiegando che la prigionia ha lasciato “ferite difficilmente guaribili” e chiedendo ora silenzio e riservatezza. Il ministro degli Esteri Tajani ha definito la scarcerazione “un successo della diplomazia italiana”, frutto di un lavoro lungo e discreto, spiegando di aver ricevuto la conferma definitiva solo la sera precedente da Caracas. Soddisfazione è stata espressa anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ringraziato le autorità venezuelane e annunciato la partenza di un aereo da Roma per riportare a casa i due connazionali. Dal mondo politico sono arrivate reazioni trasversali: Elly Schlein ha parlato di una “splendida notizia che dà tanta gioia”, Laura Boldrini ha sottolineato il valore della liberazione per i diritti umani, Angelo Bonelli ha auspicato “una nuova stagione di dialogo, cooperazione e pace”, mentre il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha definito la giornata “di gioia per tutta la città”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato la madre di Trentini per condividere la gioia della famiglia, dopo tanta sofferenza.Al Lido di Venezia, infine, le campane della chiesa frequentata dai genitori di Trentini hanno suonato a festa, accompagnando simbolicamente il ritorno alla libertà.

Chi è Mario Burlò e perché si trovava in carcere

Accanto a Trentini, è stato liberato anche l’imprenditore torinese Mario Burlò, noto per la sua lunga esperienza nel settore dei servizi esternalizzati e per il piglio deciso nelle trattative. Fondatore di Job Solution, nata come piccola ditta di pulizie e diventata un gruppo imprenditoriale di rilievo, Burlò ha ricoperto incarichi istituzionali come presidente dell’Unione nazionale imprenditori e vicepresidente di Pmi Italia. Nel 2019 era stato coinvolto in un’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, ma la Cassazione annullò definitivamente la condanna, riconoscendone l’estraneità ai fatti; altre pendenze fiscali sono ancora in dibattimento, ma sempre nel rispetto della presunzione di innocenza. Burlò ha investito anche nello sport locale, sponsorizzando squadre di basket e hockey. Le circostanze della sua detenzione in Venezuela per 14 mesi non sono mai state chiarite, rendendo la liberazione un momento di grande sollievo per lui e la sua famiglia. La figlia Gianna: “La fine di un incubo. Non vedo l’ora di riabbracciarlo”.

Venezuela: chi è stato liberato e chi rimane ancora in carcere

La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò si inserisce in un più ampio contesto di scarcerazioni di cittadini italiani in Venezuela. Nei giorni scorsi erano già stati liberati Luigi Gasperin, imprenditore 77enne arrestato nell’agosto 2025 a Maturin, e Biagio Pilieri, giornalista e politico italo-venezuelano detenuto per oltre un anno nell’Helicoide. Tuttavia, le scarcerazioni procedono lentamente: nonostante l’annuncio del presidente Jorge Rodríguez sul rilascio di “un numero significativo” di detenuti, finora sono state liberate 40 persone su un totale di circa 800 prigionieri politici, di cui 86 stranieri o con doppia cittadinanza. Rimangono in carcere almeno 24 italiani, alcuni con doppia cittadinanza, detenuti per motivi politici, legati alla loro attività professionale o all’espressione di opinioni considerate scomode dal governo di Maduro. Tra questi figurano Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore di Avellino detenuto a El Rodeo 1 quasi in isolamento, e altri cittadini italiani incarcerati nell’El Helicoide, tra cui Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi, Perkins Rocha e Hugo Marino. La Farnesina, insieme alla rete consolare e alla Chiesa, continua a mantenere stretti contatti con le autorità venezuelane per accelerare il rilascio degli italiani ancora detenuti e garantire il ritorno a casa di tutti i connazionali.

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