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Hermès crolla in Borsa dopo i conti del trimestre: vendite sotto le attese, pesano Medio Oriente e cambi

Hermès perde oltre l’8% in Borsa dopo conti trimestrali sotto le attese. Ricavi a 4,07 miliardi, frenano Medio Oriente, turismo e Asia

Hermès crolla in Borsa dopo i conti del trimestre: vendite sotto le attese, pesano Medio Oriente e cambi

Hermès finisce sotto pressione in Borsa dopo un primo trimestre che delude il mercato. Il titolo lascia sul terreno oltre l’8% a Parigi, zavorrato da risultati giudicati inferiori alle aspettative, in una fase in cui gli investitori cercavano conferme sulla capacità del lusso di assorbire le tensioni internazionali e il rallentamento dei consumi.

Il gruppo francese ha archiviato i primi tre mesi del 2026 con ricavi pari a 4,07 miliardi di euro, in crescita del 6% a cambi costanti, ma in flessione di circa l’1% a cambi correnti per effetto di un impatto sfavorevole dei cambi pari a 290 milioni di euro. Un dato che segnala una tenuta operativa, ma non abbastanza solida da evitare la reazione negativa del mercato.

A pesare è stato soprattutto lo scarto rispetto alle attese. L’aumento delle vendite si è fermato sotto il consenso degli analisti, che indicava un progresso del 7,1%, mentre anche il fatturato complessivo è rimasto al di sotto delle previsioni. Il confronto con il trimestre precedente rende il rallentamento ancora più evidente e rafforza i dubbi degli investitori sul passo della crescita in uno scenario reso più fragile dalle tensioni geopolitiche.

Hermès: la guerra in Medio Oriente raffredda consumi e turismo

Le tensioni geopolitiche, in particolare del conflitto che ha coinvolto l’Iran, raffreddano sui consumi di alta gamma. Hermès ha indicato con chiarezza che il clima di instabilità ha frenato i flussi turistici e quindi anche gli acquisti nei mercati più esposti alla clientela internazionale ad alta capacità di spesa. Il contraccolpo si è visto in Medio Oriente, ma anche in Francia e in piazze europee come Regno Unito, Italia e Svizzera, dove la presenza dei clienti del Golfo ha un peso rilevante per il business del lusso.

Il colpo è arrivato soprattutto nei punti vendita in concessione, negli aeroporti e nelle aree maggiormente dipendenti dal turismo internazionale. Il gruppo ha comunque segnalato un progresso del 7% nelle vendite dei negozi diretti, ma il canale wholesale ha sofferto in modo marcato proprio per il calo delle vendite nelle concessioni. È qui che la crisi geopolitica ha inciso più visibilmente, trasformandosi da fattore esterno a variabile concreta nei conti del trimestre.

Medio Oriente debole, Emirati in forte frenata

Tra le aree geografiche, il Medio Oriente è stato il punto di maggiore fragilità. La regione ha registrato una flessione del 6% a cambi costanti, con ricavi scesi a 160 milioni di euro dai 185 milioni dello stesso periodo del 2025. Il dato pesa relativamente poco sul totale del fatturato, visto che l’area rappresenta il 4,4% dei ricavi complessivi, ma colpisce perché arriva dopo una fase in cui il mercato mediorientale era stato tra i più dinamici per la maison.

Il direttore finanziario Eric du Halgouet ha spiegato che “Il Medio Oriente, in calo del 6%, è stato significativamente impattato dagli eventi geopolitici che hanno interessato la regione nel mese di marzo”. Ancora più eloquente il dato degli Emirati Arabi Uniti, dove nel solo mese di marzo le vendite nei mall del lusso hanno accusato una contrazione del 40%. Un segnale forte, che mostra quanto il comparto resti sensibile agli shock internazionali e alla mobilità dei grandi flussi turistici.

Americhe e Giappone tengono, ma Asia e Francia rallentano

Se una parte del mondo frena, un’altra continua invece a dare supporto alla crescita. Le Americhe hanno archiviato un trimestre molto brillante, con un balzo del 17%, sostenuto da un andamento positivo e diffuso tra Stati Uniti, Canada e Sud America. Bene anche il Giappone, salito del 10%, grazie a una domanda domestica robusta e a un traffico elevato nei punti vendita. In Europa, escludendo la Francia, la crescita è stata del 10%, spinta soprattutto dalla clientela locale.

Il quadro si complica però quando si guarda alle aree più osservate dagli investitori. In Asia escluso il Giappone, la crescita si è limitata al 2%, con una Greater China ancora in espansione ma senza accelerazioni, una Corea tonica e un resto della regione più contenuto. Proprio questo rallentamento asiatico è destinato a restare sotto la lente del mercato, perché tocca una delle grandi partite aperte per tutto il lusso globale. In Francia, invece, i ricavi hanno segnato una flessione del 3%, frenati anche qui dalla minore affluenza turistica soprattutto nel mese di marzo.

Le divisioni tra punti di forza e segnali di debolezza

Sul piano dei business, Hermès conferma la solidità della pelletteria, che resta il cuore pulsante del marchio. Il segmento Leather Goods and Saddlery è cresciuto del 9%, sostenuto sia dalla domanda per le collezioni sia dall’aumento della capacità produttiva. A trainare hanno contribuito anche nuovi modelli come Faubourg Express e Collier d’attelage. In crescita pure Silk and Textiles, avanzata dell’8% grazie al continuo rinnovamento creativo delle collezioni.

Più contrastato il resto del portafoglio. Ready-to-wear e accessori hanno mostrato un andamento stabile, ma nelle ricostruzioni di mercato proprio questi comparti, insieme agli orologi, sono stati indicati tra quelli più deboli del trimestre. Il business Perfume and Beauty è rimasto fermo, mentre la divisione watches ha ceduto il 4%. Gli altri business, che comprendono gioielleria e Home Universe, hanno invece messo a segno un incremento del 7%, confermando una capacità di tenuta che però non è bastata a compensare del tutto i punti di rallentamento emersi nel trimestre.

Fiducia del management, dubbi del mercato

La società prova a mantenere una linea di continuità e ribadisce fiducia sul medio periodo. “In un contesto geopolitico teso, Hermès mantiene la propria rotta, restando fedele alla strategia di lungo periodo. Sostenuta da un’elevata creatività, da standard qualitativi senza compromessi e dalla fedeltà della propria clientela, Hermès prosegue nel 2026 il proprio percorso di crescita profittevole con fiducia e determinazione. I fondamentali del modello Hermès si confermano più che mai un fattore distintivo di forza” ha dichiarato Axel Dumas, executive chairman del gruppo.

Il mercato, però, almeno per ora guarda soprattutto al rallentamento. La frenata rispetto alle attese, la pressione dei cambi, la debolezza del Medio Oriente e la minore velocità dell’Asia hanno riacceso i timori su una ripresa del lusso meno lineare del previsto.

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