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Accadde Oggi: il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino, ultimo simbolo della Guerra Fredda

Il Muro di Berlino, alto 3,6 metri e lungo 155 km, era stato costruito nel 1961 e per 28 anni aveva diviso in due la città separando intere famiglie. La sua caduta fu principalmente l’effetto Gorbaciov e colse di sorpresa anche molti capi di Stato e di governo. L’abbattimento del muro segna uno spartiacque nella storia del Novecento e simbolizzò la fine della divisione tra il mondo occidentale e il blocco comunista portando alla successiva riunificazione della Germania

Accadde Oggi: il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino, ultimo simbolo della Guerra Fredda

34 anni fa, il 9 novembre 1989 crollava il Muro di Berlino che segnò la fine, in un colpo solo, della divisione della Germania e della Guerra Fredda tra Est e Ovest.

Quella sera migliaia di persone iniziarono a scavalcare e abbattere il muro che aveva separato Berlino e l’Europa per 28 anni, dall’anno della sua costruzione nel 1961. L’abbattimento del muro simbolizzò la fine della divisione tra il mondo occidentale e il blocco comunista, già in declino a causa della perestrojka di Mikhail Gorbaciov e delle rivolte in altri paesi dell’Europa orientale, come Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia e Romania, insieme alla protesta di piazza di Tienanmen in Cina nel 1989.

28 anni di divisione

Il Muro di Berlino, simbolo della cortina di ferro durante la Guerra Fredda, ha diviso Berlino per 28 anni, dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989. Era una struttura fortificata lunga 155 chilometri e alta 3,6 metri, con un fossato profondo altri 3,5 metri e due muri di cemento armato, accompagnato da una “striscia della morte” larga alcune decine di metri, militarmente sorvegliata dalla Germania dell’Est con cani da guardia, filo spinato, 302 torri di controllo e 14mila guardie.

Durante il periodo in cui il Muro di Berlino fu eretto, si verificarono circa 5.000 tentativi di fuga coronati da successo da parte di cittadini della Germania Est verso Berlino Ovest. Si stima, invece, che almeno 133 persone furono uccise (anche se alcuni sostengono che il numero potrebbe essere superiore a 200).

Perchè fu creato il Muro?

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la Conferenza di Jalta nel 1945, Berlino fu divisa in quattro settori controllati da Unione Sovietica, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Il settore sovietico, il più esteso, comprendeva i distretti orientali di Berlino.

Nel 1948, l’Unione Sovietica cercò di occupare tutta la città attraverso il “blocco di Berlino”, provocando una risposta degli alleati che istituirono un ponte aereo per rifornire i settori occidentali. Nel 1949, i tre settori occidentali divennero parte integrante della Germania Ovest e furono circondati dalla Germania Est, diventando un’isola.

Inizialmente, i cittadini di Berlino potevano circolare liberamente in tutti i settori, ma con il deteriorarsi delle relazioni tra Est e Ovest, i loro movimenti furono limitati. Nel 1952, il confine tra Germania Est e Ovest fu chiuso, ma l’attrazione dei settori occidentali crebbe per i cittadini dell’Est, portando a un flusso di oltre 2,6 milioni di persone verso l’Ovest tra il 1949 e il 1961.

Nel tentativo di fermare l’esodo dalla Germania Est, il regime comunista iniziò a costruire il Muro di Berlino nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961. Inizialmente era costituito da filo spinato, ma presto furono utilizzati elementi prefabbricati di cemento e pietra per creare la prima generazione del muro che circondava completamente Berlino Ovest, trasformando i settori occidentali in un’isola circondata dai territori orientali. L’URSS riuscì nel suo intento. Tra il 1962 e il 1989 con la costruzione del muro emigrarono solo cinquemila persone.

Ultimo simbolo della Guerra Fredda

Il Muro di Berlino, simbolo della Guerra Fredda e della cortina di ferro, rappresentò l’ultima fortezza a cadere, rimanendo come simbolo del duro regime della Repubblica Democratica Tedesca (DDR), fatto di limitazioni alla libertà, agli spostamenti, alla libertà di pensiero, grazie a un’attività di spionaggio e di polizia senza precedenti, da parte della temuta Stasi.

Un sistema che non si voleva rassegnare a cadere, nonostante tutti gli inequivocabili segnali che arrivavano dall’ormai ex mondo sovietico e dalla stessa indifferenza di Gorbaciov, che isolò il Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica Democratica Tedesca Erich Honecker, costringendolo a gestire la crisi (e il collasso economico) da solo e a dimettersi pochi giorni prima della caduta del Muro. Non prima però di aver subito l’ultima umiliazione, e cioè la richiesta di un prestito al “nemico”, alla prospera Germania occidentale guidata Helmut Kohl, che lo concesse in cambio di una facilitazione del transito tra le due Berlino.

9 novembre 1989: crolla il muro

Nel pomeriggio del 9 novembre 1989, Egon Krenz, segretario generale del partito comunista tedesco orientale, aveva deciso di aprire nuovi punti di passaggio lungo la linea di demarcazione. Pochi ore dopo, Günter Schabowski, portavoce del regime, si presentò per rispondere alle domande dei giornalisti stranieri, tra cui l’italiano Riccardo Ehrman, all’epoca corrispondente dell’ANSA. Fu proprio lui a rivolgere a Schabowki le fatidiche domande: “Perché non ammettete che le misure prese per regolare i viaggi non funzionano e sono un errore?”.

Durante questa conferenza stampa, infatti, Schabowski annunciò che i cittadini dell’Est avrebbero potuto attraversare il confine, ma non aveva informazioni dettagliate su come e quando sarebbe stato possibile farlo. Il portavoce non capì che si trattava di una intenzione e non di cosa fatta, e si sbilanciò, lasciando così che accadesse ciò che prima o poi sarebbe comunque accaduto. Così alle 18,53, l’ora della storia, quando Ehrman incalza con la domanda che porterà alla fine della DDR (“Da quando sarà abbattuto il Muro?”), Schabowski risponde “Ab sofort”, da subito. E aggiunge anche “Unverzueglich”, immediatamente. Questo fu il momento che portò al crollo definitivo del Muro di Berlino.

L’annuncio portò a un’onda di entusiasmo tra i cittadini dell’Est che si precipitarono ai valichi di frontiera, costringendo le guardie di confine a lasciarli passare. In pochi minuti tutte le tv del mondo documentarono Berlino Ovest invasa da migliaia di cittadini dell’Est, increduli e festanti.

Ai piedi del Muro, molti cittadini presero frammenti in ricordo di questo momento. In questa atmosfera festosa, le note di Beethoven si mescolavano con quelle di Bach, provenienti dal Checkpoint Charlie, dove il celebre violoncellista Mstislav Rostropovich suonò una suite con il violoncello che aveva portato da Parigi. Rostropovich aveva noleggiato un aereo privato per arrivare il più rapidamente possibile a Berlino, da dove era fuggito vent’anni prima. Nessuna divisa di polizia dell’Est o dell’Ovest era visibile tra la folla, che si muoveva liberamente in uno spazio in cui poche ore prima l’accesso era vietato, con il rischio di arresto e persino di perdere la vita.

Nei giorni e settimane successive divenne un rito arrivare a Berlino per abbattere il muro e prenderne dei pezzi: queste persone furono chiamate Mauerspechte (che in tedesco significa letteralmente “picchi del muro”).

L’anno seguente, il 21 luglio 1990, Roger Waters, leader dei Pink Floyd, organizzò uno spettacolare concerto per celebrare la caduta del Muro, mettendo in scena un’esecuzione dal vivo di The Wall.

La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, quando i cinque Land nell’ex territorio della DDR si ricostituirono e si unirono alla Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest).

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