I mercati internazionali iniziano la settimana con non pochi grattacapi: da una parte le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riportato il prezzo del petrolio sopra quota 90 dollari, dall’altra l’aria di rialzo dei tassi di interesse crea pressione sui listini azionari e sull’oro. Gli investitori sono focalizzati sugli spunti della settimana, in particolare mercoledì i dati di Broadcom e venerdì quelli del mercato del lavoro Usa. Intanto stamane le borse asiatche sono in lieve calo e le borse europee si avviano a fare lo stesso quando apriranno.
Nuove tensioni tra Usa e Iran. Il petrolio torna a salire oltre i 90 dollari
Le forze statunitensi hanno colpito due rampe di lancio missilistico sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, mentre Teheran ha attaccato le forze statunitensi in Giordania. A peggiorare la situazione, un post del presidente Trump in cui affermava che l’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano, era stata “ridotta in macerie”, sebbene non vi fosse alcuna conferma da parte dei militari. Sembra inoltre che l’Iran abbia tentato di utilizzare razzi per posare mine navali nello stretto, una sfida all’esercito statunitense che la settimana scorsa aveva affermato di aver bonificato il passaggio principale per la navigazione. Il Brent è rapidamente salito del 2,4%, tornando sopra i 90 dollari al barile. Tuttavia, ci sono segnali che gli sforzi degli Stati Uniti per scortare le navi stiano dando i loro frutti: Goldman Sachs stima che le esportazioni totali di petrolio del Golfo si attestino a 15-16 milioni di barili al giorno, 7-8 milioni in meno rispetto ai livelli prebellici, ma 5-6 milioni in più rispetto al minimo di marzo. Si dice che le navi viaggino di notte con i transponder spenti, e quindi non vengano individuate dai sistemi di tracciamento.
In arrivo in settimana i dati di Bradcom e il rapporto mensile sul lavoro Usa
Questa settimana non mancheranno dati “segnaletici” per gli investitori. Tassi di interesse, obbligazioni e inflazione saranno probabilmente tra i temi principali dell’incontro tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali del G20, che si terrà oggi e domani in North Carolina. Mercoledì i risultati trimestrali della società di semiconduttori Broadcom metterà alla prova un rally di mercato che ha spinto le azioni vicino ai massimi storici, grazie anche ai conti eccezionali di Nvidia la scorsa settimana. In settimana arriveranno anche i dati di Dell Technologies e Palo Alto Networks. Finora gli utili del secondo trimestre dell’indice S&P 500 hanno mostrato una crescita del 34,5% rispetto all’anno precedente, su base rettificata, secondo i dati Lseg Ibes.
Sul lato macro, venerdì 4 settembre arriverà il rapporto mensile sull’occupazione Usa che potrebbe fornire indicazioni sui piani della Federal Reserve in materia di tassi di interesse per i mesi a venire, dopo il discorso “da falco” di venerdì scorso del suo presidente Kevin Warsh. Tra gli altri dati economici in uscita la prossima settimana, figurano i rapporti sull’attività dei settori manifatturiero e dei servizi dopo che la precedente rilevazione mensile ha mostrato un’attività manifatturiera ai massimi di quattro anni.
Venerdì i principali indici di Wall Street hanno chiuso in ribasso, con gli investitori che si sono mostrati cauti dopo che il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha ribadito l’attenzione della banca centrale sulla lotta all’inflazione, aumentando le prospettive di un aumento dei tassi. Senza la certezza che l’inflazione si stia dirigendo in modo chiaro e con sufficiente rapidità verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Fed, la banca centrale avrebbe “più lavoro da fare “, ha detto Warsh nel suo primo discorso a Jackson Hole. I mercati hanno reagito aumentando la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre al 57%, spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli del Tesoro a breve termine e appiattendo la curva. Barclays ora prevede che la Fed aumenterà i tassi di interesse di 25 punti base sia a settembre che a dicembre.
Il Dow Jones ha chiuso venerdì a -0,02%, S&P 500 a -0,25%, Nasdaq a -0,52%. Nel corso della scorsa settimana, l’indice S&P 500 ha guadagnato lo 0,49%, il Nasdaq è salito dello 0,85% e il Dow Jones ha registrato un aumento dello 0,53%. Nvidia, il titolo di punta del mercato Nvidia ha perso il 4,6%, mentre Marvell Technology è crollato del 10,3% a causa dei dubbi sulla tempistica dei ricavi derivanti dall’accordo sui chip per l’intelligenza artificiale con Google di Alphabet, nonostante Marvell abbia rivisto al rialzo le sue previsioni di fatturato per il 2027. La maggior parte dei titoli a grande capitalizzazione ha registrato rialzi con Alphabet che ha guadagnato l’1,7%, Apple dell’1,6%, Salesforce dell’1,6%.
Da segnalare il crollo di PayPal del 12,7% dopo che Bloomberg News ha riportato la notizia che un consorzio formato dalla società di private equity Advent e dal processore di pagamenti Stripe aveva deciso di abbandonare l’acquisizione della società di pagamenti. Gap invece è salita di quasi il 13% dopo che il rivenditore ha nominato Michael Francis, veterano del settore, come nuovo CEO di Old Navy e ha rivisto al rialzo le previsioni di profitto annuale.
Asia in calo. Occhio alle nuove tensioni dello yen con il dollaro
La maggior parte dei mercati azionari asiatici è in territorio negativo a causa dei nuovi scontri tra Stati Uniti e Iran, che hanno fatto salire i prezzi del petrolio.
In Giappone il Nikkei è in calo dello 0,4%, mentre i i rendimenti dei titoli di Stato hanno seguito l’andamento negativo dei titoli Usa di venerdì, con i rendimenti decennali che hanno raggiunto nuovamente il livello più alto dal 1996. I mercati indicano una probabilità del 70% che la Banca del Giappone aumenti i tassi d’interesse nella riunione del 18 settembre. Sotto osservazione è anche lo yen perchè la nuova rottura al ribasso della soglia di 160 contro il dollaro ha aperto la strada a un possibile nuovo intervento delle autorità sul mercato per rallentarne il calo. In un’intervista a Reuters, ieri il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato di avere in programma un incontro con il governatore della Banca del Giappone. Interrogato sullo yen, Bessent ha detto che la mossa è stata “abbastanza ben contenuta”, suggerendo che il recente calo non è stato abbastanza da innescare un nuovo intervento congiunto tra Giappone e Stati Uniti. Stamane il dollaro ha perso lo 0,1%, attestandosi a 159,78 yen, ancora lontano dal massimo di luglio di 163,99. Accelerano nettamente le vendite al dettaglio in Giappone con un +4% su base annuale del 4% dopo il +0,6% del mese precedente (rivisto dal +0,5%). Le attese degli analisti erano per una crescita dei consumi del 3,2%. Invece la produzione industriale in luglio su base mensile è a +0,1%, in calo rispetto al precedente +1,9% (la previsione era -0,7%).
Le azioni sudcoreane sono scese dello 0,3%. L’indice Msci per le azioni dell’Asia-Pacifico ha perso lo 0,6%. Le blue chip cinesi sono calate dello 0,4%, con gli sviluppatori immobiliari sotto pressione dopo l’annuncio di modifiche normative da parte di Pechino. Un’indagine ha inoltre mostrato che l’indice ufficiale dei responsabili degli acquisti del settore manifatturiero (PMI) è salito a 49,8 ad agosto, rispetto ai 49,2 di luglio, sebbene il settore dei servizi sia rimasto debole. La banca centrale neozelandese dovrebbe aumentare i tassi d’interesse per la seconda riunione consecutiva mercoledì.
L’euro si è leggermente rafforzato a 1,1590 dollari, dopo essere sceso dello 0,6% venerdì in seguito al discorso di Warsh.
I dati sull‘inflazione nell’UE, in uscita questa settimana, dovrebbero consolidare le aspettative del mercato in vista di un ulteriore aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, che si riunirà il 10 settembre. L’oro ha perso lo 0,6%, attestandosi a 4.425 dollari l’oncia, dopo aver ceduto il 3,2% venerdì poiché le prospettive di tassi di interesse più elevati hanno ridotto l’attrattiva del metallo prezioso che non genera rendimenti. Stamane i titoli del Tesoro Usa hanno recuperato parte delle perdite della scorsa settimana, con il rendimento a due anni in calo di due punti base al 4,33%.
Borse europee viste aprire in lieve calo. A Piazza Affari occhi a Eni
Le borse europee sono indicate aprire in lieve calo stamane, sulla base dei futures sull’Eurostoxx 50 che quota -0,3%
Eni collabora con le autorità venezuelane per contribuire al rilancio del settore energetico del Paese. La dichiarazione arriva dopo che venerdì il presidente Donald Trump ha annunciato un’iniziativa senza precedenti degli Stati Uniti per assumere il controllo di un quinto delle vaste riserve petrolifere della nazione sudamericana. Sabato la compagnia ha comunicato di aver firmato insieme a Miwen e alla compagnia petrolifera nazionale uruguaiana Ancap l’entrata ufficiale nel blocco esplorativo OFF-5 nell’offshore dell’Uruguay, dopo aver ottenuto l’approvazione delle autorità uruguaiane.
Gefran. La società quotata sul sementeo Star ha comunicato di aver sottoscritto un accordo per l’acquisizione del 100% del capitale di Novuspar Participações Societárias, holding che controlla il gruppo brasiliano Novus. L’operazione valorizza Novus a un Enterprise value di 215 milioni di reais brasiliani, pari a circa 35,8 milioni di euro.
Cnh Industrial. Baird alza il giudizio a Outperform.
