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Borse America Latina, semestre positivo: Brasile e Cile guidano il rialzo, in Argentina rallenta l’effetto Milei

A sostenere i listini dell’area sono stati il recupero delle materie prime, l’indebolimento del dollaro e il ritorno capitali esteri. L’indice migliore è l’Ibovespa di San Paolo e la sorpresa è il Cile, ora governato dal trumpiano Kast. Inflazione Argentina ai minimi da 8 mesi. L’economia che cresce meno è quella messicana

Borse America Latina, semestre positivo: Brasile e Cile guidano il rialzo, in Argentina rallenta l’effetto Milei

Il primo semestre del 2026 si è chiuso con un bilancio complessivamente positivo per i principali mercati azionari dell’America Latina. A sostenere i listini sono stati soprattutto il recupero delle materie prime, l’indebolimento del dollaro, il ritorno dei flussi internazionali verso gli emergenti e, in alcuni Paesi, il miglioramento delle prospettive macroeconomiche. Brasile e Cile sono stati i protagonisti assoluti della prima metà dell’anno, mentre Argentina e Messico hanno registrato performance più moderate e caratterizzate da una maggiore volatilità.

Brasile: Ibovespa ai massimi storici grazie a Energia e capitali esteri

La Borsa di San Paolo ha archiviato il semestre con un progresso nell’ordine del 7%, con un rallentamento proprio sul finire del semestre, nel mese di giugno. L’indice Ibovespa ha aggiornato più volte i propri massimi storici, sostenuto dal forte afflusso di capitali stranieri, dal rialzo delle quotazioni di petrolio, minerali e prodotti agricoli e dal rafforzamento del real sul dollaro Usa. Reuters e Financial Times evidenziano come il mercato brasiliano sia stato tra i principali beneficiari della rotazione internazionale verso gli asset emergenti e commodity-linked.

Tra i titoli migliori del semestre figurano diversi nomi legati alle risorse naturali e all’industria pesante, con la petrolifera Petrobras e la mineraria Vale tra i principali contributori alla performance dell’indice, mentre alcune società cicliche e del retail hanno beneficiato delle attese di riduzione dei tassi d’interesse. Più deboli invece alcuni comparti legati ai consumi discrezionali e alle utility.

Sul fronte macroeconomico, l’economia brasiliana continua a mostrare una discreta resilienza. Dopo una crescita del Pil pari al 2,3% nel 2025, il Fondo Monetario Internazionale stima un’espansione dell’1,9% per il 2026. L’inflazione resta superiore all’obiettivo della banca centrale ma la Selic ha iniziato un graduale percorso di riduzione dei tassi d’interesse, alimentando aspettative favorevoli per il secondo semestre. Il Brasile ha uno dei tassi d’interesse di riferimento più alti del mondo, ma in questo semestre è stato tagliato due volte, scendendo dal 15% all’attuale 14,25%.

Argentina: il rally rallenta ma resta positiva la scommessa Milei

Dopo l’exploit degli ultimi due anni, il mercato argentino ha vissuto un semestre più complesso. L’indice Merval di Buenos Aires ha comunque chiuso la prima metà del 2026 in territorio positivo, con un rialzo superiore al 2% in valuta locale.

Il mercato ha continuato a premiare la terapia Milei, quindi le società maggiormente esposte alle privatizzazioni, alle infrastrutture e all’energia, mentre alcuni titoli finanziari hanno sofferto prese di beneficio dopo le forti corse del 2024-2025. Il principale driver è rimasto il programma di stabilizzazione del presidente Javier Milei, accompagnato dal sostegno dell’Fmi e dal progressivo rientro dell’inflazione, che a maggio è scesa al 2,1% su base mensile, il livello più basso degli ultimi 8 mesi.

L’economia argentina è entrata in una fase di recupero dopo la recessione del 2024. Il Pil è cresciuto del 4,4% nel 2025 e il consensus internazionale prevede una crescita del 3,5% nel 2026, sostenuta da investimenti privati, costruzioni ed esportazioni. Rimangono tuttavia elevati i rischi legati alle riserve valutarie e alla sostenibilità finanziaria nel medio periodo, oltre che un livello di povertà che sembra migliorato ma che in realtà riguarda ancora un argentino su tre. Per il secondo semestre gli investitori continueranno a monitorare il processo di disinflazione, la liberalizzazione del mercato dei cambi e i rapporti con il Fondo Monetario Internazionale.

Messico: performance moderata in attesa della ripartenza industriale

L’indice S&P/BMV IPC della Borsa messicana ha registrato una crescita del 4,5% nel primo semestre dell’anno. Il listino è stato sostenuto dalla tenuta del peso e dalle aspettative di ripresa dell’economia statunitense, fattore cruciale per l’industria manifatturiera messicana. Tra i comparti più dinamici si sono distinti materiali da costruzione, infrastrutture e alcune società industriali legate al fenomeno del nearshoring, mentre il settore aeroportuale e parte dei consumi hanno mostrato un andamento più debole.

Dal punto di vista macroeconomico, il Messico resta il Paese con la crescita più modesta tra le principali economie latinoamericane. Dopo un’espansione vicina all’1,5% nel 2025, il Fondo Monetario Internazionale prevede un analogo incremento anche nel 2026. La banca centrale ha rallentato il ciclo di allentamento monetario e il mercato guarda soprattutto alle prospettive dell’accordo commerciale USMCA e alla domanda proveniente dagli Stati Uniti. Il consensus ritiene che un’accelerazione degli investimenti industriali e logistici possa favorire una migliore performance del listino nella seconda parte dell’anno.

Cile: IPSA protagonista grazie al rame e alla svolta politica

La sorpresa del semestre è arrivata da Santiago, dove a marzo si è insediato il nuovo governo di estrema destra, guidato dal trumpiano e pinochetista José Antonio Kast. L’indice IPSA ha esteso il forte rally iniziato nel 2025, risultando uno dei mercati migliori dell’intera regione. A sostenere il listino sono stati il recupero dei prezzi del rame, il miglioramento del sentiment dopo il cambio di amministrazione e il ritorno degli investitori internazionali verso gli asset cileni. Il mercato aveva già accumulato guadagni superiori al 60% nell’ultimo anno.

Tra i titoli più brillanti figurano dunque non a caso i gruppi minerari, bancari e le società infrastrutturali, mentre le utility hanno registrato performance più contenute. Sul fronte economico il quadro è meno brillante rispetto a quello borsistico. Dopo una crescita del 2,3% nel 2025, il Pil cileno dovrebbe aumentare del 2,4% nel 2026 secondo il Fmi, anche se la banca centrale ha recentemente rivisto al ribasso alcune stime a causa della debolezza di agricoltura e turismo. Per il secondo semestre le prospettive dipenderanno in larga misura dall’andamento del rame, che continua a rappresentare il principale motore dell’economia e del mercato finanziario cileno.

Le prospettive per la seconda metà dell’anno

Il consensus resta costruttivo sull’America Latina. I principali fattori di supporto sono rappresentati dalla possibile prosecuzione del ciclo di taglio dei tassi in Brasile, dal processo di normalizzazione macroeconomica in Argentina, dalla ripresa industriale in Messico e dalla solidità del comparto minerario cileno. Sul fronte dei rischi pesano invece l’evoluzione delle tensioni geopolitiche, la volatilità delle commodity e l’incertezza sulla crescita globale.

In termini di crescita economica attesa per il 2026, il Fondo Monetario Internazionale stima: Argentina +3,5%, Cile +2,4%, Brasile +1,9% e Messico +1,5%. Un quadro che conferma come il continente continui a offrire opportunità selettive agli investitori internazionali, pur in presenza di differenze marcate tra i singoli Paesi.

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