Nel cuore della notte, dopo una giornata di febbrile attesa, il Presidente americano Donald Trump ha festeggiato in extremis il suo ottantesimo compleanno con uno storico annuncio: “L’accordo con l’Iran è ormai concluso. Congratulazioni a tutti: navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra. Autorizzo la piena aperura al transito di Hormuz e la rimozione del blocco navale degli Stati Uniti”. E’ la fine di un incubo che da fine febbraio ha scatenato la guerra tra Usa e Iran con migliaia di morti e feriti e gravi danni alle popolazioni e all’economia di tutto il mondo.
La firma dell’accordo avverrà venerdì a Ginevra. Per gli States ci sarà il vicepresidente Vance e forse lo stesso Trump. Poi Usa e Iran tratteranno sul nucleare di Teheran. Naturalmente ognuna della due parti interpreta l’accordo a modo suo: per Trump è una grande vittoria dell’America e sua personale, per l’Iran al contrario l’intesa segna l’umiliazione degli States. Chi non gradisce l’accordo di pace è il premier israeliano Netanyahu che ancora ieri non ha smesso di bombardare il Libano mettendo in pericolo fino all’ultimo l’intesa Usa-Iran. Sarà una pace fragile ma è pur sempre pace.
Hormuz riapre, il petrolio respira
La svolta passa dallo Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia energetico che per settimane ha tenuto sotto pressione mercati, governi e compagnie marittime. Trump ha confermato che la riapertura è prevista venerdì, insieme alla firma dell’accordo e all’avvio delle operazioni di sminamento. Da quel momento, ha promesso, il petrolio tornerà a scorrere liberamente, “a beneficio sia della regione che del resto del mondo”. Il presidente americano rivendica un successo personale: disinnescare il blocco navale, riportare Teheran al tavolo e riaprire il passaggio cruciale per i flussi energetici globali. “Questo grande accordo porterà pace e sicurezza nell’intera regione”, ha scritto su Truth.
I mercati hanno reagito subito. Il Wti ha perso il 4,8% a 80,80 dollari al barile, mentre il Brent è sceso del 3,9% a 83,89 dollari.
Trump al New York Times: “Senza accordo sul nucleare la guerra riprenderà”
La pace annunciata da Trump è una tregua condizionata. In una telefonata di 28 minuti con il New York Times, il presidente americano ha avvertito Teheran: senza un accordo definitivo sul nucleare, gli Stati Uniti potranno riprendere gli attacchi militari contro l’Iran.
Il negoziato dovrebbe cominciare venerdì in Svizzera, dopo la firma del memorandum su Hormuz e la rimozione del blocco navale americano. Ma Trump ha già fissato il perimetro della nuova fase: il cessate il fuoco regge solo se l’Iran accetterà vincoli giudicati sufficienti da Washington. Il nodo resta l’arricchimento dell’uranio. Trump ha parlato di una possibile sospensione di 20 anni, lasciando intendere che potrebbe accettarne una di 15, con limiti permanenti a bassi livelli tali da impedire ogni uso militare. Ha anche sostenuto che l’Iran garantirà uno Stretto di Hormuz “permanentemente libero da pedaggi”, anche se il memorandum prevede per ora una sospensione di 60 giorni e un successivo dialogo regionale.
Nella stessa intervista, Trump ha attaccato ancora Netanyahu, accusandolo di aver rischiato di far saltare l’intesa con i raid in Libano. Il premier israeliano, ha detto, è “un tipo molto difficile” e dovrebbe essere grato agli Stati Uniti, perché davanti a un Iran dotato di arma nucleare Israele “non sarebbe sopravvissuto nemmeno due ore”.
Netanyahu isolato, Trump furioso
Il grande sconfitto politico della giornata sembra Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano non ha nascosto la contrarietà all’intesa, giudicata pericolosa per gli interessi di Israele. Ma a pesare è stato soprattutto l’attacco in Libano, arrivato mentre la firma era ormai vicina.
Trump ha reagito con durezza. Parlando con Axios, ha accusato Netanyahu di aver rischiato di far saltare tutto: “Perché ha dovuto fare un fottuto attacco? Ero così furioso. Gliel’ho fatto sapere. Non ha nessun cazzo di giudizio”. L’attacco contro Beirut, giustificato da Israele come risposta ad azioni di Hezbollah, ha provocato secondo i media libanesi almeno tre morti e quindici feriti.
Teheran aveva minacciato una rappresaglia “imminente”, mentre Israele aveva vietato gli assembramenti e rafforzato l’allerta contro un possibile attacco missilistico iraniano. La diplomazia ha retto, ma l’incidente ha mostrato quanto l’accordo resti fragile.
Teheran canta vittoria: “Usa e Israele umiliati”
E così, Se Washington celebra l’accordo come un trionfo americano, Teheran lo racconta come una resa degli avversari. Le forze armate iraniane hanno dichiarato di aver umiliato Stati Uniti e Israele, affermando che l’Iran “ha imposto la sua volontà divina e ferrea sui suoi umiliati nemici americani e sionisti” e che “il nemico non ha altra scelta che accettare la sconfitta e arrendersi”.
Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha chiarito che gli impegni di Teheran scatteranno da venerdì, ma che i negoziati per l’accordo definitivo dureranno 60 giorni e si concentreranno soprattutto sulla revoca delle sanzioni. L’Iran passerà alla fase successiva solo dopo lo scongelamento dei beni, la fine del blocco americano e la conclusione formale della guerra.
La svolta è stata anticipata dal premier pakistano Shehbaz Sharif, che ha annunciato l’accordo tra Stati Uniti e Iran con firma il 19 giugno in Svizzera. Secondo Sharif, entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano. La cornice diplomatica porta anche il nome di Islamabad, dove il memorandum è stato preparato prima della firma formale. Trump ha citato inoltre il contributo di Xi Jinping e Vladimir Putin, ringraziandoli per il ruolo avuto nel percorso verso l’intesa.
Una pace fragile, ma i mercati ci credono
Anche l’Europa entra timidamente nella partita. Regno Unito, Francia, Germania e Italia si sono detti pronti a revocare alcune sanzioni contro l’Iran, a condizione che Teheran compia “passi concreti e verificabili” sul nucleare. I quattro Paesi hanno ribadito che l’Iran non deve mai acquisire armi nucleari e hanno chiesto la riapertura urgente di Hormuz, richiamando la necessità di una libertà di navigazione senza restrizioni.
La riapertura di Hormuz non cancella le incognite. È una pace incompleta, sospesa tra propaganda e diplomazia. Ma dopo mesi di guerra, blocchi navali, minacce missilistiche e tensioni energetiche, anche una pace fragile può bastare per cambiare il clima dei mercati e del Medio Oriente.
Ultimo aggiornamento ore 8,05
