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S&P avverte l’Europa: più inflazione e rischio recessione per la guerra Iran-Usa

A pesare è soprattutto lo Stretto di Hormuz: una chiusura prolungata potrebbe peggiorare il quadro economico e spingere il petrolio fino a 200 dollari al barile nello scenario estremo

S&P avverte l’Europa: più inflazione e rischio recessione per la guerra Iran-Usa

La crisi in Medio Oriente torna a scuotere l’economia globale e l’Europa rischia di pagarne il prezzo più alto. Secondo S&P, l’escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele potrebbe aprire una nuova fase di rallentamento economico nell’Eurozona, con inflazione in aumento, consumi in frenata e un rischio recessione destinato a crescere se le tensioni energetiche dovessero protrarsi.

Al centro delle preoccupazioni c’è lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico mondiale di petrolio e gas. Un blocco prolungato delle rotte energetiche metterebbe sotto pressione mercati, imprese e famiglie europee, già alle prese con crescita debole e credito più costoso. Più a lungo resteranno compromessi i flussi attraverso Hormuz, avverte l’agenzia di rating, più aumenterà il rischio di una frenata economica nell’Unione europea.

Energia, credito e consumi: cresce la pressione sull’economia europea

L’impatto non si limiterebbe al caro petrolio. Per S&P, il protrarsi delle interruzioni nelle rotte marittime e nelle forniture energetiche potrebbe aggravare ulteriormente il quadro economico europeo, alimentando nuove pressioni inflazionistichee indebolendo la domanda interna.

A pesare sarebbero anche condizioni finanziarie più rigide e un peggioramento del clima sui mercati. L’agenzia segnala infatti un possibile aumento dei default sul debito speculative-grade europeo: il tasso potrebbe salire al 3,75% entro marzo 2027, rispetto al 3,3% previsto per marzo 2026. Nello scenario più severo, il dato potrebbe arrivare fino al 5%.

Secondo gli analisti, il vero pericolo non è soltanto il rincaro dell’energia, ma una crisi prolungata capace di irrigidire creditoinvestimenti e consumi, trascinando l’economia europea in una fase di maggiore debolezza.

Lo scenario peggiore: Brent verso quota 200 dollari

L’ipotesi più critica delineata da S&P prevede mesi di interruzioni nei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, con pesanti ricadute sul commercio globale e sul sistema del credito.

In questo contesto, il petrolio Brent potrebbe arrivare a sfiorare i 200 dollari al barile per diversi mesi, spinto dalla scarsità di forniture e dalle tensioni sulle principali rotte marittime.

I settori più esposti sarebbero compagnie aeree, trasporti e automotive, ma gli effetti rischiano di propagarsi anche alla produzione industriale e ai consumi, aumentando la pressione sull’intera economia europea.

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