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Agricoltura: la Toscana bandisce il glifosato

Dal dicembre del 2021 non sarà più possibile usarlo – Nella Regione cresce l’agricoltura biologica, ma Federbio attende decisioni nazionali.

Agricoltura: la Toscana bandisce il glifosato

In Toscana dal 31 dicembre 2021 sarà vietato l’uso del glifosato. Lo ha deciso la Giunta Regionale ricevendo a stretto giro il plauso di Federbio, l’organizzazione italiana delle aziende del settore. Il diserbante largamente usato in agricoltura, sotto accusa per il cancro ma anche al centro di accaniti dibattiti scientifici e di una recente quanto discussa sentenza della Corte europea di giustizia, è stato dichiarato fuori legge in tutta la Regione.

La Toscana con il provvedimento appena adottato ha voluto rafforzare le iniziative di sostegno in campo ambientale. Azioni che le hanno fatto già guadagnare buone posizioni nelle classifiche dei territori passati al biologico. Sono centinaia le aziende che negli ultimi anni hanno strutturato le loro produzioni in modo sostenibile senza perdere quote di mercato. Una battaglia che si può combattere e vincere anche nelle altre Regioni, sempre che arrivino decisioni del governo.



“L’augurio è che la decisione della Toscana, che anticipa le indicazioni comunitarie sulla legittimità dell’uso del pesticida, venga presto estesa a livello nazionale”, commenta Maria Grazia Mammuccini, presidente della Federazione delle imprese biologiche. L’obiettivo è di avere Regioni “glifosate free”, come la Toscana, appunto, con divieti, limitazioni e tutele da un lato, e intese con il mondo produttivo dall’altro. L’Europa in linea generale ne ha vietato l’uso dal 2022.

Il dibattito mondiale sull’uso del glifosato va avanti da quando l’IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha inserito questa sostanza tra quelle probabilmente cancerogene. Ambientalisti e produttori biologici da allora si battono in tutte le sedi per vietarne l’uso e non solo di alcuni marchi, ma di tutti i pesticidi nocivi alla salute e all’ambiente. Le notizie che arrivano da Firenze vanno, però, in direzione opposta alla sentenza della Corte europea che ha stabilito che il prodotto, invece, può essere usato.

Nei prossimi mesi è previsto un nuovo intervento “sanzionatorio” nel Piano di sviluppo rurale toscano di circa 15 milioni di euro. Si vuole passare dall’attuale 25% di superficie agricola convertita al biologico al 30%. FederBio e il mondo ambientalista sperano che queste impostazioni strategiche, diciamo anche con buone connotazioni politiche, siano di esempio per il Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. “La transizione verso l’agroecologia è fondamentale per la tutela dell’ambiente, per il contrasto al cambiamento climatico ma anche per aumentare la distintività delle nostre produzioni agricole” aggiunge ancora Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio. Un messaggio a governo e Parlamento per accorciare i tempi di una riforma che anche la Ministra Bellanova ha annunciato.

La decisione toscana non è sufficiente a frenare le polemiche e le dispute scientifiche sulla commercializzazione del prodotto. Nocivo o no, sentenze e decisioni controverse a parte, il glifosato, secondo stime, fattura 5 miliardi di dollari all’anno. Le aziende produttrici difendono il loro business senza scrupoli e contestando gli studi dell’IARC con pareri anche dell’Efsa, l’Ente per la sicurezza alimentare europea. “Tutte le tracce del prodotto sono state trovate presenti senza problemi di sicurezza e tutti gli altri regolatori del mondo hanno detto che il glifosato è sicuro se usato correttamente” ha spiegato Bernhard Url, direttore esecutivo dell’Agenzia europea.

Chi lo usa non spende molto e i colossi che lo producono dal ’74 fanno affari in tutto il mondo. Per quel che riguarda l’Italia i prodotti fitosanitari che contengono la sostanza non sono fuori legge. Sono prescritte solo alcune modalità di impiego in aree agricole, zone di rispetto e ricreative, scuole, ospedali, a tutela di chi vi lavora e le frequenta. Limiti possiamo sostenere che non bastano a rassicurare un intero Paese afflitto da tanti altri fattori di rischio alla salute e all’ambiente.

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