Hernan Bas trasforma il turismo contemporaneo in materia pittorica e riflessione critica con The Visitors, il nuovo progetto espositivo concepito per Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia. Ispirandosi a Venezia, città simbolo delle contraddizioni generate dal turismo globale e luogo dove l’artista ha svolto una residenza creativa, Bas costruisce un nuovo corpus di opere dedicate alla figura del visitatore contemporaneo, sospeso tra desiderio di scoperta, consumo dell’esperienza e perdita di autenticità. Al centro della mostra compaiono turisti, prevalentemente uomini occidentali,ritratti in ambientazioni reali e immaginate, che spaziano dai grandi simboli del turismo internazionale fino ai luoghi legati al cosiddetto dark tourism. Accanto a destinazioni iconiche come la Gioconda o la Fontana di Trevi, emergono scenari attraversati dal dolore e dalla memoria, come Chernobyl, Alcatraz o la foresta di Aokigahara, trasformati anch’essi in tappe di itinerari globalizzati. Attraverso questi ambienti, Bas mette in scena la distanza spesso esistente tra i visitatori e i luoghi attraversati, evidenziando meccanismi di consumo culturale, stereotipi e dinamiche di spettacolarizzazione.
The Visitors, come i dandies e i flâneurs
Da sempre riconosciuto per una pittura narrativa attraversata da ironia, ambiguità, riferimenti simbolici e atmosfere sospese tra realtà e finzione, Bas sposta qui il proprio sguardo dall’interiorità individuale alle dinamiche collettive del presente. Le figure di The Visitors, come i dandies e i flâneurs protagonisti delle sue opere precedenti, abitano territori di confine: tra curiosità e invasione, osservazione e appropriazione, esperienza autentica e costruzione dell’immagine. Molti personaggi sembrano infatti impegnati in una continua messa in scena: posano per fotografie, assumono identità diverse, trasformano il viaggio in performance. Un turista rivendica uno status che non gli appartiene, un altro nasconde la propria provenienza, mentre un visitatore in Thailandia costruisce artificialmente un incontro esotico con un pitone. Episodi che riflettono, con la consueta ironia dell’artista, una contemporaneità segnata dalla globalizzazione e da identità sempre più fluide e disancorate da riferimenti geografici o culturali stabili. Parte delle opere nasce direttamente dall’esperienza veneziana di Bas. Durante la sua permanenza in laguna, l’artista ha lavorato a stretto contatto con la luce della città, la sua tradizione pittorica e soprattutto la sua relazione complessa con il turismo di massa. Venezia diventa così non soltanto scenario, ma metafora delle tensioni affrontate dal progetto: una città storicamente costruita sullo scambio e oggi profondamente segnata dagli effetti del turismo globale.
A questa riflessione si intreccia anche la biografia personale dell’artista, cresciuto a Miami e profondamente influenzato dalla propria esperienza di cubano-americano di prima generazione, spesso vissuta attraverso una percezione di appartenenza sospesa, quasi da “visitatore” all’interno del proprio stesso luogo d’origine. Le opere, allestite in un percorso immersivo e continuo, costruiscono una narrazione visiva dove dettagli apparentemente secondari – slogan, tatuaggi, accessori, superfici cromatiche sature – assumono il valore di una contemporanea vanitas, rivelando le contraddizioni morali della mobilità globale. Bas ritrae una generazione in bilico tra ricerca di significato e narcisismo, tra desiderio di esperienza e incapacità di abitare davvero i luoghi attraversati.
Biografia di Hernan Bas
Hernan Bas (nato a Miami, Florida, nel 1978) vive e lavora a Miami. Tra le sue recenti mostre personali istituzionali figurano: Hernan Bas: The Conceptualists, The Bass Museum of Art, Miami (2023); Hernan Bas: Choose Your Own Adventure, Space K, Seoul; Yuz Museum, West Bund, Shanghai (2021–22); Hernan Bas, Rubell Museum, Miami (2020–22); Hernan Bas: A Brief Intermission, CAC Málaga, Spagna (2018) e Florida Living, SCAD Museum of Art, Savannah (2017).Il lavoro di Bas è stato inoltre presentato in The Collectors, progetto concepito da Elmgreen & Dragset per i Padiglioni Nordico e Danese in occasione della 53ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (2009). Le sue opere fanno parte delle collezioni del Brooklyn Museum of Art (New York), Detroit Institute of Arts, Hammer Museum (Los Angeles), Hirshhorn Museum and Sculpture Garden (Washington, DC), Museum of Contemporary Art (Los Angeles), Museum of Contemporary Art (North Miami), Museum of Fine Arts (Boston), Museum of Modern Art (New York), San Francisco Museum of Modern Art e Whitney Museum of American Art (New York), tra gli altri.
Come sottolinea Elisabetta Barisoni, responsabile di Ca’ Pesaro e curatrice della mostra, i personaggi che popolano le sale sembrano inizialmente rappresentare una gioventù impegnata nell’esplorazione del mondo, salvo poi rivelare dimensioni paradossali, assurde e profondamente ironiche. Le grandi tele di Bas restituiscono infatti una realtà quotidiana spesso invisibile nella sua normalità: un turismo credulone e voyeuristico, capace talvolta di oltrepassare i limiti del rispetto e della memoria. In immagini che ricordano fotografie ricordo o souvenir contemporanei, storia e realtà sembrano progressivamente incrinarsi, lasciando emergere tutte le ambiguità del nostro tempo.
