DeepSeek si prepara a fare un passo verso la Borsa. La startup cinese di intelligenza artificiale ha scelto Citic Securities per preparare una possibile Ipo sullo Star Market di Shanghai, il listino tecnologico della Borsa cinese. L’obiettivo è avviare il processo entro la fine del 2026, mentre la società cerca nuovi capitali per sostenere lo sviluppo dei modelli, le infrastrutture di calcolo e la competizione per i talenti. A riferirlo è Reuters, sulla base delle informazioni fornite da due persone a conoscenza delle trattative.
La scelta della banca d’investimento è un segnale che il progetto di Ipo sta entrando in una fase più concreta. Non ci sono però ancora una data per l’offerta, una cifra ufficiale da raccogliere o una valutazione definitiva della società. DeepSeek e Citic Securities non hanno risposto alle richieste di commento di Reuters. L’incarico alla banca d’investimento è però significativo: in Cina, le società che intendono quotarsi sul mercato continentale affidano normalmente a intermediari finanziari la fase di preparazione e accompagnamento che precede la presentazione della domanda.
DeepSeek: dai finanziamenti di Liang Wenfeng alla corsa alla Borsa
Dietro la possibile Ipo c’è una società che in appena tre anni ha cambiato pelle. DeepSeek è nata a Hangzhou nel luglio 2023 per iniziativa di Liang Wenfeng, fondatore anche di High-Flyer, il fondo quantitativo attraverso il quale la startup è stata finanziata nei primi anni. Poi è arrivata la svolta: dalla scommessa finanziata dal fondatore si è passati all’apertura del capitale a grandi investitori cinesi.
A giugno DeepSeek ha raccolto circa 7,4 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione post-money superiore ai 50 miliardi di dollari, secondo Reuters. Liang Wenfeng ha investito personalmente 20 miliardi di yuan, mentre Tencent e il produttore di batterie Catl hanno contribuito rispettivamente con 10 e 5 miliardi di yuan, diventando tra i principali azionisti esterni. Nella raccolta sono entrati anche altri importanti gruppi cinesi, tra cui NetEase, JD.com e il fondo nazionale cinese dedicato all’intelligenza artificiale.
E la corsa al capitale non sembra finita. Reuters aveva riferito a luglio di un nuovo round di finanziamento che potrebbe portare la valutazione di DeepSeek fino a 500 miliardi di yuan, circa 75 miliardi di dollari. Una cifra che aiuta a capire anche l’interesse crescente intorno alla futura quotazione. Nel frattempo, secondo il Financial Times, l’ultima raccolta starebbe spingendo la valutazione intorno ai 71 miliardi di dollari, alimentando anche un mercato secondario informale delle quote.
Il prezzo della corsa all’intelligenza artificiale
Perché servono così tanti soldi? Perché l‘intelligenza artificiale, soprattutto ai livelli a cui DeepSeek vuole competere, è una corsa che richiede una quantità enorme di risorse. Processori, potenza di calcolo, data center, energia, infrastrutture di rete e ricercatori sono diventati le voci principali del conto.
DeepSeek ha costruito la propria fama proprio sulla capacità di ottenere risultati competitivi con un uso più efficiente delle risorse. Ma l’efficienza non elimina la necessità di investire. Secondo le informazioni riportate da Ft, la società avrebbe speso circa 1,6 miliardi di dollari in infrastrutture AI nel 2026, dieci volte quanto aveva investito nel 2025, mentre i ricavi ricorrenti annualizzati avrebbero raggiunto circa 500 milioni di dollari.
C’è poi un’altra risorsa diventata difficile da acquistare: il talento. DeepSeek ha perso recentemente alcuni ricercatori a favore di gruppi cinesi meglio finanziati, tra cui ByteDance e Xiaomi. La futura Ipo potrebbe servire anche a questo: offrire incentivi più forti per trattenere le figure chiave e utilizzare le azioni della società come parte della remunerazione. In un settore nel quale un piccolo gruppo di ricercatori può incidere direttamente sulla qualità di un modello, il capitale umano vale quasi quanto quello finanziario.
La storia di DeepSeek, però, è diventata globale prima ancora che finanziaria. All’inizio del 2025 il modello R1 aveva messo in discussione una delle convinzioni dominanti nella Silicon Valley: per sviluppare sistemi AI competitivi non sarebbe necessariamente servita una quantità illimitata di chip e di capitali. L’impatto fu immediato. Il 27 gennaio 2025 le azioni Nvidia arrivarono a perdere circa il 10%, mentre Wall Street iniziava a interrogarsi sulle conseguenze di modelli più efficienti sull’intera economia dell’intelligenza artificiale. DeepSeek aveva mostrato che la distanza tecnologica tra Stati Uniti e Cina poteva essere meno ampia di quanto sembrasse.
Da allora la startup ha continuato ad aggiornare i propri modelli. Il 13 agosto 2026 ha presentato DeepSeek V4 Pro, orientato soprattutto agli agenti AI, alla programmazione e all’esecuzione di compiti complessi, insieme a un nuovo modello commerciale per l’accesso attraverso Api. La sfida, dunque, non è più soltanto dimostrare che la tecnologia funziona: è trasformarla in un business capace di crescere e finanziarsi.
La corsa delle AI cinesi verso la Borsa
DeepSeek non è sola. Nel corso del 2026 Z.AI e MiniMax sono sbarcate alla Borsa di Hong Kong, mentre Moonshot AI, la società che sviluppa la famiglia di modelli Kimi, ha presentato in via riservata la documentazione per una possibile Ipo sempre a Hong Kong. La corsa verso i mercati azionari è diventata così un nuovo capitolo della competizione tra le società AI cinesi.
Dall’altra parte del Pacifico, però, i numeri raccontano un’altra scala. Anthropic, sviluppatrice dei modelli Claude e Mythos, potrebbe essere valutata fino a 2.000 miliardi di dollari in occasione della sua Ipo, secondo quanto riferito da alcuni investitori. OpenAI potrebbe invece puntare a una valutazione fino a 1.000 miliardi di dollari in una futura quotazione.
Il divario non è soltanto una questione di entusiasmo degli investitori. Riflette anche una differenza nei ricavi e mette in evidenza la difficoltà delle aziende cinesi nel trasformare una tecnologia sempre più competitiva in profitti. Per DeepSeek la quotazione potrebbe quindi diventare uno strumento per colmare almeno in parte questo gap, finanziando la ricerca e la crescita senza dipendere esclusivamente dai grandi investitori privati. Ma la possibile quotazione arriva in un momento nel quale intorno a DeepSeek si sta giocando anche una partita molto più grande.
DeepSeek nel nuovo fronte della guerra tecnologica
Appena un giorno prima della notizia sull’incarico a Citic Securities, funzionari statunitensi hanno accusato DeepSeek, Moonshot AI, Alibaba e altre società cinesi di avere utilizzato su larga scala tecniche di distillation, cioè di avere sfruttato le risposte generate da modelli AI americani per addestrare o migliorare i propri sistemi. Secondo le autorità Usa, alcune aziende cinesi avrebbero utilizzato varianti di modelli sviluppati da Anthropic, OpenAI, Google e SpaceX.
Washington sostiene che queste pratiche avrebbero probabilmente avuto la consapevolezza delle autorità cinesi e che, oltre ad abbassare i costi di sviluppo, potrebbero rafforzare le capacità militari e informatiche della Cina. Pechino ha respinto le accuse, sostenendo che i progressi dell’AI cinese derivano dalla propria capacità scientifica e tecnologica e chiedendo una maggiore cooperazione tra i due Paesi.
Il tempismo rende la vicenda ancora più significativa. La possibile quotazione di DeepSeek arriva mentre Stati Uniti e Cina si confrontano sull’accesso ai chip avanzati, sulla proprietà intellettuale e sulla capacità di calcolo. Una Ipo sullo Star Market di Shanghai non sarebbe quindi soltanto il passaggio finanziario di una startup diventata grande: sarebbe anche la dimostrazione che una delle società simbolo dell’AI cinese può trovare nel proprio mercato dei capitali le risorse per continuare la corsa.
Per ora, naturalmente, è ancora presto per parlare di debutto in Borsa. La macchina della Ipo è stata avviata, ma mancano ancora tempi, dimensioni dell’offerta e valutazione finale. La scelta di Citic Securities indica però che DeepSeek ha cominciato a preparare concretamente il prossimo capitolo della sua storia: dopo aver sfidato i giganti americani sul terreno dei modelli AI, ora punta a misurarsi con loro anche sul terreno, altrettanto decisivo, dei capitali.
