La partita sulla governance di Delfin si sposta sempre più sul terreno giudiziario e il primo punto potrebbe segnarlo proprio Rocco Basilico. Secondo quanto riportato da Milano Finanza, che cita fonti vicine al dossier, i giudici del Lussemburgo avrebbero accolto la richiesta dell’imprenditore, autorizzando il trasferimento dello 0,4% della finanziaria di famiglia alla holding personale Rbh.
Una decisione che, pur riguardando una quota limitata, assume un peso politico e societario ben più ampio. Delfin, la cassaforte costruita da Leonardo Del Vecchio e valutata oltre 40 miliardi di euro, è da tempo al centro di un equilibrio complesso tra gli otto soci. L’ok del tribunale del Granducato apre ora una strada concreta per superare l’impasse creata dal mancato via libera assembleare al passaggio delle quote verso veicoli personali.
Verso il via libera alla richiesta di Basilico
La corte lussemburghese avrebbe autorizzato il trasferimento applicando uno sconto holding del 30%, valorizzando il mini-pacchetto poco sopra i 20 milioni di euro. La valutazione sarebbe stata effettuata prendendo come riferimento il nav di Delfin a fine dicembre, indicato da Mf intorno ai 55 miliardi di euro. Il passaggio riguarda una piccola parte della partecipazione complessiva di Basilico, pari al 12,5% di Delfin. Una quota che l’imprenditore detiene dopo aver ricevuto la nuda proprietà dal fondatore di Luxottica e dopo la rinuncia all’usufrutto da parte della madre Nicoletta Zampillo. La holding Rbh, creata in Lussemburgo nel gennaio 2025, diventa così lo strumento attraverso cui Basilico può rendere più flessibile la gestione della propria partecipazione.
La vicenda nasce dal vincolo previsto dallo statuto di Delfin, che non consente di dare direttamente in pegno alle banche le azioni della cassaforte. Il trasferimento a un veicolo societario permette invece di rendere le quote bancabili, cioè utilizzabili come garanzia. Un passaggio tecnico, ma decisivo per chi ha necessità di gestire impegni finanziari o patrimoniali senza restare bloccato dentro una struttura rigida.
Una crepa nello stallo della cassaforte
Quello che emerge non è tanto il trasferimento autorizzato ma il principio della decisione. Secondo la ricostruzione di Mf, il diritto lussemburghese tutela il socio dal rischio di restare vincolato senza limiti nel capitale di una società. Per questo, dopo il no dell’assemblea, il socio può rivolgersi al tribunale e chiedere al giudice l’autorizzazione al trasferimento. Nel caso di Delfin, il via libera assembleare richiedeva una maggioranza qualificata di sei soci su otto, soglia che non è stata raggiunta. Il rifiuto, però, non ha chiuso la partita. Basilico ha seguito la strada giudiziaria e ha ottenuto una prima apertura che potrebbe ora diventare un precedente per altri soci.
Il meccanismo resta comunque regolato da garanzie precise. Gli altri azionisti mantengono il diritto di prelazione e la stessa Delfin conserva un diritto di riscatto. Se non si trova un accordo sul prezzo, è il tribunale a determinarlo. In questo quadro, la decisione su Basilico appare come un punto di equilibrio tra la tutela degli assetti societari e il diritto del singolo socio a gestire in modo autonomo la propria partecipazione.
Le prossime mosse dei soci
La sentenza può avere effetti a catena. Sempre secondo Mf, cinque soci avrebbero già chiesto all’assemblea il via libera al trasferimento delle quote verso propri veicoli personali. Dopo il no ricevuto, potrebbero seguire la stessa strada percorsa da Basilico e rivolgersi al giudice lussemburghese. Anche Nicoletta Zampillo potrebbe presentare una richiesta analoga.
Lo scenario, quindi, resta aperto. Ma il primo segnale è chiaro: la linea di Basilico, finora ostacolata dentro gli equilibri assembleari, trova una sponda nel diritto lussemburghese. E questo cambia il baricentro della partita.
