Ancora qualche giorno. Il governo ha prorogato fino al 5 settembre il taglio di 17 centesimi al litro sulle accise sul gasolio allo scopo di (tentare) di contenere l’aumento del costo del carburante nei dieci giorni di controesodo estivo, stanziando circa 130 milioni di euro, 13 milioni al giorno. La proroga arriva tramite un decreto approvato dal consiglio dei ministri tenutosi nella serata di mercoledì. Potrebbe però essere l’ultima volta. Troppo costoso continuare così sul lungo termine, considerando che dall’inizio della crisi, ovvero da metà marzo, sono stati spesi circa 2,6 miliardi di euro.
A breve, dunque, dovrebbe cominciare una nuova fase in cui scatteranno nuove modalità di sostegni contro il caro carburante, “selettivi sulla base del reddito”. Nei prossimi giorni verrà valutata la forma di queste misure, e soprattutto la copertura finanziaria.
Carburanti: tagli coperti dalle tasse sui dividendi delle società energetiche
Intanto le risorse per coprire lo sconto sulle accise approvato martedì, che vale 130 milioni di euro, arrivano da un nuovo meccanismo, previsto nello stesso decreto, di acconto fiscale delle tasse sui dividendi anticipati dai grandi gruppi energetici. La misura “inedita è stata definita in accordo con i gruppi coinvolti”, spiegano fonti di governo. E, secondo quanto filtra, probabilmente riguarderà in particolare l’Eni.
L’acconto, che dovrebbe essere fissato al 39%, secondo una bozza del provvedimento, farebbe poi maturare alla società un equivalente credito di imposta. Il meccanismo è diverso (e probabilmente è molto inferiore l’entità finanziaria) rispetto all’accordo tra governo e banche del 2024 sul rinvio delle deduzioni delle quote delle svalutazioni e perdite dei crediti e dell’avviamento correlate alle Dta. E nulla ha a che fare con i cosiddetti extraprofitti che stanno facendo litigare Lega e Forza Italia, ovvero con i maggiori guadagni dei gruppi energetici dovuti all’impennata dei prezzi innescata dalla crisi in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
